Turni notturni, carenza di personale, aggressioni, burnout, movimentazione dei pazienti, responsabilità sempre più pesanti.
Per anni la politica ha definito infermieri e operatori socio-sanitari “eroi”. Ma quando si arriva al momento di riconoscere concretamente la gravosità del loro lavoro, la risposta continua a essere la stessa: no.
Nei giorni scorsi, durante l’esame del Decreto Lavoro alla Camera, è stata presentata una proposta che avrebbe potuto rappresentare una svolta storica per migliaia di professionisti sanitari. L’emendamento chiedeva di estendere agli infermieri, agli infermieri pediatrici, agli OSS, alle ostetriche e ad altre professioni sanitarie i benefici previsti per i lavori usuranti.
L’obiettivo era semplice: riconoscere che chi trascorre decenni tra notti, emergenze, stress psicofisico e responsabilità assistenziali non svolge un lavoro come tutti gli altri.
La proposta non è passata.
Una decisione che riaccende una domanda scomoda: cosa deve accadere ancora perché il lavoro infermieristico venga riconosciuto come realmente usurante?
Chi lavora in ospedale conosce già la risposta.
Non servono commissioni di studio per capire che trent’anni di turni notturni hanno un impatto sulla salute.
Non servono statistiche per sapere che un infermiere sessantenne che continua a lavorare in reparti ad alta intensità assistenziale paga un prezzo fisico e psicologico enorme.
Non servono altre testimonianze per raccontare le conseguenze della carenza cronica di personale che costringe migliaia di professionisti a coprire turni sempre più pesanti.
Eppure il riconoscimento continua a non arrivare.
La contraddizione è evidente.
Da una parte si parla di valorizzazione delle professioni sanitarie, di attrattività della professione e di lotta alla fuga degli infermieri.
Dall’altra si continua a ignorare una delle richieste più sentite dalla categoria: il riconoscimento della gravosità del lavoro svolto ogni giorno nei reparti, nei pronto soccorso, nelle RSA e sul territorio.
La questione non riguarda soltanto le pensioni.
Riguarda la sicurezza delle cure.
Riguarda la qualità dell’assistenza.
Riguarda la sostenibilità futura del Servizio Sanitario Nazionale.
Perché un sistema che pretende di far lavorare professionisti sempre più anziani in condizioni sempre più difficili rischia di mettere sotto pressione non soltanto gli operatori, ma anche i cittadini che da quel sistema dipendono.
La politica ha scelto ancora una volta di rinviare il problema.
Gli infermieri, invece, continueranno a viverlo ogni notte, ogni turno e ogni giorno nei reparti.
E tu cosa ne pensi?
Dopo anni di turni, notti e sacrifici, infermieri e OSS dovrebbero essere riconosciuti tra i lavori usuranti? Scrivilo nei commenti.
