Il video degli equipaggi del 118 ha acceso il dibattito, ma invece di fermarsi alla logica della sanzione si potrebbe cogliere un’opportunità: mostrare ai cittadini una sanità presente, moderna e vicina al territorio
La vicenda delle moto infermieristiche dell’ASL Napoli 1 Centro continua a far discutere.
Dopo la diffusione sui social di un video che coinvolge alcuni operatori del servizio di emergenza territoriale, l’Azienda ha avviato le proprie verifiche interne. È corretto che ogni amministrazione accerti il rispetto delle procedure, delle disposizioni di servizio e delle regole aziendali.
Ma il punto, forse, non dovrebbe fermarsi qui.
Perché guardando quelle immagini si può arrivare anche a una lettura completamente diversa da quella della semplice polemica.
Si vedono professionisti sanitari, mezzi di soccorso, presenza sul territorio, capacità organizzativa.
In altre parole: si vede il Servizio sanitario che si muove verso i cittadini.
Ed è proprio questo aspetto che meriterebbe di essere valorizzato.
Prima di parlare di decoro, servono fatti
Il richiamo al decoro professionale è una cosa seria e non dovrebbe essere utilizzato in modo automatico.
Un infermiere che appare in divisa all’interno di un video non commette, per questo solo fatto, una violazione deontologica.
Per parlare realmente di comportamento incompatibile con il ruolo professionale bisognerebbe accertare elementi concreti: un ritardo nel soccorso, l’abbandono ingiustificato di una postazione, una violazione della privacy, un comportamento pericoloso, un uso improprio dei mezzi o una reale interferenza con l’attività assistenziale.
Tutto questo deve essere verificato.
E proprio per questo esistono audit, istruttorie e procedimenti interni.
Prima i fatti, dunque.
Poi, eventualmente, i giudizi.
Mostrare un servizio pubblico può essere un valore
Ogni giorno vediamo immagini di appartenenti alle Forze dell’Ordine, Carabinieri, Vigili del Fuoco, Protezione Civile, medici e operatori sanitari durante le proprie attività.
Quelle immagini, quando vengono realizzate nel rispetto delle regole, non vengono automaticamente interpretate come perdita di decoro.
Spesso hanno la funzione opposta.
Servono a far percepire ai cittadini che le istituzioni ci sono.
Che sono operative.
Che sono presenti sul territorio.
Che qualcuno sta lavorando per loro.
Perché questo principio dovrebbe essere diverso quando a comparire sono gli infermieri?
Mostrare una moto infermieristica che attraversa le strade di Napoli può significare far conoscere un servizio che molti cittadini probabilmente ignorano.
Può raccontare che l’emergenza territoriale non esiste soltanto dentro un’ambulanza.
Può arrivare anche su due ruote.
Può essere più rapida.
Può essere più vicina.
Può portare competenze infermieristiche direttamente dove nasce il bisogno.
Una sanità che si fa vedere può essere una sanità più vicina
C’è un aspetto che spesso sottovalutiamo: la sanità pubblica non deve soltanto funzionare.
Deve anche riuscire a far percepire ai cittadini che funziona.
Questo vale ancora di più nei periodi più delicati dell’anno, come le giornate caratterizzate da temperature elevate, quando aumentano i rischi per anziani, fragili e pazienti cronici.
Vedere operatori e mezzi sul territorio può avere una funzione rassicurante.
Il messaggio che arriva alla popolazione è semplice:
“Siamo qui. Il servizio è operativo. Non siete soli.”
Questa non è necessariamente spettacolarizzazione.
Può essere comunicazione pubblica.
Può essere educazione sanitaria.
Può essere costruzione di fiducia.
Il vero punto è regolamentare, non demonizzare
Naturalmente nessuno sostiene che durante il servizio chiunque possa filmare qualsiasi cosa e pubblicarla liberamente.
Servono limiti chiari.
Privacy dei pazienti.
Sicurezza.
Rispetto delle procedure.
Nessuna interferenza con il soccorso.
Nessuna diffusione di dati sensibili.
Nessuna condotta incompatibile con il ruolo professionale.
E va distinta la comunicazione istituzionale da quella effettuata attraverso profili personali.
Ma proprio qui sta la sfida.
Invece di limitarsi alla logica del “vietato pubblicare”, le Aziende sanitarie potrebbero chiedersi:
come possiamo utilizzare in modo corretto e intelligente questi strumenti per raccontare ai cittadini ciò che facciamo?
L’ASL Napoli 1 potrebbe trasformare la polemica in opportunità
Le moto infermieristiche rappresentano già di per sé un modello innovativo di assistenza territoriale.
Perché non valorizzarle anche sul piano della comunicazione?
L’ASL Napoli 1 Centro potrebbe trasformare questa vicenda in un’occasione per costruire un progetto strutturato.
Video brevi dal territorio.
Presentazione dei mezzi.
Spiegazione del ruolo degli infermieri.
Campagne di prevenzione.
Informazioni su quando chiamare il 118.
Messaggi rivolti agli anziani durante le ondate di calore.
Contenuti sul primo soccorso.
Racconti delle attività territoriali.
In questo modo, gli operatori potrebbero diventare veri ambasciatori del Servizio sanitario pubblico.
Non influencer.
Non personaggi da palcoscenico.
Ma professionisti capaci di raccontare con semplicità e responsabilità la sanità che ogni giorno lavora accanto ai cittadini.
Gli infermieri devono essere visibili
Da anni si parla della necessità di valorizzare la professione infermieristica.
Di farla conoscere meglio.
Di raccontarne competenze, autonomia, responsabilità.
Eppure, quando gli infermieri diventano visibili, spesso la prima reazione è quella di interrogarsi su cosa abbiano sbagliato.
È un paradosso.
La divisa comporta responsabilità.
Ma non dovrebbe diventare una gabbia comunicativa.
Un professionista può essere autorevole anche mostrando il proprio lavoro.
Anzi, forse è proprio attraverso una comunicazione moderna, corretta e regolamentata che l’infermieristica può finalmente essere raccontata per quello che è realmente.
Anche la FNOPI dovrebbe raccogliere questa sfida
La questione non riguarda soltanto Napoli.
Potrebbe diventare una riflessione nazionale.
Anche la FNOPI potrebbe farsi promotrice di un modello moderno di comunicazione professionale.
Non soltanto regole su ciò che non si deve fare.
Ma indicazioni chiare anche su ciò che si può fare bene.
La Federazione potrebbe promuovere, insieme agli Ordini provinciali e alle Aziende sanitarie, linee di indirizzo condivise per una comunicazione infermieristica responsabile sui social.
Un modello che definisca confini precisi, ma che allo stesso tempo incoraggi la professione a mostrarsi.
Perché gli infermieri sono ovunque.
Nelle ambulanze.
Nei pronto soccorso.
Nelle sale operatorie.
Nelle case dei pazienti.
Nelle strutture territoriali.
Nelle RSA.
Nelle centrali operative.
Nelle strade delle nostre città.
Questa presenza è una parte fondamentale del Servizio sanitario nazionale.
E merita di essere raccontata.
Comunicare bene è anche fare salute
Una comunicazione infermieristica moderna potrebbe avere anche un grande valore educativo.
Un infermiere sui social potrebbe spiegare come riconoscere i segnali di un ictus.
Come affrontare un’ondata di calore.
Quando chiamare il 118.
Come comportarsi davanti a un arresto cardiaco.
Perché è importante vaccinarsi.
Come prevenire le cadute negli anziani.
Come utilizzare correttamente i servizi sanitari.
A quel punto i social smetterebbero di essere soltanto un possibile problema disciplinare.
Diventerebbero uno strumento di salute pubblica.
Ed è forse questa la direzione che una professione moderna dovrebbe percorrere.
Napoli potrebbe diventare un esempio nazionale
Invece di leggere questa vicenda esclusivamente come un caso da sanzionare, si potrebbe provare a trasformarla in qualcosa di più utile.
L’ASL Napoli 1 Centro potrebbe diventare un laboratorio di comunicazione sanitaria territoriale.
La FNOPI potrebbe sostenere e diffondere il modello.
Gli infermieri potrebbero diventare protagonisti consapevoli della comunicazione pubblica.
E i cittadini potrebbero finalmente conoscere meglio chi lavora ogni giorno per garantire assistenza.
Perché una moto infermieristica che attraversa Napoli non è soltanto un mezzo.
È il simbolo di una sanità che prova ad arrivare prima.
Che prova ad avvicinarsi.
Che prova a essere presente.
E forse proprio questo dovrebbe essere il messaggio da valorizzare.
Non nascondere gli infermieri.
Non demonizzare la comunicazione.
Ma insegnare a comunicarla bene.
La professione infermieristica non ha bisogno di essere invisibile per essere autorevole. Ha bisogno di essere raccontata bene.
E se da questa polemica nascesse un nuovo modo di comunicare la presenza del Servizio sanitario sul territorio, allora Napoli potrebbe trasformare un caso discusso in un modello da imitare.
link del video contestato
