Dal 31 luglio 2025, in tutta Italia scatta lo stop definitivo alla possibilità di stipulare nuovi contratti con medici a gettone tramite cooperative esterne. Una decisione attesa da tempo, formalizzata nel decreto ministeriale del 17 giugno 2024, ma che adesso si traduce in effetti immediati e potenzialmente dirompenti per il sistema sanitario, in particolare per i Pronto Soccorso e i servizi dell’emergenza-urgenza.
Un sistema costoso e distorsivo
Il fenomeno dei cosiddetti “gettonisti” si era ormai cronicizzato: medici assunti da cooperative con compensi anche tripli rispetto ai colleghi strutturati, turni estremi, zero continuità assistenziale. Il tutto con un costo per lo Stato che, secondo l’ANAC, ha superato i 2,1 miliardi di euro in cinque anni.
Ma il vero danno non è solo economico: è organizzativo e deontologico. Lavorare a gettone significa operare in contesti dove la responsabilità e la presa in carico del paziente sono frammentate, dove si assiste a una fuga continua dai concorsi pubblici, e dove la logica del “mordi e fuggi” prevale sul senso di appartenenza al servizio pubblico.
Cosa succede adesso?
Con lo stop ai nuovi contratti, i contratti già in essere resteranno validi solo fino alla loro naturale scadenza. In alcune regioni italiane, però, fino all’80% dei turni di Pronto Soccorso erano coperti proprio da questi medici a gettone.
Secondo Simeu, ben il 42% dei contratti esistenti scadrà nei prossimi tre mesi. Il rischio di “buchi” nei turni e di Pronto Soccorso scoperti è più che concreto, specie in piena estate, con le ferie del personale e il caldo che aumenta gli accessi.
Le Regioni corrono ai ripari
In alcuni territori si stanno accelerando:
assunzioni a tempo determinato o indeterminato;
accordi ponte con ospedali hub;
richiami di medici in pensione;
convenzioni con università o strutture militari.
Ma tutto questo rischia di non essere sufficiente se non si affrontano le vere cause della fuga dalla sanità pubblica: stipendi inadeguati, turni massacranti, mancanza di tutele.
E il personale infermieristico?
Nel caos organizzativo che si profila, a pagare il prezzo saranno ancora una volta gli infermieri e il personale di supporto: turni scoperti, carichi di lavoro aumentati, responsabilità indirette su scelte mediche estemporanee o su mancate risposte del sistema.
Come professionisti, non possiamo accettare che il personale sanitario venga lasciato senza supporto, né che questa transizione avvenga senza un vero piano di rilancio dell’Emergenza‑Urgenza.
La proposta
Chiediamo:
assunzioni stabili e rapide con concorsi semplificati;
un piano straordinario nazionale per la medicina d’urgenza;
indennità di rischio e carriera per il personale dei Pronto Soccorso;
il coinvolgimento reale delle parti sociali nella gestione della crisi.
In conclusione
Lo stop ai gettonisti è giusto e necessario, ma non può essere un salto nel vuoto. Servono investimenti, riforme strutturali e rispetto per chi ogni giorno garantisce il funzionamento dell’Emergenza sanitaria. Non basta chiudere una porta, se non si costruisce una via d’uscita.
