Una ricerca dell’Accademia Cinese delle Scienze, pubblicata su Cell, ha analizzato campioni di tessuto da 76 donatori adulti (14–68 anni) deceduti dopo traumi cerebrali. Sono stati indagati otto sistemi corporei, inclusi cardiovascolare, immunitario e digerente .
I ricercatori hanno monitorato l’espressione di 48 proteine legate a malattie: hanno riscontrato cambiamenti importanti nel periodo tra i 45 e i 55 anni, soprattutto nell’aorta, dove è stata individuata una proteina che, somministrata ai topi, ha mostrato di accelerare l’invecchiamento
L’invecchiamento non è uniforme: i vasi sanguigni sono i primi ad evidenziare segnali di senescenza, seguiti da pancreas e milza .
Già intorno ai 30 anni si osservano i primi cambiamenti molecolari nelle ghiandole surrenali, suggerendo che l’intero sistema endocrino contribuisca all’invecchiamento precoce .
Ondate dell’invecchiamento biologico
Non è un processo lineare: si tratta di accelerazioni (“ondate”) che avvengono in fasi specifiche. Oltre al picco tra i 45–55 anni, studi precedenti indicavano momenti critici a circa 44 e 60 anni .
In particolare, nel 2024 la rivista Nature Aging aveva già ipotizzato che fossero esistenti questi “scalini” nel declino biologico .
Implicazioni pratiche: una strategia preventiva
La scoperta suggerisce che l’età media (45–55 anni) rappresenta un “tipping point” per il declino proteico di alcuni organi, soprattutto vascolari e metabolici .
Identificare precocemente molecole segnali potrebbe aprire nuove strade a interventi mirati, sia farmacologici sia legati allo stile vita, per rallentare il degrado degli organi e promuovere la salute a lungo termine .
In sintesi, lo studio conferma che l’invecchiamento biologico accelera abruptamente intorno ai 50 anni, ma con una variazione organo‑specifica: i vasi sanguigni sono i primi a deteriorarsi, aprendo la strada per strategie preventive precoci.
