Apri il foglio illustrativo di un farmaco.
Vai alla sezione dedicata agli effetti indesiderati.
Troverai quasi sempre frasi come:
«Si rivolga al medico o al farmacista.»
Oppure:
«Informi il medico o il farmacista se manifesta effetti indesiderati.»
Ma c’è una domanda che pochi si pongono:
perché non viene indicato anche l’infermiere?
Eppure, nella realtà quotidiana degli ospedali, delle RSA, degli ambulatori, dei servizi territoriali e dell’assistenza domiciliare, è spesso proprio l’infermiere il primo professionista sanitario a cui il paziente riferisce un problema dopo l’assunzione di un farmaco.
Una dimenticanza?
Una scelta storica?
O il segnale di una visione della sanità che non rappresenta più la realtà assistenziale?
Chi introduce il farmaco nel corpo del paziente?
Quando si parla di farmaci, si pensa immediatamente alla prescrizione medica.
Ed è giusto.
Il medico valuta il paziente e prescrive la terapia.
Il farmacista dispensa il medicinale.
Ma c’è un’altra figura che entra concretamente in contatto con il farmaco e con il paziente:
l’infermiere.
Nella maggior parte delle strutture sanitarie, è l’infermiere che controlla la terapia prescritta, prepara il farmaco, lo somministra e monitora il paziente.
È l’infermiere che osserva il volto del paziente dopo un’infusione.
È l’infermiere che rileva una reazione allergica.
È l’infermiere che nota un calo pressorio.
È l’infermiere che raccoglie il racconto di un paziente che riferisce nausea, vertigini, palpitazioni o altri sintomi comparsi dopo l’assunzione di un medicinale.
In altre parole, il professionista che più frequentemente osserva il rapporto tra farmaco e organismo è spesso proprio l’infermiere.
Eppure il suo nome scompare
Nonostante questo ruolo centrale, il cittadino che legge il bugiardino raramente trova un riferimento esplicito all’infermiere.
Il messaggio che passa è semplice:
se hai un problema con un farmaco, devi parlare con il medico o con il farmacista.
Ma la realtà dell’assistenza è molto più complessa.
Nella pratica quotidiana, migliaia di reazioni avverse vengono intercettate proprio grazie all’osservazione infermieristica.
E allora la domanda diventa inevitabile:
perché il professionista che somministra e monitora il farmaco non viene quasi mai nominato nelle informazioni rivolte ai pazienti?
