Nel dibattito sul demansionamento infermieristico si è a lungo privilegiata una lettura centrata sulla tutela professionale e sui confini delle mansioni. Questa impostazione, pur legittima, appare oggi insufficiente. Alla luce dell’evoluzione normativa e giurisprudenziale in materia di sicurezza delle cure, il demansionamento non può più essere considerato un mero problema organizzativo o sindacale, ma assume i contorni di un fattore strutturale di rischio clinico, con ricadute dirette sul piano infettivo e sull’antibiotico-resistenza.
Le infezioni correlate all’assistenza si sviluppano prevalentemente nelle attività quotidiane di cura, proprio in quei contesti in cui il demansionamento infermieristico tende a manifestarsi con maggiore evidenza. Igiene del paziente, gestione dei presidi invasivi, mobilizzazione, eliminazione, contatto diretto e controllo dell’ambiente di degenza vengono ancora troppo spesso qualificate come attività “di base”. In realtà, esse rappresentano il principale punto di ingresso, diffusione e selezione dei microrganismi all’interno dei contesti assistenziali, costituendo il fulcro del rischio infettivo prevenibile.
Dal punto di vista giuridico, la qualificazione di tali attività come meramente esecutive produce un effetto distorsivo: separa l’atto assistenziale dalla valutazione clinica e dalla responsabilità decisionale, pur mantenendo in capo all’infermiere l’obbligo di garantire la sicurezza del paziente. Questa scissione tra responsabilità e potere decisionale configura un modello organizzativo intrinsecamente rischioso, in contrasto con i principi di prevenzione, proporzionalità e diligenza professionale che governano la responsabilità sanitaria.
Quando le attività assistenziali dirette vengono banalizzate, frammentate o sottratte al pieno governo infermieristico, non si realizza una semplificazione organizzativa, ma un indebolimento delle barriere di prevenzione del rischio clinico infettivo. In termini giuridici, viene meno la capacità del sistema di intercettare tempestivamente eventi avversi prevedibili e prevenibili, con conseguente aumento della probabilità di danno. Il rischio, da eventuale, diventa strutturale.
In questo contesto si inserisce il fenomeno dell’antibiotico-resistenza. L’aumento dell’uso di antibiotici non è solo il risultato di prescrizioni inappropriate, ma anche la conseguenza indiretta di fallimenti organizzativi nella prevenzione delle infezioni. Ogni infezione evitabile che si realizza per carenze assistenziali genera un’esposizione terapeutica aggiuntiva, spesso prolungata e ad ampio spettro, contribuendo alla selezione di ceppi resistenti. Il demansionamento infermieristico, riducendo la capacità di governo del rischio infettivo, diventa così un moltiplicatore silenzioso di antibiotico-resistenza.
Sotto il profilo della responsabilità sanitaria, questo scenario impone una riflessione profonda. Il diritto alla sicurezza delle cure non si esaurisce nella correttezza della prescrizione medica, ma richiede un’organizzazione dell’assistenza coerente con il livello di rischio. Il ruolo dell’infermiere nel governo clinico, in particolare nella prevenzione delle infezioni, assume una rilevanza giuridica pari a quella della decisione terapeutica. La corretta prescrizione, se non sostenuta da un’assistenza capace di controllare il rischio, perde la sua funzione di garanzia.
Alla luce di tali considerazioni, il demansionamento infermieristico non può più essere letto come una questione interna alla professione. Esso incide direttamente sulla sicurezza delle cure, sulla responsabilità dell’organizzazione sanitaria e sulla sostenibilità del sistema. Un modello che sottrae valore clinico alle attività assistenziali dirette espone l’ente sanitario a un rischio giuridico crescente, fondato sulla prevedibilità e prevenibilità del danno.
La rilettura giuridica del demansionamento alla luce del rischio clinico infettivo consente di superare una visione meramente contrattuale o mansionalistica. Il parametro di legittimità dell’organizzazione non è più “chi fa cosa”, ma “chi governa il rischio”. In assenza di un pieno riconoscimento del ruolo infermieristico nel governo clinico, ogni strategia di prevenzione, di stewardship antibiotica e di sicurezza delle cure risulta strutturalmente incompleta.
In questa prospettiva, il demansionamento non è solo un errore organizzativo, ma una criticità giuridica. Non riguarda la tutela di una categoria, ma l’effettività del diritto alla salute e alla sicurezza delle cure, così come delineato dall’ordinamento sanitario contemporaneo.
Alfio Stiro_Infermiere
Direttore NurseNews

