alfio stiro

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Alfio Alfredo Stiro nasce in Sicilia a Catania il 22/01/1970, consegue la laurea in infermieristica presso la facoltà di Medicina e Chirurgia di Catania e successivamente il Master in Management delle Professioni Sanitarie. Master in osteopatia posturale presso l'universita di Pisa dipartimento di endocrinologia e metabolismo,ortopedia e traumatologia,medicina del lavoro. E scuola di osteopatia belga, Belso.ha frequentato numerosi corsi sull'emergenza, in servizio presso l’U.O. di Pronto soccorso e Ps pediatrico. Azienda Cannizzaro per l'emergenza di catania.

 

 

 

 

 

 

 

 

Ai Direttori Generali A.O. Cannizzaro ARNAS Garibaldi A.O.U. Policlinico – Vittorio Emanuale ASP Catania Oggetto: Corte di Cassazione Sentenza 01/03/2021 n. 5547 Le Aziende sanitarie, in relazione al proprio assetto organizzativo e compatibilmente con le risorse disponibili, possono istituire mense di servizio o, in alternativa, garantire l’esercizio del diritto di mensa con modalità sostitutive (buoni pasto).

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L’impressione è che il premio per la Pace sia diventato negli anni una delle lavatrici dove inserire le coscienze sporche.

È come se tutto ciò che genera dolore, disperazione e morte avesse bisogno di un’altra verità, di una narrazione romantica che elimini il problema reale e trasformi qualcuno in eroe per cancellare le colpe di tutti.

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Roma, 18 marzo – “Riconoscere urgentemente il bonus baby sitter a tutto il personale delle attività sanitarie, socio sanitarie e socio assistenziali”. A rivendicarlo sono Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl in una lettera inviata ai Ministri, Speranza, Orlando e Bonetti, e al presidente della Conferenza delle Regioni Bonaccini, nel sottolineare come nella misura prevista nel Dl Covid che ha reiterato il bonus baby sitting a favore di alcune categorie di lavoratori particolarmente impegnati nell’opera di contrasto della pandemia, “abbiamo rilevato l’assenza ingiustificata di una parte importante delle categorie di professionisti delle attività sanitarie, socio sanitarie e socio assistenziali che rappresentiamo”.

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Dopo una trattativa durata diversi mesi che ha visto impegnati allo stesso tavolo la Cisl confederele e le Federazioni Nazionali dei settori pubblici, nella notte del 4 aprile, è stato siglato un accordo con l’ARAN. Un Accordo importante e positivo che la Cisl ha tenacemente ricercato e voluto in quanto rappresenta una precondizione indispensabile per avviare il confronto col Governo e con la stessa ARAN sui rinnovi dei Contratti Nazionali ormai bloccati da sette anni.

Adesso al Governo viene meno l’alibi del mancato accordo sulla riduzione dei Comparti e delle Aree contrattuali nella Pubblica Amministrazione, così come disposto dal d.lgs 150 del 27/10/2009 (Legge Brunetta). In tal senso la Cisl ha già sollecitato la Ministra della Funzione Pubblica ad aprire un immediato confronto con le Organizzazioni Sindacali e ha formalmente chiesto di attivarsi per reperire adeguate risorse aggiuntive a quelle insufficienti previste dalla Legge di Stabilità del 2016 necessari per gli aumenti retributivi.

Con la firma dell’ipotesi di CCNQ per la definizione dei comparti di contrattazione e delle relative aree per il triennio 2016-2018 sono state individuate le nuove regole per la creazione dei nuovi comparti ed aree di contrattazione nel pubblico impiego. Si completa, con questa intesa, la messa a punto del quadro di riferimento entro cui svolgere le trattative per i contratti del lavoro pubblico, fermi da ormai troppo tempo e al cui rinnovo chiediamo che si proceda immediatamente. Ora il Governo, non avendo più l’alibi delle nuove regole da definire, avvii le trattative e si impegni a rendere disponibili le risorse necessarie per rinnovi contrattuali che non possono certo rimanere costretti da quanto consentono gli stanziamenti irrisori previsti nella legge di stabilità. Solo dotandoli di adeguate risorse i contratti possono diventare anche strumento fondamentale di sostegno ai processi di innovazione in ogni settore delle pubbliche amministrazioni e del lavoro pubblico.
L’intesa sottoscritta all’ARAN prevede quattro comparti e quattro aree che aggregano rispettivamente i dipendenti e i dirigenti delle Funzioni Centrali, Funzioni Locali, Istruzione e ricerca, Sanità.
Nel comparto e nell’area dedicata alle Funzioni Centrali è prevista la confluenza, oltre che dei ministeriali e dei dipendenti degli EPNE, anche rispettivamente dei dipendenti e dei dirigenti delle agenzie fiscali.
Nell’area delle Funzioni Locali confluiranno anche il personale dirigente tecnico, professionale e amministrativo delle amministrazioni del comparto Sanità, nonché i segretari comunali e provinciali i quali, in base alla legge di riforma della P. A., diventeranno dirigenti apicali degli enti locali.
L’area della Sanità è composta, invece, dai dirigenti medici, veterinari e sanitari delle amministrazioni del comparto Sanità, ad eccezione dunque dei dirigenti PTA che, come detto, si aggregano all’area Funzioni Locali, ai quali si aggiungono, nel rispetto delle loro specificità, i dirigenti delle professioni sanitarie.
Nel comparto Istruzione confluiscono i lavoratori della scuola (personale docente, educativo, ATA), dell’Università e AFAM (comprese Aziende Ospedaliero-Universitarie) e della Ricerca (EPR-compreso il personale già destinatario del contratto ricerca). L’area dell’istruzione e della ricerca comprende i Dirigenti dell’Amministrazione del Comparto istruzione e ricerca.
L’articolazione dei nuovi CC.CC.NN.LL. prevede una parte comune, riferita agli istituti applicabili ai lavoratori di tutte le amministrazioni afferenti al comparto o all’area. l’Ipotesi di Accordo ha previsto idonei strumenti affinchè la riduzione a 4 comparti e 4 aree non comporti un disperdersi delle professionalità e delle specificità del personale. Per disciplinare quei rapporti di lavoro o quelle specifiche professionalità che non siano pienamente o immediatamente uniformabili e che necessitano di una distinta, peculiare regolamentazione, è stata quindi prevista la creazione, in sede di contrattazione nazionale, di eventuali parti speciali o sezioni. Un percorso dunque che valorizza non solo la contrattazione nazionale, ma anche la contrattazione integrativa che dovrà riconoscere e valorizzare tali specificità.
Le Federazioni che organizzano all’interno della CISL i lavoratori del settore pubblico giudicano positivo e importante l’accordo raggiunto all’ARAN e, insieme alla Confederazione, si apprestano a rilanciare con forza l’iniziativa per ottenere dal Governo l’immediato avvio delle trattative per i rinnovi contrattuali.

Cisl Fp

 

 

 

 

 

 

Già il REGIO DECRETO 2 maggio 1940 n. 1310
determinava le mansioni dell’infermiere professionale e quelle degli infermieri generici. (GU n.225 del 25-9-1940
Entrata in vigore del provvedimento: 10/10/1940.)

Già allora venivano differenziate le due figure professionali per separare le attività relative all’igiene della persona da quelle inerenti la somministrazione dei farmaci per ridurre così la comparsa delle infezioni correlate all’assistenza( ICA) e abbattere l’antibiotico resistenza, ai fini di contenere le complicanze e migliorare la qualità assistenziale.

Il generico si doveva occupare pertanto  dell’assistenza di base sotto la responsabilità dell’infermiere professionale che somministrava i farmaci e che svolgeva tutte le altre attività legate all’assistenza infermieristica specialistica.

Leggendo anche il D.P.R. 14 marzo 1974 n. 225 (in seguito abrogato) si evince
che l’infermiere professionale non avrebbe dovuto mai espletare compiti meramente manuali.

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“Non vogliamo passare per quelli che, come spesso accade in Italia, appena si cerca una soluzione creano il “comitato del No”, ma questo provvedimento rischia di essere nocivo per tutti e soprattutto per i pazienti”. Federico Pegoraro, presidente dell’Ordine delle Professioni infermieristiche di Vicenza (OPI), commenta così in una nota la recente delibera della Giunta regionale, sui cosiddetti “infermierini”, che stabilisce uno specifico percorso di “Formazione complementare in assistenza sanitaria dell’Operatore Socio-Sanitario” (Oss).

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