Un articolo apparso sul Sole 24 Ore lascia più di un sospetto di strumentalità: si richiama a una sentenza che dovrebbe ribaltare il concetto di demansionamento selettivo infermieristico, ma di questa pronuncia non si trovano né il numero né la data ufficiale,
Un dettaglio non da poco: senza riferimenti certi, l’eco mediatica rischia di trasformarsi in un’opinione travestita da giurisprudenza.
In riferimento all’articolo del sole 24 ore che riporta una sentenza della Corte di Cassazione che definire “singolare” è un eufemismo. In palese controtendenza rispetto a centinaia di pronunce precedenti e decreti legislativi che hanno riconosciuto il demansionamento degli infermieri costretti a svolgere mansioni proprie degli OSS o OTA già dalla famosa sentenza del 1984, la Suprema Corte nel 2025 ci regala un nuovo concetto giuridico: non è demansionamento, è solo “complementarietà”.
Già, perché secondo i giudici, per configurare un demansionamento vero e proprio, le mansioni inferiori devono addirittura essere prevalenti su quelle del profilo infermieristico. Quindi, se un’infermiera trascorre buona parte del turno a cambiare pannoloni, pulire pazienti (magari distribuendo allegramente virus e batteri da un letto all’altro), spingere barelle e riordinare materiale, ma trova comunque dieci minuti per somministrare una terapia e redigere la cartella clinica veloce veloce, niente paura: tutto regolare, nessun demansionamento,nessun rischio clinico.
Una visione idilliaca e rassicurante, che trasforma il degrado organizzativo in “integrazione funzionale”.
Tradotto: se fai l’infermiere e nel frattempo sei anche OSS, tutto bene. È solo un arricchimento del ruolo, mica un impoverimento!
Un po’ come se domani i giudici, tra una sentenza e l’altra, si mettessero ad aiutare l’assistente di cancelleria a timbrare gli atti o a portare i fascicoli: nessuna dequalificazione, solo “polivalenza”!
A pensarci bene, viene quasi il dubbio che questa sentenza non l’abbia scritta un Giudice… ma magari proprio il cancelliere, durante una pausa tra un timbro e l’altro.
La questione rischio clinico,(ICA): un dettaglio trascurabile?
C’è poi un piccolo particolare che sembra sfuggito alla Corte e al suo consulente tecnico-scientifico: molte di queste mansioni, se mischiate a quelle infermieristiche, non sono soltanto una questione di dignità professionale, ma di sicurezza e di sanità pubblica.
Immaginate la scena: l’infermiere che, senza soluzione di continuità, passa dall’igiene intima di pazienti infetti e non, direttamente alla somministrazione di un farmaco endovena durante una medicazione complessa o all’inserimento di un catetere vescicale.
Un perfetto percorso “multitasking”, dove il rischio di veicolare virus e batteri non è un problema… ma solo un effetto collaterale considerato “complementare”.
Il diritto al rifiuto
Resta però una via di tutela: l’infermiere ha sempre la possibilità di rifiutare mansioni improprie e potenzialmente pericolose e di pretendere, nero su bianco, l’intervento del personale di supporto preposto. Non si tratta di un capriccio, ma di una forma di protezione della propria professionalità e, soprattutto, della salute pubblica.
Una sentenza che lascia l’amaro in bocca
Il vero paradosso è che, mentre la giurisprudenza consolidata ha sempre riconosciuto che far svolgere mansioni inferiori a un professionista laureato rappresenta un evidente svilimento del ruolo, oggi ci troviamo davanti a una pronuncia che legittima l’“ibrido”: metà infermiere, metà OSS, tutto a costo zero.
Forse sarebbe il caso di avvisare il Giudice che ha firmato questa tristissima sentenza che la dignità professionale non si misura “a percentuali di prevalenza”.
Perché, se davvero fosse così, domani potremmo assistere al cardiochirurgo che, tra un bypass e l’altro, cambia pannoloni: non demansionato, ma “complementare”.
E magari lo stesso Giudice, tra una camera di consiglio e una sentenza, potrebbe dare una mano al cancelliere a fotocopiare gli atti: mica svilente… semplicemente “polifunzionale”!
Link Vista la portata giuridica la sentenza è stata pubblicata sul sole 24 ore
Redazione NurseNews
