Negli ultimi anni, in alcune realtà ospedaliere e territoriali, si sta diffondendo una prassi discutibile: la turnazione del personale OSS viene organizzata direttamente da altri operatori della stessa categoria, senza il coinvolgimento operativo del coordinatore infermieristico.
Una pratica apparentemente innocua, ma che in realtà mina l’assetto giuridico e organizzativo previsto dal nostro ordinamento.
1️⃣ Il quadro normativo di riferimento
Il coordinatore infermieristico è un incaricato di funzione organizzativa ai sensi del CCNL Comparto Sanità e della Legge 251/2000, art. 6, con la responsabilità di:
Organizzare e gestire le risorse umane nell’ambito assistenziale (infermieri, OSS e altre figure di supporto).
Pianificare i turni di lavoro e garantirne la copertura in conformità alla normativa sul lavoro.
Vigilare sul corretto impiego delle risorse assegnate.
La normativa e i regolamenti aziendali prevedono che la pianificazione della turnazione sia parte integrante della funzione di coordinamento.
Delegare questo compito in via esclusiva ad altri OSS, senza approvazione o supervisione del coordinatore, non trova fondamento giuridico e può configurare un’alterazione della catena di comando.
Potere formale vs. potere sostanziale
Potere formale → Il coordinatore mantiene, sulla carta, la responsabilità organizzativa e la firma sui piani di lavoro.
Potere sostanziale → Se la turnazione è decisa da altri OSS senza passare dal coordinatore, quest’ultimo perde il controllo reale sulle risorse e sulle scelte operative.
Questa discrepanza crea un paradosso gestionale: il coordinatore potrebbe rispondere di errori organizzativi che non ha deciso, esponendosi a responsabilità civile, penale e disciplinare.
Rischi e criticità della pratica
1. Violazione della gerarchia funzionale
Il coordinatore risponde al Direttore di Struttura per la gestione del personale, mentre gli OSS rispondono al coordinatore. Saltare questo passaggio rompe l’assetto gerarchico aziendale.
2. Demansionamento implicito
Privare il coordinatore della gestione turni riduce di fatto le sue funzioni organizzative, configurando un possibile demansionamento ai sensi dell’art. 52 D.Lgs. 165/2001.
3. Responsabilità senza potere
In caso di criticità (assenze scoperte, turni non conformi alla legge), il coordinatore ne risponde comunque in quanto responsabile di vigilanza, pur non avendo deciso.
4. Rischio per la qualità assistenziale
Una pianificazione frammentata, non integrata con le esigenze cliniche e assistenziali dell’intero team, può compromettere la continuità e la sicurezza delle cure.
Aspetti giuridici e sindacali
Dal punto di vista giuridico
La sottrazione di mansioni organizzative al coordinatore, senza modifica formale dell’incarico e senza atto aziendale motivato, può costituire violazione contrattuale e ledere l’immagine professionale.
Dal punto di vista sindacale
Questa prassi può essere contestata come alterazione unilaterale delle funzioni, con richiesta di ripristino delle prerogative organizzative e, se necessario, azione legale per demansionamento.
Come dovrebbe funzionare correttamente
Il coinvolgimento di OSS nella proposta di turni può essere utile per ottimizzare la gestione interna, ma:
Deve restare propositivo e non decisionale.
Ogni piano di lavoro deve essere validato e firmato dal coordinatore.
La supervisione deve essere costante, per garantire aderenza a protocolli, CCNL e esigenze cliniche.
Conclusione
La gestione diretta dei turni OSS da parte di altri OSS, senza passaggio dal coordinatore infermieristico, non è solo una questione di metodo organizzativo:
altera la governance aziendale,
espone a rischi giuridici,
svaluta la funzione di coordinamento prevista dalla legge.
Difendere il ruolo del coordinatore non è una questione di orgoglio professionale, ma una garanzia per la sicurezza dei pazienti, la tutela del personale e la qualità del servizio sanitario.
