Infermieri, OSS, medici e professionisti sanitari: NurseNews incrocia numeri e atti della Regione. Il PNRR sta modificando la rete assistenziale e per le nuove strutture è stato annunciato un piano di circa 2.750 assunzioni. Ma tra programmazione, decreti, concorsi e personale realmente in servizio c’è ancora un passaggio decisivo da verificare. Per infermieri e OSS la questione assume un peso particolare.
NurseNews ,Inchiesta
Aggiornamento: 20 settembre 2026
La sanità siciliana sta attraversando una trasformazione che ormai non riguarda soltanto progetti sulla carta.
Case della Comunità, Ospedali di Comunità, Centrali Operative Territoriali, nuovi posti letto, grandi apparecchiature, telemedicina e digitalizzazione stanno progressivamente modificando la struttura del Servizio sanitario regionale.
Gli atti regionali e i dati sull’avanzamento della Missione 6 del PNRR documentano una fase realizzativa concreta.
Ma più la rete cresce, più diventa centrale una domanda:
con quale personale funzionerà la nuova sanità siciliana?
A questa domanda, rispetto a qualche mese fa, esiste oggi una prima risposta programmatica.
Nel luglio 2026 il presidente della Regione Renato Schifani, nella relazione sullo stato di attuazione del programma presentata all’Assemblea regionale siciliana, ha indicato un reclutamento previsto di circa 2.750 nuove unità di personale per rendere pienamente operative le strutture territoriali, comprendendo dirigenti medici, infermieri, professionisti sanitari, operatori sociosanitari, assistenti sociali e personale amministrativo e tecnico. La relazione fa riferimento a risorse statali già stanziate.
A settembre è arrivato un ulteriore elemento. La CISL FP Sicilia, al termine di un incontro con l’assessore regionale alla Salute Marcello Caruso, ha riferito di un piano di circa 2.700 assunzioni a tempo indeterminato, sostenuto da circa 140 milioni di euro di risorse strutturali destinate al personale della rete territoriale. Al 20 settembre, tuttavia, il dettaglio della distribuzione tra Aziende, territori e singoli profili professionali deve ancora essere verificato attraverso gli atti attuativi e le successive procedure di reclutamento.
I due numeri 2.750 e 2.700 non devono essere letti necessariamente come una contraddizione: sono valori approssimativi emersi in momenti e fonti differenti della stessa fase programmatoria.
Il punto giornalisticamente rilevante è un altro.
Il piano del personale esiste. Adesso bisogna misurarne l’attuazione.
Il primo numero da cui partire resta 3,53
Per comprendere perché la questione del personale sia così importante bisogna partire dalla situazione attuale.
Nel rapporto Agenas sul personale del Servizio sanitario nazionale, riferito al 2023, la Sicilia presenta 3,53 infermieri del SSN ogni mille abitanti, contro una media nazionale di 4,64.
Nel confronto regionale contenuto nel rapporto, quello siciliano è il valore più basso: il range va dai 3,53 infermieri per mille abitanti della Sicilia ai 6,86 della Liguria.
È necessario essere precisi sul significato del dato.
Non è possibile prendere la differenza tra 3,53 e 4,64, moltiplicarla semplicemente per la popolazione siciliana e definire il risultato come numero di infermieri “mancanti”.
Un fabbisogno assistenziale dipende da molti fattori: popolazione, età, cronicità, distribuzione geografica, posti letto, attività ospedaliera, assistenza domiciliare, intensità delle cure e organizzazione del territorio.
Ma il dato evidenzia comunque una condizione strutturale importante:
la Sicilia sta ampliando la propria rete sanitaria partendo da una disponibilità di infermieri del SSN per abitante inferiore alla media nazionale.
I 5.707 infermieri: una stima reale, ma non è il dato del 2026
Da anni viene citata un’altra cifra: 5.707 infermieri mancanti in Sicilia.
Il numero esiste e proviene da una stima del Centro Studi FNOPI.
Nella relativa elaborazione venivano indicate 2.678 unità per il territorio e 3.030 per le strutture ospedaliere, per un fabbisogno complessivo stimato in 5.707 infermieri.
Nel 2022 la FNOPI, ragionando sui nuovi standard dell’assistenza territoriale, indicava inoltre per la Sicilia un fabbisogno medio di circa 3.910 infermieri, comprendente 1.686 Infermieri di Famiglia e Comunità, 405 infermieri per gli Ospedali di Comunità e 1.011 per le Case della Comunità.
Anche qui serve però una precisazione fondamentale.
I 5.707 non rappresentano la carenza ufficiale certificata della Sicilia al settembre 2026.
La stima è precedente.
Nel frattempo sono intervenuti reclutamenti, stabilizzazioni, pensionamenti, dimissioni, mobilità e modifiche dei Piani triennali del fabbisogno.
Contemporaneamente sono cambiati i servizi che il sistema deve garantire.
Il dato FNOPI rimane quindi molto utile per comprendere l’ordine di grandezza della questione, ma proprio la trasformazione in corso rende necessaria una nuova quantificazione regionale del fabbisogno infermieristico, costruita sulla situazione reale del 2026 e proiettata almeno fino al 2030.
OSS: una criticità importante, ma manca ancora una fotografia regionale unica
Il secondo capitolo riguarda gli Operatori Socio Sanitari.
Gli OSS sono una componente essenziale dell’assistenza ospedaliera e territoriale, soprattutto nelle degenze, nell’assistenza alle persone fragili e non autosufficienti e nei servizi caratterizzati da continuità assistenziale.
Eppure, rispetto agli infermieri, è ancora più difficile ricostruire attraverso una singola fonte regionale pubblica quanti OSS siano previsti dalle dotazioni organiche delle Aziende siciliane, quanti siano effettivamente in servizio, quanti posti risultino vacanti e quante unità siano utilizzate attraverso rapporti temporanei.
Che una pressione organizzativa esista emerge anche dal D.A. n. 10 del 14 gennaio 2026.
Il provvedimento richiama infatti, tra le esigenze considerate, anche l’incremento delle ore del personale OSS temporaneamente e provvisoriamente in servizio, nelle more della revisione delle dotazioni organiche e dei Piani del fabbisogno.
Questo elemento non permette di affermare che “in Sicilia mancano X OSS”.
Permette però di affermare qualcosa di altrettanto importante:
il fabbisogno degli OSS deve essere misurato e programmato in maniera strutturale.
Quando un bisogno assistenziale è permanente, una soluzione organizzativa provvisoria non può diventare il modello ordinario.
Infermieri e OSS: due fragilità diverse
È quindi opportuno distinguere le due situazioni.
Per gli infermieri disponiamo di un indicatore regionale quantitativo particolarmente significativo: 3,53 professionisti del SSN per mille abitanti contro 4,64 della media nazionale nel 2023.
Per gli OSS, invece, il problema che emerge dall’analisi è anche informativo: non è immediatamente disponibile una fotografia regionale pubblica e consolidata analoga a quella esistente per altre categorie.
Le due professioni condividono però un elemento organizzativo fondamentale.
Infermieri e OSS rappresentano una parte essenziale della continuità quotidiana dell’assistenza.
Ospedali di Comunità, reparti di degenza, attività domiciliari e numerosi servizi territoriali devono essere garantiti ogni giorno e, in molti casi, nelle 24 ore.
Per questo la loro consistenza assume un peso particolare quando si aumenta il numero dei luoghi nei quali l’assistenza deve essere erogata.
Il piano da circa 2.750 assunzioni cambia il quadro
È proprio alla luce di queste criticità che assume rilevanza il piano annunciato nel corso del 2026.
Nella relazione presentata all’ARS il 21 luglio, il presidente Schifani ha indicato la previsione di reclutare circa 2.750 nuove unità per rendere operative le strutture territoriali, coinvolgendo non soltanto infermieri e OSS ma anche dirigenti medici, altre professioni sanitarie, assistenti sociali e personale tecnico-amministrativo.
Il successivo confronto di settembre tra Assessorato e CISL FP ha riportato il dato a circa 2.700 assunzioni a tempo indeterminato, con circa 140 milioni di euro strutturali e, secondo quanto riferito dal sindacato, risorse aggiuntive rispetto agli ordinari tetti di spesa del personale.
È un passaggio importante perché affronta direttamente uno dei rischi più evidenti della nuova sanità territoriale:
aprire nuove strutture spostando semplicemente il personale dagli ospedali.
Se le nuove assunzioni saranno effettivamente aggiuntive, la rete territoriale potrà crescere senza dover necessariamente sottrarre professionisti ai servizi esistenti.
Ma tra un piano annunciato e il professionista che prende servizio esistono diversi passaggi amministrativi.
Servono la ripartizione delle risorse, la determinazione dei fabbisogni aziendali, l’individuazione dei profili, gli atti autorizzativi e infine le procedure concorsuali o le altre modalità di reclutamento previste.
Per questo il dato delle 2.700-2.750 unità deve essere letto oggi come programmazione annunciata, non come numero di persone già assunte e operative.
Il D.A. 10/2026: altri 37,49 milioni di capacità di spesa
Il piano della rete territoriale non deve essere confuso con un altro provvedimento importante adottato all’inizio dell’anno.
Il D.A. n. 10 del 14 gennaio 2026 riguarda infatti l’incremento dei tetti di spesa per il personale delle Aziende e degli Enti del Servizio sanitario regionale ai sensi dell’articolo 11 del decreto-legge 35/2019.
L’incremento complessivo è di circa 37,49 milioni di euro.
Qui è importante utilizzare le parole giuste.
Non si tratta semplicemente di “37,49 milioni stanziati per nuove assunzioni”, ma di una maggiore capacità autorizzata di spesa per il personale.
Il provvedimento collega l’incremento alle necessità derivanti, tra l’altro, dall’attivazione dei posti letto, dall’incremento dell’offerta sanitaria, dalla revisione della rete ospedaliera e dall’implementazione delle strutture sanitarie di prossimità.
Soprattutto, alle Aziende viene richiesta una revisione complessiva dei Piani triennali del fabbisogno e delle dotazioni organiche, con l’indicazione dei profili professionali e delle cessazioni previste.
Questo rende il D.A. 10 uno degli strumenti più rilevanti per comprendere la futura evoluzione degli organici.
La verifica da fare adesso è concreta:
quanta della maggiore capacità di spesa si è trasformata in posti programmati, procedure avviate e personale effettivamente assunto?
Non solo infermieri: la rete richiede anche medici
Una programmazione seria non può tuttavia essere costruita attorno a una sola professione.
Case della Comunità, Ospedali di Comunità, ospedali per acuti, pronto soccorso, diagnostica e assistenza territoriale richiedono équipe multiprofessionali.
Per il personale medico abbiamo scelto di non utilizzare formule come “alla Sicilia mancano X medici”, perché dall’analisi delle fonti pubbliche non emerge un unico dato regionale 2026 che possa essere utilizzato con lo stesso significato per tutte le discipline e tutti i servizi.
Emergono però fabbisogni specifici.
Nel settembre 2026, per esempio, la Regione ha pubblicato la graduatoria definitiva degli ambiti territoriali carenti di Pediatria di libera scelta.
Sul versante ospedaliero, la Gazzetta Ufficiale regionale del 29 maggio 2026 riportava, tra le altre procedure, un concorso dell’ASP di Ragusa per 28 dirigenti medici, dei quali 18 in Anestesia e Rianimazione, oltre a Neurologia, Ematologia, Reumatologia e Urologia.
Nello stesso anno è stato inoltre bandito il concorso per l’accesso al corso di formazione specifica in Medicina Generale 2026-2029, elemento che appartiene alla programmazione della futura disponibilità professionale, non alla misura diretta delle carenze attuali.
Singole procedure non possono essere sommate e trasformate arbitrariamente in una stima della “carenza medica siciliana”.
Mostrano però che anche per i medici la programmazione deve essere articolata per disciplina, territorio e servizio.
Tecnici, riabilitazione, prevenzione: la sanità è molto più ampia di medici e infermieri
C’è poi una parte del sistema che riceve meno attenzione pubblica, ma senza la quale molte delle nuove strutture e tecnologie non potrebbero funzionare.
Tecnici sanitari di radiologia, tecnici di laboratorio, fisioterapisti, logopedisti, terapisti occupazionali, professionisti della prevenzione, ostetriche, assistenti sanitari e altre professioni sono parte integrante dell’assistenza.
Il rapporto 2024 del Ministero della Salute censisce a livello nazionale 297.983 infermieri, 116.672 medici, 24.306 professionisti della riabilitazione, oltre 40 mila professionisti dell’area tecnico-sanitaria e 10.213 professionisti della prevenzione.
L’investimento tecnologico rende questo tema ancora più evidente.
Una nuova apparecchiatura non produce automaticamente prestazioni.
La telemedicina non funziona soltanto acquistando una piattaforma.
Un nuovo servizio riabilitativo non esiste senza professionisti della riabilitazione.
L’investimento in tecnologia e quello nelle competenze devono procedere insieme.
Il PNRR: 638 milioni e una rete profondamente diversa
La necessità di personale deriva direttamente dalle dimensioni della trasformazione in corso.
Nel gennaio 2026 la Regione indicava circa 638 milioni di euro assegnati alla Sicilia nell’ambito della Missione 6 Salute del PNRR, per 247 interventi infrastrutturali, 301 grandi apparecchiature e l’ammodernamento digitale di 29 Dipartimenti di emergenza e accettazione.
La programmazione rimodulata comprende 146 Case della Comunità, 50 Centrali Operative Territoriali e 39 Ospedali di Comunità.
Per le COT risultano assegnati quasi 8,5 milioni di euro. A gennaio la Regione indicava come raggiunto in tutte le province il target delle Centrali operative pienamente funzionanti, precisando tuttavia che nel Trapanese quattro sedi definitive dovevano ancora sostituire altrettante COT provvisorie già attive.
Per gli Ospedali di Comunità sono stati indicati 96,4 milioni di euro per 39 interventi, mentre circa 61,6 milioni sono destinati a 12 interventi per ospedali sicuri e sostenibili.
Sono numeri rilevanti perché mostrano la dimensione della nuova domanda organizzativa che il sistema dovrà sostenere.
Le 57 strutture operative: cosa significa esattamente
Il 15 aprile 2026 la Regione comunicava che 57 strutture tra Case e Ospedali di Comunità risultavano operative, con una media dichiarata di 14 servizi attivi per struttura.
Altri 35 interventi 27 Case e 8 Ospedali di Comunità risultavano con i lavori conclusi e in attesa di attivazione.
Nello stesso aggiornamento, sulla base dei dati ReGiS, la Regione indicava uno stato di avanzamento della spesa pari al 54% del valore degli investimenti finanziati, rispetto al 33,5% indicato come media nazionale.
Sono dati ufficialmente comunicati dall’amministrazione regionale e devono essere riportati come tali.
Ma “operativa” non significa necessariamente che ogni struttura abbia già raggiunto il massimo livello di attività previsto dal modello definitivo.
È questa distinzione che diventa decisiva per un’analisi sul personale.
Una struttura può avere alcuni servizi già attivi e avere ancora bisogno di completare équipe, orari e attività.
I decreti certificano l’avanzamento dei target
Gli atti adottati nei mesi successivi confermano comunque l’avanzamento della componente infrastrutturale e tecnologica.
Il D.A. n. 713 del 5 giugno 2026 ha attestato il raggiungimento del target per cinque Ospedali di Comunità dell’ASP di Palermo.
Il D.A. n. 712, dello stesso giorno, riguarda un Ospedale di Comunità dell’ASP di Enna.
Il D.A. n. 793 del 19 giugno ha certificato nove Case della Comunità messe a disposizione e dotate delle previste attrezzature tecnologiche nell’ASP di Caltanissetta.
Il successivo D.A. n. 794 ha attestato due Ospedali di Comunità per la stessa Azienda.
Gli atti quindi documentano che una parte importante della nuova rete sta effettivamente prendendo forma.
Ed è proprio questo risultato a rendere ancora più urgente il passaggio successivo.
Una struttura realizzata deve diventare un servizio pienamente funzionante.
La questione decisiva: territorio nuovo senza impoverire l’ospedale
Fino a pochi mesi fa una delle domande più preoccupanti era da dove sarebbe arrivato il personale per le nuove strutture territoriali.
Il rischio evidente era quello di trasferire professionisti da ospedali, pronto soccorso e servizi già sotto pressione.
L’annuncio delle circa 2.700-2.750 nuove unità cambia in parte il quadro, perché introduce una programmazione di personale aggiuntivo dedicato alla nuova rete.
Ma sarà l’attuazione a dimostrare se quel rischio sarà effettivamente superato.
Bisognerà verificare quanti professionisti saranno reclutati ex novo, quali profili saranno previsti e se eventuali trasferimenti di personale già in servizio verranno compensati.
Il principio dovrebbe essere semplice:
una nuova attività genera un nuovo fabbisogno e il nuovo fabbisogno deve avere una copertura professionale sostenibile.
Ospedale e territorio non sono concorrenti.
Una vera riforma dell’assistenza territoriale funziona soltanto se evita di indebolire l’assistenza ospedaliera.
Oltre il PNRR: quasi 105 milioni dal Programma Equità nella Salute
Il PNRR non è l’unica fonte di investimento.
Il Piano operativo della Regione Siciliana nell’ambito del Programma Nazionale Equità nella Salute 2021-2027 dispone di 104.998.474 euro, dei quali 62.823.216 finanziati attraverso FSE+ e 42.175.258 attraverso FESR.
I progetti riguardano salute mentale, genere al centro della cura e ampliamento della copertura degli screening oncologici.
Anche questi interventi contribuiscono a modificare servizi e presa in carico.
Ma occorre evitare un’altra semplificazione.
Un finanziamento destinato a infrastrutture, apparecchiature, formazione o specifiche progettualità non equivale automaticamente a un fondo permanente per assumere personale a tempo indeterminato.
La vera sostenibilità si misura quando il costo degli organici necessari viene incorporato stabilmente nella programmazione del Servizio sanitario regionale.
A livello nazionale il personale cresce, ma non basta guardare al saldo
L’ultimo rapporto del Ministero della Salute, pubblicato nell’agosto 2026 e relativo al 2024, fotografa un aumento dell’1,6% del personale a tempo indeterminato del SSN rispetto all’anno precedente.
Nel 2024 sono state registrate 58.311 assunzioni e 47.238 cessazioni. Complessivamente la rilevazione considera 297.983 infermieri e 116.672 medici.
È un segnale nazionale positivo.
Ma un saldo nazionale non descrive automaticamente ciò che accade in ogni Regione, provincia o disciplina.
Ed è proprio per questo che la Sicilia ha bisogno di una lettura propria e molto più dettagliata.
Quello che ancora non riusciamo a leggere in un solo documento
Dopo avere esaminato decreti, report, graduatorie e documenti di programmazione emerge un problema trasversale:
i dati esistono, ma sono frammentati.
È possibile conoscere quanto costa una struttura.
È possibile conoscere il target PNRR.
È possibile trovare la graduatoria di un concorso.
È possibile leggere un Piano triennale del fabbisogno aziendale.
Più complicato è ottenere, attraverso un unico quadro regionale aggiornato, la consistenza effettiva delle diverse professioni e confrontarla contemporaneamente con dotazioni organiche, posti vacanti, cessazioni, assunzioni e nuovi servizi.
Ed è proprio questo il dato che consentirebbe di valutare seriamente la programmazione.
Un “conto del personale” del Servizio sanitario siciliano
Una soluzione potrebbe essere relativamente semplice dal punto di vista concettuale: predisporre periodicamente un Rapporto regionale sul capitale umano del SSR, articolato per Azienda, territorio e professione.
Non una nuova graduatoria.
Non un altro piano generale.
Un quadro trasparente che consenta a cittadini, professionisti, istituzioni e organizzazioni di sapere cosa sta realmente accadendo.
Con l’annuncio delle 2.700-2.750 assunzioni, uno strumento di questo tipo diventa ancora più utile, perché permetterebbe di seguire il passaggio dalla programmazione all’attuazione.
Le dieci domande che NurseNews continuerà a seguire
1. Quanti infermieri, OSS, medici e professionisti sanitari sono effettivamente in servizio oggi nelle Aziende del SSR siciliano?
2. Quanti posti previsti dalle dotazioni organiche risultano realmente vacanti?
3. Come verranno ripartite tra le Aziende e tra i diversi profili le circa 2.700-2.750 nuove unità annunciate per la rete territoriale?
4. Quale atto regionale definirà formalmente il riparto dei circa 140 milioni indicati a settembre per il personale?
5. Quanti Infermieri di Famiglia e Comunità sono programmati, assunti e già operativi?
6. Quale organico è previsto per ciascuna Casa della Comunità e per ciascun Ospedale di Comunità?
7. Quanto dell’incremento di circa 37,49 milioni dei tetti di spesa previsto dal D.A. 10/2026 si è già tradotto in procedure di reclutamento?
8. Quanto personale destinato alla nuova rete territoriale sarà assunto ex novo e quanto proverrà da trasferimenti interni?
9. Le nuove apparecchiature, la telemedicina e i nuovi servizi dispongono delle professioni necessarie per funzionare a pieno regime?
10. Quali cessazioni, pensionamenti e ulteriori fabbisogni dovranno essere assorbiti dal sistema tra il 2027 e il 2030?
Rispondere periodicamente a queste domande consentirebbe di spostare il confronto dalla percezione delle carenze alla misurazione della capacità reale del sistema.
Infermieri e OSS restano un osservatorio prioritario
La programmazione deve necessariamente essere multiprofessionale.
Ma questo non significa che tutte le criticità debbano essere considerate identiche.
Per gli infermieri esiste un divario rispetto alla media nazionale chiaramente documentato.
Per gli OSS esiste una necessità evidente di migliorare innanzitutto la qualità e l’accessibilità della fotografia regionale degli organici.
E per entrambe le figure pesa la caratteristica della continuità assistenziale: sono professionisti chiamati a garantire quotidianamente attività ospedaliere e territoriali, spesso nelle 24 ore.
Per questo NurseNews continuerà a seguire con particolare attenzione quanti infermieri e OSS saranno effettivamente compresi nel piano di nuove assunzioni, come saranno distribuiti e soprattutto se le nuove unità rappresenteranno davvero un incremento netto degli organici.
Il bilancio: gli investimenti ci sono, ora arriva la prova dell’attuazione
Dall’analisi degli atti emerge una fotografia più articolata rispetto alla semplice narrazione di una sanità immobile.
La Regione ha aumentato la capacità di spesa autorizzata per il personale attraverso il D.A. 10/2026.
La rete territoriale PNRR è avanzata, con strutture definite operative dalla Regione, lavori conclusi e numerosi target formalmente attestati.
Esiste inoltre una programmazione di circa 2.750 nuove unità di personale, successivamente quantificata in circa 2.700 assunzioni nel confronto di settembre tra Assessorato e CISL FP.
Questi sono elementi concreti.
La questione, adesso, non è più soltanto chiedere se esistano risorse e programmi.
La domanda diventa:
quanto rapidamente riusciranno a trasformarsi in professionisti realmente presenti nei servizi?
Il prossimo passaggio dell’inchiesta dovrà quindi seguire i decreti di riparto, i Piani aziendali del fabbisogno, i concorsi e infine le prese di servizio.
Perché è lì che una programmazione sanitaria diventa assistenza.
Un edificio può essere consegnato.
Un’apparecchiatura può essere acquistata.
Un finanziamento può essere assegnato.
Un concorso può essere bandito.
Ma il risultato finale si misura quando davanti al cittadino c’è l’équipe necessaria per garantire la cura.
Ed è probabilmente questo il vero banco di prova della sanità siciliana tra il 2026 e il 2030.
FONTI PRINCIPALI E ATTI CONSULTATI
Agenas , Rapporto sul personale del Servizio sanitario nazionale, dati 2023. Il rapporto indica 4,64 infermieri del SSN ogni mille abitanti come media nazionale e 3,53 per la Sicilia.
FNOPI – fabbisogno infermieristico e nuovi standard territoriali. Le elaborazioni riportano la precedente stima di 5.707 infermieri per la Sicilia e, nel 2022, un fabbisogno medio territoriale di 3.910 unità.
Regione Siciliana – D.A. n. 10 del 14 gennaio 2026. Incremento del tetto di spesa per il personale delle Aziende ed Enti del SSR e revisione dei Piani triennali del fabbisogno.
Regione Siciliana – Missione 6 Salute, aggiornamento 12 gennaio 2026. Programmazione PNRR relativa a Case della Comunità, COT, Ospedali di Comunità, apparecchiature e digitalizzazione dei DEA.
Regione Siciliana – aggiornamento del 15 aprile 2026. 57 strutture indicate come operative, 35 interventi conclusi in attesa di attivazione e avanzamento della spesa ReGiS indicato al 54%.
Regione Siciliana – D.A. n. 712 e n. 713 del 5 giugno 2026; D.A. n. 793 e n. 794 del 19 giugno 2026. Attestazioni relative ai target di Case e Ospedali di Comunità nelle ASP interessate.
Regione Siciliana – relazione del Presidente della Regione all’ARS del 21 luglio 2026. Nella relazione viene indicata la previsione di circa 2.750 nuove unità per rendere pienamente operative le strutture territoriali.
CISL FP Sicilia – confronto con l’Assessorato alla Salute del 14 settembre 2026. Secondo quanto riferito dall’organizzazione sindacale, il piano riguarda circa 2.700 assunzioni a tempo indeterminato sostenute da circa 140 milioni di euro strutturali; restano da verificare negli atti regionali riparto e procedure attuative.
Regione Siciliana – Programma Nazionale Equità nella Salute 2021-2027. Piano operativo regionale da 104.998.474 euro, di cui 62.823.216 FSE+ e 42.175.258 FESR.
Ministero della Salute – personale del SSN, dati 2024. Nel 2024 risultano 297.983 infermieri e 116.672 medici; il personale a tempo indeterminato cresce dell’1,6%, con 58.311 assunzioni e 47.238 cessazioni.
Regione Siciliana personale medico convenzionato. Nel settembre 2026 risultano pubblicati gli atti relativi agli ambiti territoriali carenti di Pediatria di libera scelta.
GURS – Serie speciale concorsi n. 24 del 29 maggio 2026. Tra le procedure pubblicate figura il concorso dell’ASP di Ragusa per 28 dirigenti medici in diverse discipline.
NurseNews Inchiesta
Dati e fonti verificati fino al 20 settembre 2026.
