Superare definitivamente il vincolo di esclusività per gli infermieri e per gli altri professionisti sanitari dipendenti del Servizio sanitario nazionale. È questo l’obiettivo delle iniziative legislative che stanno prendendo forma tra Lombardia, Piemonte e Parlamento. Ma attenzione: non si tratta ancora di una nuova legge nazionale in vigore.
La possibilità per gli infermieri dipendenti del Servizio sanitario nazionale di svolgere attività libero-professionale torna al centro del dibattito politico.
Il 14 settembre 2026 la IV Commissione del Consiglio regionale del Piemonte ha avviato l’esame della proposta di legge al Parlamento denominata “Disposizioni in materia di esercizio dell’attività libero-professionale delle professioni sanitarie”, illustrata dal presidente della Commissione Luigi Icardi, esponente della Lega e primo firmatario del provvedimento.
L’obiettivo dichiarato è trasformare in una possibilità stabile ciò che per gli infermieri e gli altri professionisti sanitari del comparto pubblico è stato introdotto negli ultimi anni attraverso un regime derogatorio e temporaneo.
Libera professione degli infermieri: cosa prevede oggi la legge
È importante chiarire un aspetto che rischia di essere perso nel dibattito: oggi un infermiere dipendente del SSN può già, a determinate condizioni, svolgere attività professionale al di fuori dell’orario di servizio.
L’articolo 13 del decreto-legge 34/2023 ha infatti modificato il regime delle incompatibilità previsto per le professioni sanitarie del comparto pubblico.
La disciplina consente agli appartenenti alle professioni infermieristiche e ostetriche, sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione di effettuare ulteriori prestazioni professionali fuori dall’orario di servizio, in deroga alle incompatibilità previste dalla normativa sul pubblico impiego.
Secondo la ricostruzione normativa aggiornata della Camera dei deputati, questo regime transitorio è stato prorogato fino al 31 dicembre 2027.
La questione, quindi, non è semplicemente quella di “introdurre” la libera professione infermieristica. Il vero passaggio sarebbe renderne strutturale la possibilità anche oltre la scadenza delle deroghe temporanee, definendo un sistema stabile e uniforme.
La proposta del Piemonte
La proposta presentata in Piemonte segue un’iniziativa analoga già portata avanti dalla Lombardia.
Secondo quanto comunicato ufficialmente dal Consiglio regionale piemontese, l’intenzione è quella di estendere stabilmente agli infermieri e alle altre professioni sanitarie del comparto pubblico la possibilità di esercitare attività libero-professionale, superando il vincolo di esclusività.
Icardi ha indicato tra gli obiettivi della proposta l’aumento dell’attrattività delle professioni sanitarie, la possibilità per i professionisti di incrementare il proprio reddito e l’ampliamento dell’offerta di prestazioni per i cittadini.
Si tratta delle motivazioni indicate dai promotori del provvedimento e che dovranno naturalmente essere valutate nel corso dell’iter legislativo e del confronto con professionisti, organizzazioni sindacali, Ordini e amministrazioni sanitarie.
In Piemonte la proposta è ancora nellare 2026 e le associazioni maggiormente rappresentative saranno ascoltate dalla Commissione.
La Lombardia ha già trasmesso la proposta al Parlamento
Il percorso è più avanzato in Lombardia.
Il Consiglio regionale lombardo aveva già avviato nel 2025 l’esame della proposta al Parlamento n. 6, denominata “Disposizioni in materia di attività libero-professionale delle professioni sanitarie”, con Emanuele Monti come relatore.
La proposta è successivamente arrivata in Parlamento.
Al Senato è stata registrata come Atto Senato n. 1985 della XIX Legislatura, presentato il 29 luglio 2026 su iniziativa del Consiglio regionale della Lombardia. Alla data di aggiornamento della scheda parlamentare risulta ancora da assegnare alla Commissione competente.
Alla Camera è presente inoltre l’Atto Camera n. 3058, anch’esso di iniziativa del Consiglio regionale della Lombardia, presentato il 30 luglio 2026 e denominato “Disposizioni in materia di attività libero-professionale del personale delle professioni sanitarie”.
Questo significa che la questione ha ormai assunto una dimensione nazionale, ma non significa che il nuovo regime sia già stato approvato dal Parlamento.
Cosa potrebbe cambiare concretamente per un infermiere dipendente
Il punto centrale è il passaggio da una deroga temporanea a un sistema strutturale.
Se il Parlamento approvasse una disciplina definitiva, un infermiere dipendente del SSN potrebbe avere una cornice normativa stabile entro la quale esercitare la professione anche al di fuori della propria attività istituzionale.
Il nodo non riguarda soltanto la possibilità di avere una partita IVA.
Una disciplina organica potrebbe interessare anche l’attività libero-professionale svolta all’interno delle strutture sanitarie pubbliche, i rapporti con altre strutture pubbliche o private, le prestazioni rivolte direttamente ai cittadini, le autorizzazioni aziendali, le incompatibilità e i possibili conflitti di interesse.
Proprio su questi aspetti si giocherà una parte importante del confronto parlamentare.
Una sorta di “intramoenia infermieristica”?
Uno degli elementi più interessanti del dibattito riguarda la possibilità di costruire per le professioni sanitarie un sistema che, pur con le necessarie differenze, possa ricordare il modello dell’attività libero-professionale intramuraria già conosciuto nel Servizio sanitario.
Lo stesso Consiglio regionale piemontese, nel descrivere la proposta, fa riferimento a una possibilità “analoga all’intramoenia per i medici” anche per infermieri e altre professioni sanitarie.
Non si tratterebbe necessariamente di copiare il modello medico, ma di riconoscere anche all’infermiere uno spazio professionale autonomo e regolamentato all’interno del sistema pubblico.
È un passaggio particolarmente rilevante perché riguarda direttamente il riconoscimento dell’autonomia professionale delle professioni sanitarie.
Le questioni da chiarire
Una eventuale riforma strutturale dovrà però affrontare diversi problemi applicativi.
Tra i principali vi sono il rapporto con l’orario di lavoro e con i riposi obbligatori, la necessità o meno dell’autorizzazione preventiva dell’azienda, i conflitti di interesse, la responsabilità professionale e la copertura assicurativa, la gestione delle prestazioni all’interno delle aziende, il rapporto con le liste d’attesa e la definizione delle tariffe.
C’è poi una questione economica e contrattuale.
Se l’attività libero-professionale dovesse diventare strutturale, sarà necessario chiarire come questa possibilità dovrà convivere con gli istituti previsti dal CCNL del comparto Sanità, con le prestazioni aggiuntive e con le altre forme di attività remunerata già previste all’interno delle aziende.
Opportunità professionale o rischio di compensare stipendi insufficienti?
Il tema avrà inevitabilmente anche una dimensione sindacale.
La possibilità di esercitare la libera professione può rappresentare una nuova opportunità professionale ed economica per gli infermieri. Allo stesso tempo, il confronto dovrà stabilire se e in quale misura questo strumento possa incidere sull’organizzazione del lavoro pubblico.
La libera professione, infatti, affronta un problema diverso rispetto alla retribuzione del lavoro dipendente.
Riconoscere all’infermiere la possibilità di esercitare autonomamente la propria professione non sostituisce il tema del rinnovo dei contratti, delle retribuzioni, delle dotazioni organiche, dei carichi di lavoro, delle progressioni professionali e della valorizzazione delle competenze all’interno del SSN.
Sono due piani distinti che possono convivere, ma che non dovrebbero essere confusi.
Il punto politico e legislativo
Ad oggi, 17 settembre 2026, dunque, non esiste una nuova legge nazionale che abbia definitivamente liberalizzato l’attività libero-professionale degli infermieri dipendenti pubblici.
Esiste già una disciplina temporanea che consente l’esercizio di ulteriori attività professionali fuori dall’orario di servizio e che, secondo l’attuale quadro normativo, arriva fino al 31 dicembre 2027.
Parallelamente, sono state avviate iniziative legislative regionali — in particolare in Lombardia e Piemonte — dirette a chiedere al Parlamento di trasformare questa possibilità in un istituto stabile.
La proposta lombarda ha già raggiunto Camera e Senato, dove l’iter parlamentare è ancora nelle sue fasi iniziali.
La proposta piemontese è invece ancora nella fase di consultazione regionale.
Per gli infermieri la partita è appena iniziata
La discussione sulla libera professione potrebbe diventare uno dei temi più importanti per il futuro della professione infermieristica.
Non riguarda infatti soltanto la possibilità di svolgere un secondo lavoro, ma tocca questioni molto più profonde: autonomia professionale, rapporto tra lavoro dipendente e libera professione, valorizzazione delle competenze, organizzazione dei servizi e rapporto diretto tra infermiere e cittadino.
La differenza decisiva sarà nel testo che eventualmente uscirà dal Parlamento.
Perché rendere strutturale la libera professione può avere effetti molto diversi a seconda delle condizioni poste: autorizzazioni, limiti, tutele, orari, coperture assicurative, incompatibilità e possibilità di esercizio all’interno delle strutture pubbliche.
Per questo sarà fondamentale seguire l’iter parlamentare e, soprattutto, leggere il testo definitivo prima di parlare di una vera e propria “intramoenia infermieristica”.
La direzione politica è stata indicata. Adesso la parola passa al confronto istituzionale, professionale e sindacale e, per le proposte già depositate, al Parlamento.
