La posizione della FNOPI, espressa dalla presidente Barbara Mangiacavalli, rappresenta un punto di equilibrio serio e responsabile in un momento delicato per il sistema sanitario italiano.
L’Italia ha certamente bisogno di infermieri, ma il fabbisogno di personale non può trasformarsi in una scorciatoia normativa. La qualità dell’assistenza, la sicurezza dei cittadini e la tutela della professione infermieristica devono restare priorità assolute.
Le tre condizioni indicate dalla Federazione sono non solo condivisibili, ma essenziali:
riconoscimento formale dei titoli;
verifica reale della conoscenza della lingua italiana;
iscrizione all’Ordine professionale.
Sono requisiti minimi di garanzia, non ostacoli burocratici.
Chi lavora ogni giorno nei reparti sa bene che l’assistenza infermieristica non è fatta soltanto di competenze tecniche. Richiede:
capacità comunicativa;
comprensione clinica;
integrazione nei team;
gestione delle emergenze;
relazione con pazienti e familiari.
Senza una padronanza adeguata della lingua italiana, il rischio clinico aumenta. E senza un sistema rigoroso di verifica dei titoli, si rischia di creare disparità professionali e dumping sanitario.
La FNOPI ha quindi il merito di aver chiarito un principio fondamentale: la mobilità internazionale può essere una risorsa solo se regolata, qualificata e trasparente.
È giusto aprirsi ai professionisti stranieri, ma è altrettanto giusto pretendere standard elevati identici per tutti. Questo significa tutelare:
i cittadini;
il Servizio sanitario nazionale;
e gli infermieri che già operano in condizioni spesso molto difficili.
L’accoglienza indiscriminata non risolve la crisi infermieristica.
Servono invece:
programmazione;
valorizzazione economica;
migliori condizioni di lavoro;
investimenti nella formazione;
e controlli rigorosi sui percorsi di accesso alla professione.
La linea indicata dalla FNOPI va nella direzione corretta: integrazione sì, ma senza abbassare il livello qualitativo dell’assistenza sanitaria italiana.
