Nel caos, nelle urla e nella paura di quei drammatici momenti a Modena, c’è stato chi non è fuggito.
Chi ha scelto di inginocchiarsi accanto a una donna ferita gravemente e fare ciò che andava fatto, subito.
Un paracadutista dell’esercito Italiano delle forze speciali del 9°Col Moschin, presente sul posto al momento dell’attentato, ha mantenuto sangue freddo e lucidità operativa mentre intorno regnavano panico e confusione. Con prontezza e competenza ha applicato un laccio emostatico alla vittima, riuscendo a contenere l’emorragia e contribuendo in maniera decisiva a salvarle la vita.
Un gesto tecnico, certo. Ma soprattutto umano.
Perché in emergenza ogni secondo conta. E sapere cosa fare può fare la differenza tra la vita e la morte.
Le immagini diffuse in queste ore mostrano un uomo chino sulla donna ferita, concentrato, rapido, determinato. Nessuna esitazione. Solo la volontà di aiutare.
È la dimostrazione concreta di quanto l’addestramento, la preparazione e il senso del dovere possano trasformarsi in eroismo quotidiano. Un eroismo silenzioso, senza proclami, nato dall’istinto di proteggere gli altri anche mettendo da parte la propria sicurezza.
Da infermieri e professionisti sanitari sappiamo bene quanto il controllo tempestivo di un’emorragia massiva sia fondamentale nella catena del soccorso. Il corretto utilizzo di un laccio emostatico, oggi sempre più presente nella formazione militare e nel trauma management civile, rappresenta uno strumento salvavita.
A quest’uomo va il rispetto dell’Italia intera.
Perché mentre molti scappavano, lui si è fermato.
Un Eroe Italiano anche lui.
Fonte: Il Giornale del Friuli
