Sta facendo discutere nel mondo sanitario e non solo il video pubblicato su TikTok da Solange Fugger, tra le più giovani primarie di Pronto Soccorso in Italia. Le sue dichiarazioni sui medici “gettonisti” hanno acceso un acceso dibattito tra professionisti e utenti.
Le dichiarazioni: “Il pronto soccorso non è per tutti”
Nel video, la primaria sottolinea come il lavoro in emergenza richieda un forte senso di responsabilità, soprattutto per i medici che operano come liberi professionisti.
Secondo Fugger, chi accetta un turno dovrebbe garantirne la copertura anche in caso di imprevisti non gravi, trovando autonomamente un sostituto oppure valutando comunque la presenza in servizio. Un’affermazione che ha fatto rumore è quella legata alla gestione delle malattie lievi, con l’invito – in sostanza – a non sottrarsi facilmente al turno.
La posizione della primaria si inserisce in un contesto già critico, dove i medici a gettone sono spesso fondamentali per garantire la continuità assistenziale nei Pronto Soccorso italiani.
La reazione dei medici: “Non è così semplice”
Non si è fatta attendere la replica di altri professionisti sanitari, soprattutto sui social. Alcuni medici hanno contestato le affermazioni, evidenziando come il lavoro in libera professione sia caratterizzato da minori tutele, sia sul piano economico che contrattuale.
Tra i punti più criticati:
l’idea che la responsabilità della sostituzione ricada sul singolo medico
la gestione della malattia nei liberi professionisti
il rischio di banalizzare condizioni cliniche reali
Secondo alcuni colleghi, il problema non sarebbe la “coscienza” dei gettonisti, ma piuttosto l’organizzazione dei servizi e la carenza strutturale di personale.
Il nodo di fondo: organizzazione o responsabilità individuale?
Il caso riporta al centro una questione ormai nota: il crescente utilizzo dei medici a gettone per coprire turni scoperti, soprattutto nei reparti di emergenza-urgenza.
Da un lato, viene richiesto maggiore senso di responsabilità individuale; dall’altro, emergono criticità legate a:precarietà contrattuale
carichi di lavoro elevati
mancanza di programmazione stabile
Un equilibrio ancora difficile da trovare, che continua a generare tensioni tra professionisti e direzioni sanitarie.
Social e sanità: comunicazione o polarizzazione?
Il caso Fugger evidenzia anche un altro aspetto: il ruolo dei social nella narrazione della sanità.
Se da un lato rappresentano uno strumento potente di divulgazione, dall’altro rischiano di semplificare temi complessi, trasformandoli in scontri mediatici tra categorie.
Il dibattito resta aperto. E, come spesso accade, va ben oltre un singolo video.

