Ancora una volta la sanità finisce nel mirino della repressione. E questa volta il racconto è di quelli che fanno male leggere fino in fondo.
Secondo quanto riportato da Iran International, due infermiere di Teheran sarebbero state arrestate, torturate e sottoposte a violenze sessuali dopo aver prestato cure ai manifestanti feriti durante le proteste che hanno attraversato il Paese tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026.
Le due professioniste lavoravano presso il Rajaei Cardiovascular Medical and Research Center della capitale e, come molti colleghi, avevano assistito pazienti colpiti durante le manifestazioni. Un gesto che dovrebbe rientrare nell’etica più basilare della professione sanitaria, ma che in Iran sembra essere diventato un reato.
La sanità sotto attacco
Le testimonianze parlano di una repressione sistematica: arresti, minacce e intimidazioni contro medici e infermieri che curano i manifestanti. Non si tratta di un caso isolato.
Organismi internazionali e osservatori indipendenti denunciano da mesi che le autorità iraniane stanno colpendo direttamente il personale sanitario, arrivando perfino a prelevare pazienti feriti dagli ospedali per arrestarli.
In questo clima, molti operatori sanitari sono costretti a scegliere tra il proprio dovere professionale e la propria sicurezza personale.
Violata la neutralità sanitaria
Quello che emerge è un quadro gravissimo: la neutralità delle cure, principio cardine del diritto internazionale, viene sistematicamente ignorata.
Durante la repressione delle proteste, le strutture sanitarie sono state trasformate in luoghi di controllo e repressione. Medici e infermieri vengono interrogati, schedati e, in alcuni casi, arrestati semplicemente per aver fatto il proprio lavoro.
Il messaggio è chiaro: curare può costare la libertà. O peggio.
Un contesto di violenza diffusa
Le violenze contro il personale sanitario si inseriscono in una crisi molto più ampia. Le proteste scoppiate tra dicembre 2025 e gennaio 2026 sono state represse con estrema brutalità, con migliaia di morti secondo diverse stime internazionali.
Ospedali sovraffollati, feriti con armi da fuoco e un sistema sanitario messo sotto pressione non solo dall’emergenza, ma anche dall’interferenza diretta delle forze di sicurezza.
Infermieri nel mirino: quando curare diventa un atto di resistenza
Questa vicenda riporta al centro una questione fondamentale: cosa significa oggi essere infermiere in contesti di conflitto o repressione?
Curare un ferito non dovrebbe mai essere un atto politico. Eppure, in Iran, lo è diventato.
E forse è proprio questo il punto più inquietante: quando l’assistenza sanitaria viene criminalizzata, non è solo un attacco ai professionisti, ma a un principio universale di umanità.

