360 euro a turno. È questa la cifra ritenuta necessaria per garantire la presenza infermieristica nei centri traumatologici ortopedici di Madonna di Campiglio e San Jan di Fassa. Non un bonus straordinario, ma il compenso minimo individuato affinché il servizio possa essere attivato.
Il direttore generale della Azienda sanitaria ASUIT ha firmato un nuovo avviso di selezione pubblica dopo che l’apertura delle strutture, inizialmente prevista per il 22 dicembre, è stata prima rinviata e poi annullata. Il motivo è stato esplicitato senza ambiguità: mancano gli infermieri.
Il bando punta sulla libera professione e prevede una retribuzione di 40 euro lordi all’ora. Tradotto in termini concreti, a Madonna di Campiglio sono previsti turni di 8 ore, pari a 320 euro lordi a turno, mentre a San Jan di Fassa i turni sono di 9 ore, per un compenso di 360 euro lordi a turno. È proprio quest’ultimo dato ad aver attirato l’attenzione: 360 euro per coprire un singolo turno in un contesto ad alto rischio traumatico e ad alta intensità assistenziale.
Parlare di compenso elevato senza considerare il contesto rischia però di essere fuorviante. L’incarico non prevede alcun rapporto di lavoro subordinato. Non sono riconosciute ferie, malattia o continuità lavorativa. Chi non possiede partita IVA è obbligato ad aprirla prima dell’inizio dell’attività, e tutti i costi fiscali, previdenziali e assicurativi restano a carico del professionista. Quella cifra non rappresenta quindi uno stipendio, ma il corrispettivo di una prestazione autonoma, temporanea e totalmente esposta al rischio individuale.
Il dato più rilevante, sul piano sanitario e organizzativo, è che senza questo livello di retribuzione i centri non hanno aperto. Nelle aree sciistiche, l’infermiere non è una figura accessoria ma l’elemento che rende possibile l’intero servizio. Tuttavia, questo valore viene riconosciuto solo in condizioni emergenziali, quando l’assenza di personale diventa evidente e politicamente sensibile.
Resta anche un paradosso evidente: nonostante i 360 euro a turno, la difficoltà di reclutamento persiste. Segno che il problema non è soltanto economico, ma strutturale. Incarichi stagionali, durata limitata, assenza di prospettive e completa esternalizzazione del rischio professionale continuano a rendere queste offerte poco attrattive per molti infermieri.
Questi bandi raccontano una realtà che la sanità pubblica fatica ancora ad affrontare apertamente. La retribuzione infermieristica non è più un elemento secondario, ma una variabile decisiva per l’esistenza stessa dei servizi. Se servono 360 euro a turno per garantire l’assistenza sulle piste da sci, il tema non è l’eccezione stagionale, ma il modello complessivo di valorizzazione della professione infermieristica.
