La vitamina K2, nota anche come menaquinone, è oggetto di crescente interesse nella ricerca biomedica per i suoi potenziali effetti biologici oltre al ruolo tradizionalmente noto nella coagulazione e nel metabolismo osseo. Un contributo rilevante in questo ambito arriva da uno studio sperimentale pubblicato nel 2013 sulla rivista Evidence-Based Complementary and Alternative Medicine.
I ricercatori hanno analizzato gli effetti della vitamina K2 su cellule tumorali della prostata umana, utilizzando sia linee cellulari androgeno-dipendenti sia androgeno-indipendenti, confrontandole con cellule epiteliali prostatiche normali.
Quando le cellule tumorali sono state esposte ad alte concentrazioni di vitamina K2 (50–100 micromolari), è stata osservata una riduzione significativa della proliferazione cellulare, in modo dose-dipendente e tempo-dipendente. Al contrario, le cellule prostatiche normali risultavano solo minimamente influenzate dal trattamento.
Attivazione dell’apoptosi e inibizione delle vie oncogeniche
Lo studio ha evidenziato che la vitamina K2 è in grado di indurre morte cellulare programmata (apoptosi) nelle cellule tumorali prostatiche. In particolare, il trattamento ha determinato l’attivazione delle caspasi-3 e caspasi-8, enzimi chiave nei meccanismi apoptotici.
Oltre all’effetto diretto sulla vitalità cellulare, i ricercatori hanno osservato una riduzione di diversi segnali molecolari coinvolti nella progressione tumorale, tra cui:
diminuzione dell’espressione dei recettori androgenici
riduzione della secrezione di PSA
inibizione della segnalazione AKT
ridotta attività del fattore di trascrizione NF-κB
riduzione dell’espressione genica associata all’infiammazione
Sono stati inoltre rilevati effetti inibitori sulla migrazione cellulare e sull’angiogenesi, processi fondamentali per la crescita e la diffusione tumorale.
Cosa indicano questi risultati
Nel loro insieme, i dati suggeriscono che alte concentrazioni di vitamina K2 sono in grado di sopprimere direttamente la crescita delle cellule tumorali della prostata in modelli di laboratorio, agendo attraverso molteplici vie molecolari.
È importante sottolineare che si tratta di studi in vitro, condotti su linee cellulari, e che questi risultati non possono essere automaticamente tradotti in indicazioni cliniche. Tuttavia, lo studio fornisce basi biologiche utili per ulteriori ricerche precliniche e cliniche sul possibile ruolo della vitamina K2 come agente di supporto o oggetto di studio oncologico.
Fonte scientifica
Evidence-Based Complementary and Alternative Medicine, 2013
PMCID: PMC3767046
PMID: 24062781
Articolo disponibile in accesso libero su PubMed Central.
