leggi e sentenze

 

 

 

 

 

 

 

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Roma, 6 agosto 2021 – “Le misure contenute nel Dl affrontano numerosi problemi aperti, consentiranno al Paese di utilizzare al meglio le risorse europee e rappresentano un segnale positivo ed incoraggiante di inversione di tendenza, dopo la lunga stagione dei blocchi dei turnover e delle assunzioni, per il riconoscimento del ruolo e della funzione che le Pa ed i loro dipendenti svolgono quotidianamente al servizio del Paese”. Lo ha dichiarato il Segretario generale della Cisl Fp, Maurizio Petriccioli, commentando la conversione in legge del “Decreto Reclutamento”.

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Il trasporto  per il piccolo paziente ricoverato a Polistena è stato effettuato dalla polizia stradale.

Il siero antivipera messo a disposizione dal pronto soccorso dell’ospedale Cannizzaro di Catania ha assicurato la possibilità di curare prontamente un 12enne ricoverato nel reparto di Pediatria dell’ospedale di Polistena, in provincia di Reggio Calabria. La richiesta dell’antidoto è arrivata attraverso il 118, attivato per la ricerca presso varie strutture sanitarie in Sicilia. Il pronto soccorso generale dell’ospedale Cannizzaro di Catania , di cui è responsabile il dottor Antonio Di Mauro e il coordinatore infermieristico il dottor Ivan Valenti, hanno risposto velocemente alla richiesta di siero antivipera, di cui è fornito l’ospedale Catanese, in quanto talvolta deve essere somministrato a escursionisti morsi sull’Etna. La fornitura è assicurata dal servizio di farmacia, che reperisce l’antidoto sul mercato europeo. Il trasporto urgente per il piccolo paziente calabrese è stato effettuato dalla polizia stradale di Catania in staffetta con quella di Reggio Calabria, su richiesta della questura reggina.

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“Abbiamo affrontato problemi già presenti ma il Covid ha esasperato le contraddizioni”: è la sintesi con cui il segretario della CISL FP Catania Danilo Sottile ha riassunto gli ultimi mesi della federazione catanese, durante il suo intervento al Consiglio Generale.

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Filtra verso le rappresentanze sindacali presenti al tavolo del CCNL per le Funzioni centrali (Ministeri, Agenzie, Enti pubblici non economici) una bozza dei requisiti previsti in un nuovo sistema di classificazione professionale del personale non dirigente del comparto. Sono lì enunciate le caratteristiche individuali che saranno utilizzate per collocare il personale in una delle quattro aree. Di queste, la prima ha acquisito col passare degli anni un carattere residuale, a motivo passaggi di massa  alle aree superiori che sono stati “spuntati” NON  con criteri selettivi e di merito, ma attraverso contrattazioni a livello decentrato nelle singole amministrazioni che hanno riguardato intere categorie di personale: a volte “in automatico”, se necessario attraverso prove ed esamini “interni”.

 

E’ altresì evidente, pur essendo impossibile generalizzare, che da 25 anni il sistema dei passaggi da un’area all’altra – in assenza quasi totale di turn-over esterno, cioè di reclutamenti tramite regolare procedura costituzionale del concorso pubblico aperto a tutti – é stato assolutamente prevalente, senza cura del requisito del titolo di studio; sono ora collocati nelle posizioni apicali persone non munite di diploma di laurea e a volte del solo titolo di scuola media inferiore (si vedano qui le rilevazioni a cura dell’ARAN, pag. 24 e 25).

Nell’inconfutabile ottica “storica” sopra accennata, il nuovo sistema di classificazione promette di riproporre invariate tali deleterie modalità.

Si nota altresì una pervicace gusto di occultare le regole/disposizioni/clausole con raffinati giochi di prestigio, invisibili a chi non sia addentro nelle problematiche “materiali” di applicazione dei codicilli. Chi esamina la bozza diffusa dall’ARAN al punto n. 4 troverà una regola scritta apparentemente innocua e sensata: “Lo sviluppo di carriera fra un’area e della immediatamente superiore é consentito, previa procedura selettiva, nel limite massimo del 50% dei posti disponibili.

ESTENSORE BIRICHINO DI REGOLE FONDAMENTALI DELLA REPUBBLICA!

Il passaggio fra aree così regolato premia in maniera eccessiva e sconsiderata solo il personale interno delle singole amministrazioni, danneggiando gli accessi di giovani dall’esterno e la qualità dei servizi della burocrazia italiana. Infatti:

a) la riserva dei posti del 50% per gli interni non ha nulla di meritocratico, visto che il passaggio fra le aree deve (dovrebbe) essere riservato solo alle eccellenze e/o ai migliori profili lavorativi interni e non essere una forma nascosta di progressione automatica di carriere;

b) lo “sviluppo di carriera” dall’interno è consentito senza alcun riferimento al titolo di studio enunciato invece nei capoversi precedenti per “l’accesso dall’esterno”. Capito il trucchetto? Chi partecipa al concorso pubblico esterno – peraltro sempre indefinito quanto ai tempi di attuazione  – deve essere munito di idoneo titolo di studio; chi concorre dall’interno NO!

Con questo piccolo codicillo, ampi settori di soggetti gestori della burocrazia del nostro Paese dimostrano di voler reiterare gli sconci del passato, tutelando solo  interessi corporativi e autoreferenziali e sacrificando i prevalenti interessi generali della collettività a servizi di qualità ai quali possano concorrere i migliori e più preparati giovani aspiranti.

Non date mai credito alle lacrime di coccodrillo dei tanti “esperti di settore” che lamentano la mancanza di “competenze”  nelle amministrazioni pubbliche.

Eticapa. It

 

 

 

 

 

 

 

 

L’art. 4 della legge 15/2020 prevedeva la possibilità per la Regione di promuovere protocolli d’intesa con gli Uffici territoriali del Governo finalizzati a potenziare la presenza e la collaborazione con le forze di polizia nei PS e nelle strutture ad evelato rischio di violenza, assicurando un rapido intervento. Per il CdM una invasione delle competenze statali. Ma la Corte Costituzionale evidenzia come “le forme facoltative di collaborazione con la Regione discendono direttamente dalle previsioni generali della legge statale sulla sicurezza integrata”.

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Stanno per arrivare i primi soldoni Europei; tutti sperano in una prima boccata d’ossigeno per il nostro disastrato sistema salute, martoriato e svilito da una politica incompetente che ne ha fatto negli ultimi decenni il bancomat degli interessi finanziari più beceri e da una inattesa pandemia che ha scoperto le corde già tese del sistema.
In questo fosco quadro spicca la QUESTIONE INFERMIERISTICA, che nessuno ha mai voluto affrontare.

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Delibera OSS Veneto: il Tar la sospende. L’udienza di merito fissata al 15 dicembre
08/07/2021

A ricorrere contro la delibera la Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI) e e il Coordinamento degli ordini delle professioni infermieristiche della Regione, con numerosi OPI italiani ad adiuvandum e anche il MIgep,, la federazione delle professioni sanitarie e sociosanitarie che rappresenta gli stessi Oss.

I giudici nell’ordinanza di sospensione (la trattazione di merito del ricorso avverrà nell’udienza pubblica del 15 dicembre 2021), hanno “rilevato che sussistono i presupposti per la concessione della chiesta misura cautelare; considerato, invero, da un lato, che le censure di parte ricorrente, per quanto sia necessario un puntuale approfondimento nell’appropriata sede di merito, anche in considerazione dell’estrema delicatezza della questione oggetto di giudizio, paiono presentare, ad un esame sommario, profili meritevoli di favorevole considerazione e, dall’altro, che appare comunque opportuno mantenere la res adhuc integra nelle more della decisione nel merito”.

A intervenire ponendo dubbi sulla validità della delibera sono stati anche con interrogazioni specifiche numerosi esponenti politici veneti e la critica è giunta per bocca del sottosegretario Pierpaolo Sileri anche dal ministero della Salute.

L’ORDINANZA DEL TAR VENETO

Fnopi

 

 

 

 

 

 

Quante volte noi infermieri ci siamo sentiti dire dai medici, nel pieno delle nostre attività assistenziali, di coadiuvarli nelle procedure prettamente mediche, come ad esempio nella preparazione del materiale, dell’ambiente, ove, in realtà, non è richiesta l’intellettualità della professione infermieristica?

Infatti con il concetto di assistenza infermieristica intendiamo quell’attività relativa all’assistenza sanitaria rivolta all’individuo, alla comunità o alla popolazione, sia che siano soggetti sani o malati, al fine di recuperare uno stato di salute ottimale e migliorare sempre più il proprio stato di salute.
Essa è pianificata, operata, diretta e valutata da un professionista sanitario: l’Infermiere, il quale oggi ne è responsabile unico.

Nel corso della vostra carriera lavorativa, vi sarà capitato  di assistere all’esecuzione di esami medici nelle corsie ospedaliere, dove l’infermiere, da vero e proprio mero esecutore, prepara il materiale e l’ambiente, ed il medico esegue la procedura, “invitando” l’infermiere, una volta terminata la procedura, di smaltire il materiale utilizzato e riordinare tutti i presidi rimasti inutilizzati.

In Molti libri di testo, legati ad un vecchio retaggio storico-culturale che ha avvolto la professione nell’immaginario collettivo nei secoli scorsi, così come molte linee guida aziendali stilate ad hoc da medici che confondono per ignoranza o per dolo la figura dell’infermiere generico (oggi oss) con l’ex infermiere professionale, oggi laureato e che sottolineano l’importanza, da parte dell’infermiere laureato, di assistere il medico durante manovre  di loro esclusiva competenza. Niente di più sbagliato, poiché il compito dell’infermiere laureato è assistere il paziente nella sua complessità gestionale e non il medico.

Convergendo verso lo specifico, in alcuni esami diagnostico – terapeutici ad elevata complessità clinica, la figura infermieristica è fondamentale affinchè tutto l’iter del processo di cura raggiunga l’obiettivo finale. L’assistenza infermieristica, come già citato in precedenza, è centrata sul benessere del paziente e di conseguenza il ruolo infermieristico, durante le procedure mediche, è fondato sul mantenimento e sulle risposte in merito ai bisogni clinico – assistenziali dell’utente, come ad esempio, il corretto posizionamento, il monitoraggio emodinamico, la rilevazione dei segni e dei sintomi e quindi dello stato di salute, la somministrazione dei farmaci, il riconoscimento di eventuali situazioni avverse prevenendo quelle condizioni che possano portare ad un exitus dell’utente stesso.

Invece, in questi contesti alcune volte assistiamo ad un travisamento della professione infermieristica, che si limita a fornire un’assistenza superficiale e minima all’utente bisognoso di cure, trascurando l’ottimizzazione della stessa, ottenibile tramite l’attuazione del processo di nursing, per poi concentrarsi su tutto ciò che il medico possa richiedere in quel preciso istante, attraverso attività alementari proprie di altri operatori meno qualificati.

Ricordiamo che spesso tali richieste, ledono l’immagine del professionista infermiere, sottoponendolo allo svolgimento di attività meramente esecutive, elementari come (fornire le garze, i cerotti, smaltire il materiale utilizzato, ecc… tutte competenze tipiche del personale ausiliario di supporto) provocando una forte messa in discussione del concetto di autonomia che l’infermiere ha visto riconoscersi dal legislatore, con grandi sacrifici e lotte intestine.

Avete mai visto un medico preparare il materiale per una procedura di competenza infermieristica come ad esempio, il posizionamento di un sondino naso – gastrico, o di un catetere vescicale, oppure di un catetere venoso periferico?

Assolutamente no,!

basandosi sul  principio legislativo dell’accessorietà o strumentalità di una mansione, motivata nell’articolo “L’accessorietà in sanità” da parte del prof. Mauro Di Fresco (VEDI).

L’accessorietà o la strumentalità di una mansione, deve avere riguardo alla sua continuità in modo tale da rendere la prestazione completa cioè perfetta, compiuta, tanto da potersi legare alla prestazione principale tramite un rapporto di logica conseguenza in modo che la ratio sottesa le renda uniche ed imprescindibili l’una all’altra.

Per esempio, la somministrazione endovenosa di un farmaco renderà imprescindibile la rottura della fiale, la sua aspirazione nella siringa, la preparazione del materiale ovvero una serie di attività propedeutiche cioè preparatorie alla mansione (prestazione principale = somministrazione del farmaco) così come lo smaltimento della siringa e del materiale sarà un’attività consequenziale e terminale alla prestazione infermieristica.

Tutto ciò può essere applicato, anche per lo svolgimento prestazioni di esclusiva competenza medica, come ad esempio punture esplorative (rachicentesi, paracentesi, biopsia midollare, ecc…), ove è il medico stesso, a preparare tutto il materiale necessario per eseguire l’esame.

Concludendo, in questo articolo, non c’è l’intenzione di creare tensioni ed astio tra le figure professionali mediche ed infermieristiche poiché la collaborazione tra le due è fondamentale per ottenere un risultato finale, ottimale, in termini di cure e prestazioni.

Questo discorso introduce il concetto di lavoro in equipe multidisciplinare, dove in molte realtà è ancora un oggetto sconosciuto, utopistico. La collaborazione dev’essere vera, qualitativa, bilaterale, ove ogni professionista fornisce le proprie competenze all’utente, in base a quanto acquisito durante il percorso di studi e non di genuflessione nei confronti del medico.

Collaboriamo con il medico e con le altre figure professionali, secondo le proprie competenze acquisite, senza dimenticare che l’infermiere è nato per assistere il paziente, e non altri professionisti.

NurseNews.eu

Per approfondimenti

Nurse times.it

Leonardo Gialloreto

 

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