Bufera sulla Asl Lanciano Vasto Chieti, dove una disposizione aziendale avrebbe assegnato agli infermieri attività non assistenziali come lo sporzionamento e la distribuzione dei pasti ai degenti.
A denunciare il caso è la UIL FPL territoriale, che parla apertamente di mansioni improprie e lesive della dignità professionale, sottolineando come tali pratiche sottraggano tempo all’assistenza diretta e compromettano la qualità delle cure.
Demansionamento e rischio per l’assistenza
Secondo il sindacato, l’utilizzo degli infermieri in attività alberghiere rappresenta un vero e proprio scivolamento organizzativo. Non si tratta solo di una questione formale, ma di un problema concreto che incide su diversi aspetti:
tempo sottratto alla relazione clinico-assistenziale
riduzione della possibilità di gestione delle cartelle infermieristiche
aumento del rischio clinico per i pazienti
confusione nei ruoli e nelle responsabilità
In un contesto già segnato da carenza di personale e carichi di lavoro elevati, assegnare compiti non sanitari significa comprimere ulteriormente l’autonomia professionale infermieristica.
UIL: “Violata la dignità professionale”
La UIL FPL è netta. Si tratta di una scelta organizzativa che altera il perimetro delle competenze infermieristiche, già definito da norme, profilo professionale e codice deontologico.
Il sindacato parla di una misura gravemente lesiva e annuncia una diffida formale all’azienda sanitaria, chiedendo l’immediata revoca del provvedimento.
La vicenda è stata inoltre segnalata agli organismi professionali, aprendo la strada a possibili sviluppi anche sul piano istituzionale.
Non è un caso isolato
Il caso Chieti si inserisce in un fenomeno più ampio che sta riemergendo in diverse realtà sanitarie italiane: l’utilizzo improprio degli infermieri per sopperire a carenze organizzative.
Una pratica che rischia di svuotare il ruolo clinico dell’infermiere, trasformando una professione sanitaria in manodopera fungibile e indebolendo la qualità dell’assistenza.
Una questione di modello organizzativo
La vicenda riapre un tema centrale: quale modello di sanità si vuole costruire.
Se l’infermiere viene distolto dalla presa in carico clinica per svolgere attività non sanitarie, il sistema perde valore proprio dove dovrebbe rafforzarlo, cioè nella gestione dell’assistenza.
La UIL chiede un cambio di rotta immediato, con il ripristino delle competenze, il rispetto dei ruoli e un investimento reale sul personale.
Perché il punto non è solo chi serve i pasti, ma chi si prende davvero cura del paziente.
