Una notte complessa, come tante nei pronto soccorso italiani, si è trasformata in una storia di competenza, prontezza e lavoro di squadra. È accaduto al San Camillo Forlanini, dove una donna all’ottavo mese di gravidanza ha partorito nella sala di attesa del Pronto Soccorso dopo essere rimasta coinvolta in un tentativo di rapina.
La donna si era presentata riferendo di essere stata aggredita mentre cercava di fuggire dai rapinatori e di essere caduta a terra durante la fuga. Valutata inizialmente per le conseguenze della caduta e per il trauma subito, le sue condizioni sono andate progressivamente peggiorando, rendendo necessario il trasferimento in area critica.
Il peggioramento improvviso e la scelta obbligata.
Nella notte tra il 2 e il 3 dicembre, a cogliere per prima la gravità della situazione è stata un’ausiliaria, Tatiana, che ha notato il rapido deterioramento delle condizioni della donna. Mentre si stava predisponendo il trasferimento in barella verso il reparto di ginecologia, sono comparse contrazioni evidenti.
Il rischio di un parto prematuro ha imposto una decisione immediata: trasferimento in sala codici rossi e attivazione dell’unica infermiera disponibile in quel momento, la dott.Chiara Colasanti che
si è trovata a gestire una situazione ad alta complessità, senza la possibilità di un supporto ginecologico immediato. Pur non avendo esperienza diretta in sala parto, ha fatto leva sulla sua formazione e sull’esperienza maturata in neonatologia, assumendo la conduzione dell’assistenza alla donna.
In un contesto non progettato per un parto, con altri pazienti presenti e tempi ridottissimi, l’infermiera ha monitorato la situazione clinica, gestito le fasi del travaglio e coordinato le azioni necessarie fino alla nascita.
La nascita e l’assistenza alla neonata
Il parto è avvenuto circa 45 minuti dopo la mezzanotte. La neonata, inizialmente cianotica, è stata immediatamente assistita per la stabilizzazione delle funzioni vitali, in attesa dell’arrivo del team specialistico.
Dopo le prime manovre di assistenza, la bambina è stata affidata ai neonatologi, che hanno completato le cure necessarie. Le condizioni della madre e della neonata sono risultate buone.
Un esempio concreto di sanità che regge nonostante tutto
Al termine dell’emergenza, nella sala si è levato un applauso spontaneo: un riconoscimento non solo all’infermiera Chiara Colasanti, ma anche ai barellieri e a tutto il personale che ha collaborato in una situazione imprevista e potenzialmente critica.
Questa vicenda racconta, senza retorica, cosa significhi lavorare oggi nei pronto soccorso: affrontare l’imprevedibile, prendere decisioni rapide e mettere competenze e responsabilità al servizio della persona, spesso in condizioni operative lontane dall’ideale.
Madre e figlia stanno bene. Per chi ha lavorato quella notte, resterà il ricordo di un evento straordinario gestito con professionalità ordinaria. Una sanità che funziona, nonostante tutto, grazie alle persone che la tengono in piedi ogni giorno.
