L’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico Calieno all’ospedale Monaldi di Napoli continua ad allargarsi e ora si concentra anche sul clima interno al reparto di cardiochirurgia pediatrica. La Procura vuole fare luce sulle tensioni che, secondo alcune testimonianze, si sarebbero verificate tra il personale sanitario e che avrebbero portato diversi infermieri a chiedere il trasferimento.
Il pubblico ministero che coordina le indagini ha chiesto di acquisire l’elenco degli infermieri che negli ultimi tempi hanno domandato di lasciare il reparto in cui operava il cardiochirurgo pediatrico Guido Oppido. L’obiettivo degli investigatori è capire quanti siano stati effettivamente trasferiti e se queste richieste possano essere collegate a un clima lavorativo difficile, segnalato da alcuni operatori sanitari.
Le verifiche sono state affidate anche ai carabinieri del NAS, chiamati a ricostruire l’organizzazione del reparto e i rapporti professionali all’interno dell’équipe. Secondo quanto emerge dagli atti dell’indagine, una delle testimonianze raccolte parlerebbe di tensioni crescenti tra alcuni componenti del personale sanitario, fino alla volontà di diversi infermieri di lasciare quel contesto lavorativo.
Un elemento che la Procura intende chiarire riguarda proprio il numero delle richieste di trasferimento e l’eventuale collegamento con le condizioni di lavoro nel reparto. La verifica potrebbe aiutare a comprendere se esistessero criticità organizzative o relazionali che abbiano influito sull’attività sanitaria.
Nel frattempo l’indagine sulla morte del piccolo Domenico Calieno prosegue su più fronti. Nei prossimi giorni sono attesi nuovi testimoni davanti al magistrato, tra cui anche la madre del bambino, che sarà ascoltata come testimone chiave nella ricostruzione della vicenda.
Al centro dell’inchiesta resta l’intervento di trapianto di cuore eseguito il 23 dicembre scorso. Il cuore del donatore era arrivato da Bolzano e, come avviene in questi casi, era stato trasportato e conservato in condizioni controllate per essere poi impiantato durante l’operazione al Monaldi.
Gli inquirenti stanno analizzando ogni fase della procedura: dal prelievo dell’organo al trasporto, fino all’intervento chirurgico e alla gestione clinica successiva. L’obiettivo è verificare se vi siano stati eventuali errori, omissioni o criticità che possano aver contribuito al tragico esito.
Dalle prime ricostruzioni emerge però che l’attenzione della magistratura non sarebbe rivolta all’intera attività professionale dei sanitari coinvolti, ma piuttosto a quanto accaduto in quella specifica circostanza. Gli investigatori vogliono capire se, in quel preciso momento, si siano verificati problemi organizzativi, tecnici o procedurali.
In questo contesto anche il clima lavorativo all’interno del reparto diventa un elemento di interesse investigativo. Le eventuali tensioni tra i professionisti sanitari, se confermate, potrebbero infatti rappresentare un fattore utile a comprendere meglio il quadro complessivo in cui si sono svolti i fatti.
L’inchiesta resta quindi aperta e nelle prossime settimane potrebbero emergere nuovi elementi utili a chiarire le responsabilità e le dinamiche che hanno portato alla morte del piccolo paziente.