La FNOPI e Randstad Italia hanno recentemente siglato un protocollo d’intesa triennale volto a facilitare l’ingresso nel Sistema Sanitario Nazionale di infermieri provenienti dall’estero. L’accordo – noto come progetto Crossboarding – intende colmare la persistente carenza di professionisti in Italia, garantendo però un percorso selettivo e tutelato, con riconoscimento del titolo, formazione linguistica, tutoraggio, orientamento al funzionamento del SSN, e integrazione organizzata.
Perché questa scelta?
Il rapporto infermieri/medici in Italia è attualmente fra i più bassi in Europa (circa 1,5 vs 2,2 della media UE).
Secondo FNOPI e Randstad, l’arrivo di infermieri stranieri motivati e con esperienza rappresenta un intervento urgente per alleviare la carenza strutturale; finora sarebbero già stati inseriti stabilmente circa 300 professionisti, con l’obiettivo di arrivare a 250 all’anno dal 2026.
Le garanzie previste
Processo di selezione con criteri condivisi e trasparenti, finalizzato a individuare profili adeguati ai bisogni del SSN.
Supporto per il riconoscimento del titolo, iscrizione all’albo professionale, con percorsi di formazione linguistica e orientamento al contesto sanitario italiano.
Tutoraggio e integrazione culturale, per favorire un inserimento stabile e consapevole nella realtà italiana.
Garanzia – almeno formale – che il reclutamento non impoverisca i sistemi sanitari dei paesi d’origine, secondo i principi dichiarati nel protocollo.
Il nodo politico e morale: giovani infermieri italiani poco valorizzati?
Secondo quanto evidenziato dall’articolo del Nurse Times, la decisione di puntare su infermieri stranieri rivela una contraddizione importante: invece di rendere più attraente per i giovani italiani la professione infermieristica — migliorando condizioni di lavoro, retribuzioni, prospettive di carriera — si è scelto di “importare” professionalità da altri paesi.
Questo dato assume un significato rilevante in un contesto in cui molti laureati o neo-infermieri rinunciano a restare in Italia, scoraggiati da turni pesanti, stipendi bassi e scarsa prospettiva di crescita.
È una soluzione — o una toppa temporanea?
Accogliere infermieri dall’estero può alleviare la pressione nell’immediato, e — se gestito con serietà — contribuire a garantire assistenza di qualità. Ma molti, fra infermieri e sindacati, vedono in questa scelta un palliativo: non risolve le cause profonde della crisi del personale sanitario nel nostro paese.
Senza politiche che rendano la professione più dignitosa, stabile e attrattiva per i giovani italiani — con contratti adeguati, valorizzazione delle competenze, percorsi chiari e tutele reali — rischiamo di ripetere lo schema: emergenza → importazione → emergenza.
