Milioni di prescrizioni non si trasformano in prestazioni erogate dal sistema pubblico. Eppure, mentre i cittadini cercano risposte, il contributo delle strutture sanitarie private continua a essere al centro di un dibattito spesso ideologico. I dati raccontano una realtà diversa: il privato accreditato è già parte integrante del Servizio sanitario nazionale e può contribuire ad ampliare l’accesso alle cure.
Quando un cittadino ha bisogno di una visita specialistica o di un esame diagnostico, ciò che conta non è la natura pubblica o privata della struttura, ma poter ricevere una prestazione appropriata, sicura e nei tempi necessari. È da questo principio che dovrebbe ripartire il dibattito sulla sanità italiana.
Le liste d’attesa continuano a rappresentare una delle principali criticità del Servizio sanitario nazionale. E mentre si discute di finanziamenti, riforme e responsabilità organizzative, migliaia di professionisti sanitari che lavorano nelle cliniche private contribuiscono quotidianamente a garantire assistenza ai cittadini.
Si tratta di una componente del sistema sanitario che merita maggiore attenzione, non soltanto per il volume delle attività svolte, ma anche per il contributo che può offrire nel contrasto alle liste d’attesa.
La sanità privata non deve essere considerata necessariamente un’alternativa contrapposta a quella pubblica. Può esserne un alleato, a condizione che l’integrazione sia governata nell’interesse dei pazienti.
Liste d’attesa: il sistema pubblico non riesce ancora a soddisfare tutta la domanda
L’ultimo bollettino Agenas, pubblicato il 22 ottobre 2026 con dati aggiornati al 30 settembre, segnala alcuni miglioramenti.
Nei primi nove mesi dell’anno le prenotazioni sono cresciute di oltre due milioni rispetto allo stesso periodo del 2025. Anche il rispetto dei tempi massimi di attesa è migliorato, raggiungendo il 78,6% per le prime visite specialistiche e l’85% per gli accertamenti diagnostici.
Ma dietro questi risultati rimangono difficoltà importanti.
Secondo le analisi diffuse in occasione della presentazione del bollettino, circa quattro milioni di prenotazioni continuano a collocarsi oltre i tempi di garanzia.
Un ulteriore elemento di riflessione arriva dall’approfondimento pubblicato da La Stampa il 23 ottobre 2026: un’elaborazione dei flussi delle prescrizioni sanitarie segnala che circa 24,5 milioni di prescrizioni in sei mesi non trovano corrispondenza in prestazioni erogate dal SSN. Una proiezione annuale porterebbe il dato vicino a 50 milioni.
È fondamentale precisare che questo numero non corrisponde a 50 milioni di pazienti rimasti senza assistenza. Comprende situazioni differenti, tra cui prestazioni effettuate privatamente, prescrizioni non utilizzate e percorsi che non risultano conclusi nell’ambito pubblico.
Rimane comunque un segnale di forte disallineamento tra prescrizioni e prestazioni erogate.
Ed è proprio davanti a questo problema che il contributo delle strutture private assume un significato concreto.
Il privato accreditato garantisce già una parte rilevante dell’assistenza sanitaria
Chi considera le cliniche private un elemento estraneo al Servizio sanitario nazionale trascura una caratteristica fondamentale del modello italiano.
Il SSN non eroga assistenza esclusivamente attraverso ospedali e ambulatori di proprietà pubblica. Si avvale anche di strutture private accreditate che, attraverso specifici accordi contrattuali, garantiscono prestazioni comprese nei Livelli essenziali di assistenza.
Non è un meccanismo marginale.
Secondo la relazione del CNEL sui servizi pubblici, diffusa nel gennaio 2025 sulla base dei dati relativi al 2022, il 27,1% dei ricoveri ospedalieri viene effettuato presso strutture private accreditate**. La percentuale raggiunge circa il 35% per i ricoveri chirurgici.
Anche le elaborazioni dell’Associazione italiana ospedalità privata (AIOP), riferite al 2023, evidenziano il peso del settore: il 28,1% dei ricoveri e il 36,2% delle prestazioni di specialistica ambulatoriale del SSN risultano erogati da strutture di diritto privato.
Sono dati provenienti da fonti e periodi differenti, ma indicano una realtà difficilmente contestabile: la componente privata accreditata partecipa in misura rilevante alla produzione dell’assistenza sanitaria finanziata pubblicamente.
Non si tratta quindi di discutere se il privato debba entrare nella sanità italiana. Ne fa già parte.
La questione è comprendere come valorizzarne il contributo e migliorare il coordinamento con le strutture pubbliche.
Cliniche private e libertà di scelta: il paziente deve essere al centro
Esiste una distinzione che troppo spesso viene trascurata nel dibattito pubblico: quella tra sanità privata a pagamento e sanità privata accreditata.
Nel primo caso il cittadino sostiene direttamente il costo della prestazione, eventualmente attraverso una copertura assicurativa o un fondo sanitario.
Nel secondo, quando la prestazione rientra negli accordi con il SSN ed è disponibile nel relativo regime, il paziente accede alle cure secondo le condizioni previste dal servizio pubblico, pagando soltanto il ticket se dovuto.
Questa differenza è fondamentale.
Una clinica privata accreditata non è necessariamente una struttura riservata a chi può permettersi di pagare. Può essere un luogo nel quale il cittadino esercita il proprio diritto all’assistenza garantita dal SSN.
Lo stesso decreto-legge n. 73 del 2024, convertito nella legge n. 107 del 2024, prevede il ricorso all’attività libero-professionale intramuraria o al privato accreditato quando non sia possibile assicurare la prestazione nei tempi previsti, secondo le procedure applicabili, con il pagamento del solo ticket ove dovuto.
Il legislatore riconosce quindi espressamente il ruolo delle strutture private accreditate nell’assicurare l’accesso alle prestazioni sanitarie.
La sfida è rendere questi strumenti effettivamente utilizzabili, evitando che il cittadino sia costretto a orientarsi autonomamente tra prenotazioni impossibili, agende chiuse e procedure poco trasparenti.
Più collaborazione potrebbe significare più prestazioni disponibili
Il contributo delle cliniche private non può essere valutato soltanto osservando ciò che già erogano.
È necessario considerare anche la possibilità di utilizzare la capacità produttiva disponibile, dove effettivamente presente, per rispondere alla domanda sanitaria non soddisfatta.
Ambulatori specialistici, strutture diagnostiche, reparti chirurgici e centri di riabilitazione possono rappresentare risorse importanti in una programmazione sanitaria integrata.
Un maggiore coordinamento tra ospedali pubblici e strutture private accreditate potrebbe consentire di distribuire meglio le prestazioni, utilizzare le disponibilità esistenti e ridurre alcuni tempi di accesso.
Naturalmente, non basta aumentare genericamente il numero degli accordi economici.
Servono obiettivi misurabili, sistemi di prenotazione integrati, verifiche sull’appropriatezza delle prestazioni e controlli sui risultati clinici.
Occorre inoltre distinguere le attività programmate da quelle ad alta complessità, assicurando che la distribuzione delle risorse non penalizzi gli ospedali pubblici chiamati a garantire le emergenze e le funzioni assistenziali meno facilmente programmabili.
Il privato accreditato può contribuire alla soluzione soltanto dentro una strategia complessiva, non attraverso interventi frammentati.
Ma rinunciare per principio alla sua capacità assistenziale significherebbe non utilizzare pienamente una componente già esistente del sistema.
Gli infermieri delle cliniche private sono professionisti della stessa sanità
C’è poi un aspetto che merita particolare attenzione: quello del personale sanitario.
Nelle strutture private lavorano infermieri, medici, tecnici sanitari, operatori sociosanitari e numerosi altri professionisti che partecipano quotidianamente all’assistenza dei pazienti.
Un infermiere che opera in una clinica privata possiede le stesse competenze professionali, responsabilità assistenziali e obblighi deontologici di un collega impiegato in un ospedale pubblico.
La natura giuridica del datore di lavoro non modifica il valore della professione.
Eppure, nel dibattito sulla sanità privata, troppo spesso l’attenzione si concentra esclusivamente sui soggetti gestori, dimenticando il personale che garantisce concretamente l’assistenza.
Le cliniche private possono rappresentare importanti realtà occupazionali e offrire opportunità di crescita professionale, specializzazione e sviluppo organizzativo.
Il rafforzamento del settore, tuttavia, deve accompagnarsi a un impegno altrettanto concreto per il riconoscimento economico e professionale dei lavoratori.
Valorizzare la sanità privata significa anche garantire agli infermieri retribuzioni adeguate, contratti aggiornati, organici sufficienti e condizioni di lavoro rispettose della sicurezza delle cure.
Non sarebbe accettabile un modello nel quale l’aumento delle prestazioni venga ottenuto comprimendo il costo del lavoro o incrementando indiscriminatamente i carichi assistenziali.
L’integrazione tra pubblico e privato deve rappresentare un’occasione per elevare gli standard dell’intero sistema, compresi quelli occupazionali.
La qualità delle cure non dipende esclusivamente dalla proprietà della struttura
Un altro luogo comune da superare riguarda l’idea che una struttura sanitaria sia automaticamente migliore o peggiore in base alla sua natura pubblica o privata.
La qualità dell’assistenza si misura attraverso elementi concreti: sicurezza, appropriatezza clinica, esiti delle cure, competenza dei professionisti, dotazioni tecnologiche e organizzazione.
In Italia l’accreditamento istituzionale delle strutture sanitarie richiede il rispetto di specifici requisiti organizzativi, strutturali, tecnologici e di qualità.
Questo non significa che tutte le cliniche private offrano automaticamente prestazioni di livello elevato, così come non significa che tutte le strutture pubbliche garantiscano risultati uniformi.
Significa, invece, che il giudizio deve basarsi su indicatori verificabili.
Il Programma nazionale esiti di Agenas rappresenta uno degli strumenti attraverso cui valutare e confrontare la qualità dell’assistenza ospedaliera.
Un sistema sanitario moderno dovrebbe premiare i risultati, monitorare le criticità e intervenire sulle strutture che non rispettano gli standard, indipendentemente dalla loro proprietà.
Il vero problema non è il privato, ma chi resta senza cure
Nel 2024, secondo l’Istat, il 9,9% della popolazione italiana ha dichiarato di aver rinunciato a una visita specialistica o a un accertamento diagnostico per problemi economici, liste d’attesa o difficoltà di accesso alle strutture.
Parliamo di circa 5,8 milioni di persone.
Le lunghe attese rappresentano la motivazione più frequentemente indicata, con il 6,8% della popolazione che segnala questo ostacolo.
È su questi numeri che dovrebbe concentrarsi l’attenzione.
Per un cittadino che necessita di una diagnosi, la distinzione tra struttura pubblica e privata può diventare secondaria rispetto alla possibilità di ricevere cure tempestive e sicure senza sostenere costi insostenibili.
La sanità privata a pagamento può offrire un’ulteriore possibilità di scelta, ma non deve diventare l’unica strada percorribile per ottenere una prestazione nei tempi appropriati.
Per questo il rafforzamento del privato accreditato, se adeguatamente finanziato, regolato e integrato, può contribuire a rendere concretamente accessibili prestazioni già garantite dal SSN.
Non significa rinunciare alla sanità pubblica. Significa utilizzare anche strutture di proprietà privata per perseguire una finalità pubblica.
Pubblico e privato insieme: una sanità da costruire sui risultati
Continuare a contrapporre ospedali pubblici e cliniche private rischia di allontanare l’attenzione dal problema principale: la capacità complessiva del sistema di rispondere ai bisogni della popolazione.
Il Servizio sanitario nazionale deve conservare la propria missione universalistica, assicurare equità nell’accesso e garantire la continuità delle cure.
Ma universalità del diritto alla salute non significa necessariamente esclusività pubblica nell’erogazione delle prestazioni.
Le cliniche private accreditate possono contribuire alla stessa missione, attraverso regole chiare, programmazione condivisa e controlli rigorosi.
Per farlo occorre superare le contrapposizioni e costruire un sistema nel quale le risorse pubbliche vengano utilizzate per acquistare prestazioni realmente necessarie, monitorando qualità, costi e risultati.
Allo stesso tempo, occorre tutelare i professionisti sanitari che operano in entrambi i settori, evitando competizioni fondate esclusivamente sul contenimento delle retribuzioni.
La sanità italiana non ha bisogno di una guerra tra pubblico e privato. Ha bisogno di più cure, maggiore accessibilità e professionisti valorizzati.
E se le cliniche private possono contribuire a raggiungere questi obiettivi, il loro ruolo deve essere riconosciuto senza pregiudizi.
Perché la qualità di un sistema sanitario non si misura soltanto da chi possiede gli ospedali, ma soprattutto dalla capacità di garantire assistenza a chi ne ha bisogno.
Fonti di riferimento
– Agenas, Bollettino sulle liste d’attesa, 22 ottobre 2026.
– CNEL, Relazione 2024 sui servizi pubblici, dati sull’ospedalità privata accreditata.
– AIOP, elaborazioni sul contributo delle strutture private accreditate, dati 2023.
– Istat, Rapporto annuale 2025, rinuncia a prestazioni sanitarie.
– Ministero della Salute, accreditamento istituzionale e decreto-legge n. 73/2024.
– La Stampa, approfondimento sulle liste d’attesa del 23 ottobre 2026.
I dati principali sono verificabili nelle fonti [Agenas](https://www.agenas.gov.it/aree-tematiche/comunicazione/primo-piano/2816-online-il-bollettino-trimestrale-agenas-sul-monitoraggio-delle-liste-di-attesa?utm_source=chatgpt.com), [CNEL](https://www.cnel.it/comunicazione-e-stampa/notizie/news/detail/2025/01/02/sanita-cnel-un-quarto-dei-ricoveri-in-strutture-private-accreditate?utm_source=chatgpt.com), [Istat](https://www.istat.it/infografiche/infografiche-rapporto-annuale-2025/?utm_source=chatgpt.com) e [Ministero della Salute](https://www.salute.gov.it/new/it/tema/liste-di-attesa/le-novita-introdotte-con-il-decreto-legge-n73-del-2024/?utm_source=chatgpt.com).
