pediatrikAnalisi della società scientifica SIMEUP su un campione di 188 ospedaliLa visita in urgenza dei piccoli pazienti spesso non è effettuata dal pediatra
di Ruggiero Corcella
Le strutture dell’emergenza in Italia fanno ancora fatica a garantire ai bambini un’assistenza specialistica. È la conclusione di un’indagine condotta dalla Società Italiana di Medicina di Emergenza e Urgenza Pediatrica (SIMEUP), attraverso il suo gruppo di studio Obi/Pronto soccorso, su un campione di 188 ospedali italiani dotati di una Unità Operativa Complessa di Pediatria. Scopo della ricerca, la verifica dell’organizzazione dell’assistenza in emergenza-urgenza al paziente pediatrico.


I dati saranno presentati il 12 marzo, in occasione del XXV Anniversario della nascita della SIMEUP.
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Quando il bambino ha bisogno di cure urgenti al Pronto Soccorso

Anche l’assistenza semi-intensiva è carente

Dall’indagine emerge come il triage ad esempio – una delle fasi più delicate dell’assistenza d’emergenza – è molto spesso affidato anche per quanto riguarda i bambini al personale del pronto soccorso generale (78% dei casi) e non a quello pediatrico. Non solo. Oggi poco più di 1/3 delle strutture ospedaliere esaminate può fornire assistenza semi-intensiva pediatrica e il 38% delle strutture non ha nessuna assistenza pediatrica d’emergenza perché sprovvista di una guardia pediatrica che svolge attività diretta od indiretta per il pronto soccorso. Il bambino necessita invece costantemente di un approccio pediatrico e, solo quando questo non è possibile, si dovrebbe utilizzare la rete dell’adulto, ma questa deve essere preparata e organizzata all’assistenza del bambino. Attualmente solo il 54% del personale è stato preparato a svolgere un triage pediatrico.

Mancano medici pediatri per l’urgenza

Più in dettaglio, l’analisi ha evidenziato che l’assistenza in Pronto Soccorso ai codici gialli e rossi avviene da parte un medico di urgenza del pronto soccorso generale , rispettivamente nel 51% e nel 74% dei casi, e solo in seconda battuta, nel 66% e nel 52% dei casi, da parte di un pediatra. «Oggi ci sono troppi pochi medici di urgenza pediatri per affrontare il numero di codici gialli e rossi che si presentano in molte strutture. Allo stesso tempo, se guardiamo alle visite annue pediatriche nei pronto soccorso — afferma Riccardo Lubrano, presidente nazionale della SIMEUP —, deve essere osservato che oltre il 40% delle strutture effettua meno di 5.000 visite annue pediatriche di emergenza. Questo dato onestamente ci impone una riflessione e forse una necessità di approfondimenti sul numero effettivo di visite che giustificano il mantenimento di una struttura di emergenza pediatrica per tutte le problematiche organizzative connesse alle specificità necessarie a fornire un’attività assistenziale di emergenza di qualità secondo standard effettivi di sicurezza e su come debba essere strutturata la rete dell’emergenza pediatrica».

Osservazione breve impossibile nel 40% delle strutture

L’indagine della SIMEUP ha messo in luce che la presenza di una guardia pediatrica che svolge attività diretta o indiretta per il pronto soccorso è presente: 24 ore su 24 solo nel 59% delle strutture e h12 solo nel 3% dei casi. Il restante 38% delle strutture non ha nessuna assistenza pediatrica d’emergenza. Mentre all’interno dell’area dell’emergenza è presente una sala d’attesa pediatrica solo nel 22% delle strutture esaminate. Dopo la visita in pronto soccorso, il paziente viene accolto, se necessario, in un’Osservazione breve intensiva (Obi) pediatrica attiva nel 65% delle strutture, che nella maggior parte dei casi è localizzata specificatamente nel reparto pediatrico o in un area riservata del pronto soccorso generale. «Le Osservazioni brevi intensive — sottolinea Lubrano — spesso sorgono e lavorano grazie al senso di dovere dei pediatri perché risultano essere formalmente riconosciute dagli atti aziendali solo in circa 60% dei casi. Bisogna però anche osservare che in queste aree un’assistenza semi-intensiva è possibile attuarla solo in circa il 40% delle strutture. La scarsa possibilità di poter fornire spesso un’assistenza semi-intensiva pediatrica implica
il trasferimento di molte patologie complesse, ma che potrebbero essere assistite in loco, in una struttura di livello superiore».

Le proposte di miglioramento

La SIMEUP ha elaborato una serie di suggerimenti che potrebbero contribuire a migliorare la situazione. In primo luogo, la centralizzazione delle strutture di Pronto Soccorso pediatrico e, dove possibile, la sostituzione dei piccoli pronto soccorso con strutture di day hospital per acuti in stretta connessione con i reparti di degenza dove trasferire dopo le 12 ore di osservazione diurna quei bambini che non si sono stabilizzati o che comunque presentino una patologia tale da richiedere assistenza ospedaliera. Inoltre occorrerebbe una maggior collaborazione tra ospedale territorio, così da ri-trasferire a casa le patologie meno importanti garantendo comunque un assistenza adeguata e decongestionando contemporaneamente i reparti di degenza. Per quanto riguarda l’assistenza semi-intensiva, secondo la SIMEUP si dovrebbe portare sempre più l’assistenza dei reparti pediatrici verso questo livello, riservando alcune patologie specifiche ai soli centri di alta specializzazione e spostando l’assistenza per le cure a bambini non complessi sempre di più verso le strutture di day-hospital e territoriali. C’è poi il capitolo del trasporto, dove a giudizio della società scientifica occorrerebbe puntare su una formazione specifica all’interno dei servizi 118 per effettuare trasporti sicuri del paziente pediatrico soprattutto tra un ospedale e l’altro garantendo qualità, tempi e modi di spostamento. Non poteva mancare un riferimento al territorio, con la richiesta di aggiornamento di medici e personale sanitario alla gestione del bambino con patologie di urgenza che non hanno bisogno di ricovero. SIMEUP segnala infine la necessità che anche gli operatori del pronto soccorso siano preparati al riconoscimento, alla stabilizzazione ed al trasporto del bambino in condizioni di emergenza e urgenza, considerato che i pediatri nelle strutture ospedaliere sono in costante diminuzione mentre mamme e papà si rivolgono sempre più spesso al pronto soccorso generale per i problemi dei figli.

fonte

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Alfio Alfredo Stiro nasce in Sicilia a Catania il 22/01/1970, consegue la laurea in infermieristica presso la facoltà di Medicina e Chirurgia di Catania e successivamente il Master in Management delle Professioni Sanitarie. Master in osteopatia posturale presso l'universita di Pisa dipartimento di endocrinologia e metabolismo,ortopedia e traumatologia,medicina del lavoro. E scuola di osteopatia belga, Belso.ha frequentato numerosi corsi sull'emergenza, in servizio presso l’U.O. di Pronto soccorso e Ps pediatrico. Azienda Cannizzaro per l'emergenza di catania.

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