La Regione Lazio ha stanziato 9 milioni di euro per il personale medico dei Pronto Soccorso, escludendo però del tutto gli infermieri. Una decisione che ha acceso la protesta e alimentato un profondo malcontento all’interno della categoria infermieristica.
Mentre il personale medico sarà premiato con un’indennità che va dai 100 ai 130 euro lordi a turno, agli infermieri – che operano fianco a fianco nei medesimi ambienti di emergenza-urgenza, spesso in condizioni estreme – non è stato riconosciuto alcun incentivo economico.
Una scelta che appare non solo iniqua, ma anche offensiva verso una categoria che rappresenta l’ossatura dei servizi sanitari, specialmente nei contesti più critici come i PS.
Un’esclusione che non ha giustificazioni
Il provvedimento regionale fa riferimento ai fondi stanziati per il miglioramento dell’assistenza nei Pronto Soccorso, ma non prevede alcuna quota per gli infermieri. Nessun riconoscimento per il carico di lavoro, nessun incentivo per la complessità dell’assistenza prestata, nessuna considerazione per il rischio professionale.
Un’assenza che contrasta apertamente con le tante dichiarazioni istituzionali di “gratitudine” per il personale sanitario, specie dopo gli anni durissimi della pandemia.
Le reazioni: “Così si mina la tenuta del sistema”
Immediate le reazioni sindacali e associative: “Non riconoscere nulla agli infermieri è un grave errore politico e gestionale. Si rischia di alimentare l’esodo dal servizio sanitario pubblico proprio nei settori più esposti e in difficoltà” – afferma il segretario di un sindacato di categoria.
Anche molte voci autonome dal mondo infermieristico parlano di una vera e propria “umiliazione istituzionale”: si elargiscono fondi a pioggia solo ad alcune figure, lasciandone altre in silenzioso affanno.
Serve un cambio di rotta
Il Pronto Soccorso è un lavoro di squadra. Premiare un solo ruolo, ignorando completamente gli altri, significa creare disuguaglianze che mettono a rischio la coesione dei team e, con essa, la qualità dell’assistenza.
È ora che la Regione Lazio – ma non solo – abbandoni una logica settoriale e gerarchica nei premi e riconoscimenti. L’infermiere non può e non deve essere trattato come una figura secondaria. Ogni giorno, ogni notte, ogni turno lo dimostra.
