Un episodio preoccupante si è verificato giovedì 31 luglio a Napoli, in via Taddeo da Sessa, dove un intervento di routine da parte del 118 si è trasformato in un momento di forte tensione. Gli operatori sanitari, intervenuti per soccorrere un uomo colto da malore all’interno di un autolavaggio, si sono trovati di fronte un ostacolo inaspettato: il figlio del paziente ha imbracciato un fucile ad aria compressa, minacciando l’equipaggio.
Secondo quanto riferito, l’uomo – un infermiere – pretendeva che il padre fosse trasportato al Policlinico anziché all’Ospedale del Mare, come inizialmente previsto. La sua reazione, sproporzionata e ingiustificabile, ha messo in pericolo la sicurezza dei soccorritori. Nonostante l’agitazione, l’ambulanza ha proseguito il suo tragitto verso l’ospedale, dove l’uomo è stato in seguito raggiunto dai carabinieri.
Il fucile, nascosto in un armadietto nelle vicinanze, è stato recuperato e l’aggressore è stato arrestato. Attualmente si trova agli arresti domiciliari.
L’episodio si inserisce in un quadro già critico: nel solo 2025 si sono verificate 34 aggressioni contro gli operatori del 118 a Napoli, numero che sale a 42 se si considera l’intera area dell’ASL Napoli 1 e Napoli 2. Si tratta di dati che alimentano un crescente senso di preoccupazione tra il personale sanitario, spesso esposto a situazioni di rischio mentre svolge il proprio lavoro.
