Pensioni, il lavoro di Operatore Socio Sanitario (OSS) è «gravoso» come quello degli OSA.

Di conseguenza è possibile accedere all’ape sociale e/o alla pensione anticipata con 41 anni di contributi. Il Tribunale di Ferrara ha accolto il ricorso di un’operatrice socio sanitaria a cui era stato negato l’accesso alla pensione anticipata da parte dell’INPS. Anche l’attività di OSS rientra tra quelle previste dalla legge n. 232 del 2016, trattandosi di «addetti all’assistenza personale di persone in condizioni di non autosufficienza».

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La carenza di personale infermieristico nelle 4 aziende ospedaliere della provincia di Catania non è una novità e nessuno ha scoperto l’acqua calda.

Che l’infermiere venga fruttato e demansionato da anni è sotto gli occhi di tutti, cittadini compresi che ne pagano le conseguenze.

Rifiutare lo sfruttamento affinché la politica si attivi per la tutela della salute di cittadini e dei professionisti sanitari infermieri si può.

E noi scopriamo l’acqua calda 😉

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“Il vaccino anti-covid potrebbe essere annuale come quello antinfluenzale”
Lo riferisce il direttore Aifa Magrini, in audizione al Senato.
È in corso lo studio per monoclonali in profilassi.
Aggiunge, inoltre che da fine gennaio saranno disponibili gli antivirali orali.

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A darne notizia è il presidente della sezione strutture socio-sanitarie di Sicindustria, Francesco Ruggeri, che spiega: “È stato finalmente approvato, e attende di essere pubblicato in Gazzetta, l’emendamento chiesto a gran voce da Sicindustria che permetterà agli operatori delle professioni sanitarie appartenenti al comparto pubblico di lavorare anche per le strutture socio-sanitarie che operano in regime di convenzione, senza comunque mai intaccare la funzionalità degli ospedali pubblici”.

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“Abbiamo assistito a scene da far west – raccontano i medici e gli infermieri – Hanno distrutto tutto quello che trovavano, provocando danni per migliaia di euro”

Una donna  ieri sera è arrivata in codice rosso in gravissime condizioni di salute per un grave infarto. I medici  e gli infermieri del pronto soccorso dell’ospedale Civico di Palermo hanno fatto di tutto per salvarla, ma la sessantenne già in gravissime condizioni è morta. Nel momento in cui  i sanitari hanno comunicato la notizia del decesso, i familiari della donna hanno messo a ferro e fuoco il pronto soccorso.

Sono intervenute diverse volanti della polizia che hanno bloccato i familiari e li hanno identificati e denunciati per una serie di reati.

Interviene anche l’assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza: “Devastare un pronto soccorso, presidiato da guardie giurate, e’ un atto violento, sconsiderato, insopportabile. Non si puo’ giustificare con il dolore per la scomparsa di un proprio congiunto, arrivato in gravissime e disperate condizioni. Il pronto soccorso, come l’ospedale in genere, e’ un luogo di sofferenza e di speranza, di vita e di morte. Non possiamo inneggiare agli eroi in camice e poi farci sopraffare dalla emotivita’ che diventa violenza. Ai medici e operatori del Civico di Palermo va il mio sentimento di solidarieta’”.

l’Ordine dei medici: “Ancora violenza. Gli ospedali sono ormai campi di battaglia dove malati e familiari possono tranquillamente dare sfogo a tutta la loro rabbia incontrollabile, salvo poi essere fermati dalle forze di pubblica sicurezza e contare i danni”. E’ il commento del presidente dei medici Toti Amato sulla devastazione del pronto soccorso dell’ospedale Civico. Gli Omceo siciliani e la Fnomceo, guidata dal presidente Filippo Anelli, esprimono coralmente tutta la solidarietà ai colleghi e ai sanitari del Civico, rinnovando il loro impegno “forte e ad alta voce” nella sensibilizzazione di tutte le autorità preposte al controllo della sicurezza e alla tutela della dignità professionale di tutti i sanitari.

Il Coordinamento delle professioni sanitarie Cisl Catania è vicino a medici e infermieri e al resto dei professionisti sanitari che durante il loro delicatissimo servizio hanno subito il vile attacco che dimostra ancora una volta quanto pericoloso sia lavorare  nei Pronto Soccorsi.

NurseNews

 

 

 

 

 

 

 

 

“No alla svendita contrattuale a danno di tutti i professionisti della salute del nostro Paese!”. Così, in una nota, il coordinamento nazionale delle professioni sanitarie della Cisl Fp.

“Nell’ultimo anno e mezzo – si legge – sono stato chiesti sacrifici enormi a tutti gli operatori in servizio che hanno pagato un prezzo enorme, quando non direttamente la vita. Non possiamo accettare pertanto l’impostazione della controparte che, in contrasto con quanto espresso sia nelle nostre piattaforme sindacali sia nel ‘Patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale’, stanno mostrando un approccio orientato ad ostacolare il necessario percorso di piena valorizzazione professionale e di rinnovamento normo-economico che la pandemia ha reso inevitabile”.

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Rezza: la terza dose del vaccino non sarà obbligatoria per il personale sanitario

Il direttore della Prevenzione del ministero della salute, Gianni Rezza rende noto che presto partirà la somministrazione della terza dose del vaccino al personale sanitario,ma non sarà un obbligo.
Anche se precisa che “è bene che il personale sanitario sia molto coperto anche per proteggere i pazienti”.

Amato Angelo

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La pausa in cui il prestatore resta a disposizione del datore di lavoro, che può richiedere il suo pronto intervento, costituisce orario di lavoro ai sensi della Direttiva 2003/88/CE

Corte di Giustizia UE 9 settembre 2021, C-107/19

 

“L’articolo 2 della Direttiva 2003/88/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 novembre 2003, concernente taluni aspetti dell’organizzazione dell’orario di lavoro, deve essere interpretato nel senso che la pausa concessa a un lavoratore durante il suo orario di lavoro giornaliero, durante la quale egli, se necessario, deve essere pronto a partire per un intervento entro due minuti, costituisce «orario di lavoro», ai sensi di tale disposizione, quando da una valutazione globale di tutte le circostanze pertinenti risulta che i vincoli imposti a detto lavoratore durante la pausa di cui trattasi sono di natura tale da pregiudicare in modo oggettivo e assai significativo la facoltà, per quest’ultimo, di gestire liberamente il tempo durante il quale i suoi servizi professionali non sono richiesti e di dedicare tale tempo ai propri interessi”.

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Accolto dal Tribunale di Milano il ricorso di un’ausiliaria sospesa dal lavoro senza retribuzione dalla datrice per non essersi sottoposta alla vaccinazione anti Covid.

Accolto il ricorso dell’Oss contro la sospensione senza retribuzione
La datrice invoca l’obbligo di tutelare la salute di ospiti e dipendenti.

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No ai ristori per le famiglie dei medici e del personale sanitario morti di Covid: CIMO-FESMED lancia una petizione online e scrive a Mattarella.

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Il demansionamento mortifica l’infermiere e crea un danno alla dignità professionale irreparabile.Lo afferma ancora una volta la Suprema Corte di Cassazione sesta sezione civile (sentenza n. 00359-22)

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Lettera alla redazione