Politica

 

 

 

 

 

È il tesoretto nascosto di ciascun infermiere che lavori almeno da 5 anni in una struttura pubblica o privata. Si tratta di un vero e proprio conto progressivo delle ore di lavoro prestate al di là del normale orario di lavoro, che può essere recuperato con giornate o ore di riposo e può essere retribuito con la maggiorazione dello stipendio.
Spesso facciamo a gara a chi ha il maggior numero di ferie arretrate non godute o di ore straordinarie accumulate e mai recuperate o monetizzate, ma immaginate cosa accadrebbe se tutti gli infermieri chiedessero contemporaneamente il pagamento fino all’ultimo minuto di tutte le loro ore di lavoro straordinarie⁉️

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Dal  personale  ospedaliero all’università. La Commissione europea punta il dito contro la PA italiana, colpevole di DISCRIMINAZIONE e utilizzo ABUSIVO di contratti a tempo determinato di Infermieri, operatori di supporto, medici e altri operatori sanitari.

Troppi precari nelle corsie degli ospedali, nelle classi scolastiche e persino tra il personale dei vigili del fuoco. La Commissione europea è tornata a RIPRENDERE l’Italia in merito all’abuso di contratti a tempo determinato nel settore pubblico. Ma nella panoramica sullo stato di avanzamento delle procedure di infrazione pubblicata ieri da Bruxelles, il Belpaese viene RIPRESO anche per le condizioni di lavoro DISCRIMINATORIO che in sostanza DANNEGGIATO eccessivamente IL PERSONALE A TEMPO rispetto agli assunti con un contratto indeterminato.

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Il Commissario straordinario all’emergenza, Domenico Arcuri, ha emanato oggi l’avviso pubblico per assumere con un contratto a tempo determinato fino a 3.000 medici e 12.000 infermieri e assistenti sanitari, che dovranno sostenere la campagna di somministrazione del vaccino nelle 1.500 strutture individuate e distribuite su tutto il territorio nazionale. Dal 16 dicembre prossimo medici, infermieri e assistenti sanitari, potranno inviare la loro candidatura per via telematica sul sito del Governo.

L’avviso è rivolto a cittadini italiani, UE ed extra UE. Potranno aderire i medici pensionati, i laureati oltre agli infermieri e agli assistenti sanitari. I contratti avranno una durata massima di nove mesi, rinnovabili in caso di necessità.

“Se fossimo in guerra sarebbe una sorta di “chiamata alle armi” – ha commentato il Commissario Straordinario per l’emergenza Covid, Domenico Arcuri – Per dirla meglio è un richiamo accorato alla responsabilità e alla solidarietà da parte di quei cittadini italiani che possono aiutarci ad effettuare la più grande campagna di vaccinazione di massa degli ultimi decenni con efficacia e tempestività”.

E’ partita oggi anche la gara per selezionare fino a cinque agenzie per il lavoro con le quali il Commissario Straordinario stipulerà un accordo quadro per la selezione, assunzione e la gestione amministrativa del personale sanitario che sarà impiegato nella somministrazione dei vaccini.

La scadenza della gara è fissata per il 28 dicembre 2020 alle ore 18.00. Le offerte possono essere presentate unicamente online attraverso il portale https://ingate.invitalia.it

Fnopi

 

 

 

 

 

 

 

Roma, 10 dicembre 2020 – Dopo la giornata di sciopero dei lavoratori e delle lavoratrici della pubblica amministrazione e dei servizi pubblici, si è svolto oggi in teleconferenza, l’incontro convocato dalla Ministra della Funzione Pubblica, Fabiana Dadone ed i Segretari Generali di Cgil, Cisl, Uil accompagnati dai Segretari Generali di categoria in rappresentanza dei lavoratori della sanità, delle funzioni locali e centrali. All’incontro era presente anche il Sottosegretario all’Economia, Pierpaolo Baretta.

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L’Ordine professionale degli infermieri aveva parlato di “gravi omissioni e inadeguatezza dei vertici Asp nel gestire l’emergenza Covid 19”, ma la dirigenza dell’Azienda sanitaria provinciale non ci sta e avvia un’azione legale contro l’Opi.

 

Con una delibera del 3 dicembre scorso firmata dal direttore generale Salvatore Lucio Ficarra e dalla responsabile dell’ufficio legale, Carmela Linda Di Giorgio, l’Asp di Siracusa ha conferito l’incarico all’avvocato Stefano Rametta di prendere le difese dell’ente nei confronti di Sebastiano Zappulla, nella qualità di presidente dell’Opi, l’Ordine professionale degli infermieri della provincia di Siracusa.

Sotto accusa una nota dell’Opi diffusa il 22 novembre scorso
Per la dirigenza Asp, infatti, la nota diffusa agli organi di stampa il 22 novembre scorso dal Presidente degli infermieri (leggi qui) danneggerebbe l’immagine dell’Azienda sanitaria provinciale e di coloro i quali la rappresentano. All’avvocato Rametta è stato dato mandato di assistenza legale, giudiziale ed extragiudiziale, “a difesa della dignità, dell’immagine, del prestigio e dell’onorabilità dell’Azienda, al fine di far valere il buon operato e tutelare la stessa sotto ogni profilo e rispetto a qualunque forma di speculazione mediatica posta in essere da terzi”.

Sotto accusa ci sarebbero le affermazioni del rappresentante provinciale degli infermieri che il quel lungo ed articolato documento controfirmato da tutto il consiglio direttivo dell’Ordine, denunciava “l’inadeguatezza dei vertici Asp nel gestire l’emergenza Covid 19, il ritardo nella tempestività delle comunicazioni con gli utenti, la difficoltà a processare velocemente un numero più elevato di tamponi, evidenziando piuttosto gravi omissioni e superficialità da parte degli organi territoriali ed ospedalieri deputati all’attuazione di strategie a tutela della salute pubblica”.

Non solo accuse contro l’Asp ma anche proposte di collaborazione
In quella nota, ad onor del vero non vi erano solo critiche ma anche mani tese per “contribuire all’organizzazione e gestione del sistema sanitario provinciale in questo momento di emergenza, avanzando proposte dirette non solo al superamento della fase di lockdown, ma destinate anche ad incidere ben oltre questa fase critica, al fine di garantire le migliori cure e assistenza possibili alla popolazione del territorio”.

La dirigenza dell’Asp di Siracusa, però, sotto attacco dall’inizio della pandemia, non intende recedere dall’esigenza di tutelare l’immagine dell’ente stesso e di chi la rappresenta ed ha avviato un’azione legale contro l’Ordine professionale degli infermieri e “contro chiunque intenda porre in essere qualsiasi forma di speculazione mediatica”.

 

Redazione NurseNews.Eu

Fonte

Siracusapress.It

 

 

 

 

 

 

Il sindacato aveva contestato la deliberazione 1580 del 2019 sui percorsi formativi per l’acquisizione di competenze avanzate da parte del personale sanitario Infermieristico in quanto consentirebbe l’assegnazione di funzioni e incarichi attraverso una formazione regionale, senza tenere conto della competenza statale in materia. Ma per il Tar il provvedimento regionale non lede la posizione giuridica dei riccorenti (medici) e quindi il ricorso è inammissibile. LA SENTENZA

04 DIC – Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto boccia il ricorso della Cimo contro la deliberazione della Giunta regionale del Veneto n. 1580 del 29 ottobre 2019 (“Istituzione dei percorsi di formazione complementare regionale per l’acquisizione di competenze avanzate”) giudicandolo inammissibile.

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Prima eroi, poi beffati.

Questo, in sintesi, il senso degli emendamenti “beffa” nei confronti degli infermieri, segnalati in parlamento nell’ambito della legge di Bilancio 2021.

Emendamenti che non riconoscono il valore della professionalità e dei sacrifici degli infermieri.

 

Un ritorno al passato, quando in tempi ormai lontani si distribuiva ogni risorsa a pioggia per non scontentare nessuno, non riconoscendo nessun merito guadagnato sul campo o legato ad anni di esperienza in settori e situazioni in cui nessun altro si è mai cimentato.

Questo invece è ciò che fanno alcuni emendamenti presentati alla legge di Bilancio 2021 – in particolare il 74.17 che cancella l’indennità degli infermieri in favore di un calderone unico per tutti –  smontando e snaturando il senso dell’indennità di specificità infermieristica che vuol dire prima di tutto riconoscere agli infermieri la professionalità dimostrata e che stanno dimostrando h24 nella pandemia e nell’assistenza continua ai pazienti non Covid, per ridurla a una questione economica, utilizzando come bancomat le cifre stanziate e riducendo tutto a pochi spiccioli per ciascuno, nel nome di una generalizzazione non più meritocratica, ma semplicemente alla ricerca di consensi.

Una scelta che va nella direzione opposta a quella delineata dallo stesso Governo con il varo della Legge di Bilancio.

Il Governo, infatti, ha optato nel riconoscere simbolicamente agli infermieri il valore che hanno sempre dimostrato, anche se è stato agli occhi di tutti più evidente in questi mesi. Chiediamo dunque che si distinguano le indennità per tipologia di personale in base al contributo peculiare di ciascuno. Non cancelliamo il valore e il sacrificio gli infermieri, che presto saranno chiamati anche a essere la spina dorsale della campagna di vaccinazione anti-Covid.

È questo, infatti, lo spirito con cui sin dall’inizio questa Federazione ha condiviso con il ministro della Salute Roberto Speranza e il viceministro Pierpaolo Sileri la norma che poi è stata recepita da tutto il Governo e introdotta nella legge di Bilancio 2021 all’art. 74.

Va bene il riconoscimento a tutte le professioni di un premio sottoforma di incrementi contrattuali in linea con il resto d’Europa, ma senza toccare l’indennità di specificità infermieristica nella sua declinazione iniziale prevista nella legge di Bilancio che ha tutt’altro significato.

Non si può annacquare professionalità che hanno caratteristiche, funzioni e ruoli diversi e sicuramente a 360° rispetto ai pazienti, ai cittadini e alle altre professioni.

Tutto questo il ministro e il viceministro della Salute lo sanno e non possiamo credere – e lo respingiamo con forza – che tutto si appiattisca in Parlamento, dove invece si dovrebbe valorizzare di più e premiare chi finora è stato messo invece in secondo piano nonostante gli oltre 30mila contagi e 59 decessi sul lavoro, che gli infermieri contano fino a oggi tra i colleghi. Numeri, questi si, che li caratterizzano e li distinguono da tutti gli altri!

Facciamo appello ai parlamentari, perché si ritirino emendamenti che per oltre 450mila infermieri rappresentato un tuffo in un buio passato, una beffa rispetto al loro impegno, ai risultati raggiunti e a ciò che quotidianamente gli viene chiesto e che i cittadini si aspettano da loro. Al Governo chiediamo di respingerli “senza se e senza ma”.

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È un documento che sta cominciando ad allarmare le Regioni italiane. Si tratta della Relazione tecnica allegata alla Legge di Bilancio, che contiene una insidiosa precisazione sui tagli alla Sanità, a partire dal 2023.

 

Leggendo il testo della manovra non si capisce, diciamo a occhio nudo, che cosà accadrà. Occorre ricostruire i rimandi ad altri testi. Ecco dunque che l’articolo 72 del documento tecnico sottolinea prima di tutto che «il fabbisogno standard è normativamente stabilito solo fino all’anno 2021». E poi si aggiunge che «dall’anno 2023 per effetto dei processi connessi alla riorganizzazione dei servizi sanitari anche attraverso il potenziamento dei processi di digitalizzazione, si prevede una minore spesa di 300 milioni di euro annui, con consegunte riduzione del livello del finanziamento».

Una scelta che sta allarmando le Regioni italiane, considerando che proprio in questi mesi la Sanità è il settore più importante in cui investire.

Tradotto: il fondo sanitario nazionale dal 2023 dovrebbe avere, se questa impostazione verrà mantenuta, 300 milioni in meno. Certo, considerando che il fondo beneficia ad oggi di 120 miliardi, a cui nel 2021 se ne aggiungerà un altro, può sembrare una riduzione non così dura. Tuttavia va sottolineato che guardando lo schema illustrato nella stessa Relazione tecnica, per il 2022 e gli anni successivi non viene specificato l’ammontare del fondo. Si parla già di tagli permanenti da 300 milioni all’anno a partire dal 2023, ma non delle risorse complessive del fondo. C’è solo la sottrazione insomma, ma non il quantitativo totale da cui i 300 milioni verranno sottratti.

Potrebbe essere un dettaglio? L’aspettativa è che anche per i prossimi anni il fondo nazionale per la sanità benefici sempre di 120 miliardi. Tuttavia per i tecnici delle Regioni sarebbe meglio specificarlo.

Fonte

Il sole 24 ore

Redazione NurseNews.Eu

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’operatore socio sanitario occupa il primo posto nella top ten delle figure professionali a media qualifica più ricercate nell’ultimo bimestre del 2020. E’ quanto pubblicato nei giorni scorsi dal quotidiano Il Sole 24 Ore che ha preso in esame le statistiche fornite dalle Agenzie di Lavoro, Trovit, LinkedIn e Assolavoro.

 

Uno studio che ha suddiviso le professioni in tre categorie: le professioni ad elevata qualifica, quelle a media qualifica e infine gli operai specializzati ed i conduttori di macchinari ed impianti.

 

Trattandosi di una professione per l’esercizio della quale non è previsto il possesso di una laurea, l’operatore socio sanitario è stato inserito nella categoria delle professioni a media qualifica e risulta essere, almeno stando agli studi appena descritti, al primo posto della classifica dei lavori più richiesti. Numeri che sono sicuramente dettati dall’emergenza sanitaria che ha fatto registrare un incremento notevole di offerte e proposte di lavoro in ambito sanitario, e soprattutto in quello ospedaliero. Numeri che servono soprattutto a far riflettere sull’importanza di questa figura professionale sempre più necessaria anche se troppo spesso sottovalutata. Nella top ten anche la figura del badante che occupa saldamente la settima posizione, mentre nella classifica delle professioni ad elevata qualifica più richieste il primo posto è occupato dall’infermiere.

Fonte: IlSole24ore

 

 

 

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