Nella sanità italiana esiste una figura professionale che sembra avere un superpotere: l’infermiere.
Non perché abbia più tempo o più risorse, ma perché spesso è l’unico a cui viene chiesto di fare tutto.
Somministrare terapie, gestire emergenze, monitorare i pazienti, compilare documentazione, coordinare attività.
Fin qui tutto normale: sono responsabilità professionali.
Poi però succede qualcosa.
Quando mancano gli OSS, quando il personale è ridotto, quando l’organizzazione non regge, la soluzione sembra sempre la stessa:
“Ci pensa l’infermiere”.
Così l’infermiere diventa contemporaneamente:
infermiere
OSS
segretario
logistica
supporto tecnico
problem solver di reparto
Il problema è che non è flessibilità.
Non è spirito di adattamento.
È carenza di personale mascherata da organizzazione.
E mentre si chiede agli infermieri di “arrangiarsi”, succedono due cose molto concrete:
diminuisce il tempo dedicato all’assistenza infermieristica
aumentano i rischi per pazienti e operatori
Perché un infermiere che deve correre da una parte all’altra del reparto non sta facendo meglio il suo lavoro.
Sta semplicemente cercando di tenere in piedi un sistema che ha troppe falle.
La verità è semplice:
gli infermieri non chiedono privilegi.
Chiedono solo una cosa.
Poter fare gli infermieri.
Con personale adeguato, organizzazione seria e rispetto delle competenze.
Perché quando un sistema sanitario funziona davvero, nessuno deve fare il lavoro di tre persone.
E soprattutto, l’assistenza non diventa un compromesso tra cura e risparmio.
