Il Policlinico San Raffaele di Milano attraversa una fase delicata sul piano organizzativo e gestionale. Dopo i gravi disservizi registrati nel reparto Iceberg, che hanno portato alle dimissioni dell’amministratore unico Francesco Galli, la direzione ha deciso di intervenire nominando il professor Alberto Zangrillo nel ruolo di Chief Clinical Officer.
La scelta arriva in un momento di forte pressione mediatica, istituzionale e sindacale, a seguito delle criticità emerse nella gestione dell’assistenza e, in particolare, del personale infermieristico. Il caso Iceberg ha infatti acceso i riflettori su problemi strutturali legati all’organizzazione dei turni, alla carenza di professionisti e al ricorso a personale esterno tramite cooperative, spesso non adeguatamente formato per operare in reparti ad alta complessità assistenziale.
Lo stesso Zangrillo, intervenendo pubblicamente, ha parlato di un’emergenza che non sarebbe stata affrontata come tale, riconoscendo implicitamente una sottovalutazione della gravità della situazione e chiedendo scusa per i disagi arrecati ai pazienti e alle loro famiglie.
La nomina del Chief Clinical Officer rappresenta un tentativo di rafforzare la governance clinica dell’ospedale, affidando a una figura di peso nazionale il coordinamento delle attività assistenziali e il raccordo tra direzione strategica e reparti. Tuttavia, la decisione non può essere letta solo come una scelta tecnica: è anche una risposta politica e gestionale a una crisi che ha messo in discussione il modello organizzativo adottato.
Al centro della vicenda resta il nodo infermieristico. I disservizi emersi non sono riconducibili esclusivamente a errori individuali, ma a scelte strutturali che hanno progressivamente indebolito l’organico interno, aumentando il carico di lavoro e facendo ricorso a soluzioni tampone. In contesti ad alta intensità di cura, queste scelte hanno un impatto diretto sulla sicurezza del paziente e sulla qualità dell’assistenza.
Le reazioni del mondo sindacale e professionale non si sono fatte attendere. È stato più volte ribadito che la gestione dell’emergenza non può tradursi in una compressione delle competenze professionali o in un utilizzo improprio di personale non adeguatamente formato. La carenza di infermieri non può essere compensata con scorciatoie organizzative che rischiano di compromettere l’assistenza.
La vicenda del San Raffaele pone quindi una questione più ampia, che va oltre il singolo ospedale: quale modello di governance sanitaria si intende perseguire in strutture complesse? E quale ruolo reale viene riconosciuto alle professioni sanitarie, in particolare a quella infermieristica, nella programmazione e nella gestione dei servizi?
La nomina di Zangrillo potrà rappresentare un punto di svolta solo se accompagnata da un cambio di approccio concreto, che metta al centro il rispetto delle competenze, il rafforzamento degli organici e una gestione dell’emergenza che non scarichi i propri effetti sui lavoratori e sui pazienti.
