La carenza cronica di infermieri in Italia ha condotto negli ultimi anni all’utilizzo di misure emergenziali per garantire continuità assistenziale.
Fra queste, il regime transitorio per l’assunzione di infermieri formati all’estero, prorogato tutte le volte senza definire un quadro regolatorio stabile.
Il risultato è semplice:
una soluzione nata per tamponare una crisi si è trasformata in una scorciatoia strutturale, priva di tutele e governance.
Oggi, con la proroga fissata al 2027, questa scelta ha un costo non più accettabile per cittadini, infermieri e Ordini professionali.
È arrivato il momento di chiedere con chiarezza lo STOP a ulteriori proroghe senza riforma.
Una deroga che è diventata regola: il rischio è reale
Il regime transitorio permette l’ingresso di infermieri da percorsi esteri non pienamente sovrapponibili e senza integrazioni formative obbligatorie.
Ma mentre gli ospedali ne hanno beneficiato per coprire i turni, nessuno si è assunto il compito di:
definire standard minimi nazionali,
costruire moduli di integrazione certificati,
chiarire criteri di responsabilità professionale.
Questo ha generato una fragilità sistemica che riguarda:
la qualità dell’assistenza,
la tutela del paziente,
la credibilità della professione.
Chi ha avallato il vuoto
Il vuoto normativo non è casuale ma conveniente:
Governo e Parlamento hanno preferito prorogare,
Ministeri hanno lasciato correre,
Regioni hanno reclutato rapidamente,
Aziende sanitarie pubbliche e private hanno occupato i posti scoperti.
Il prezzo, però, lo pagano:
i cittadini che credono nella certificazione professionale,
gli infermieri formati in Italia,
e gli Ordini, investiti di responsabilità senza poteri effettivi.
Perché oggi è necessario dire STOP
Perché continuare con proroghe cieche significa:
accettare un dumping professionale a danno degli infermieri italiani,
creare un’assistenza a doppia velocità,
deresponsabilizzare le istituzioni,
e indebolire la credibilità della professione.
Il caso del San Raffaele è la cartina di tornasole:
caos operativo, indagini regionali, esposizione mediatica.
Non serve altro per capire che il sistema non regge ancora una proroga senza regole.
STOP alle proroghe, sì alla regolazione
La richiesta non è di chiudere agli infermieri esteri
sarebbe sbagliato e miope.
La richiesta è cessare le proroghe al buio e finalmente introdurre:
✔ un percorso nazionale di integrazione formativa obbligatorio
✔ tutoraggio e supervisione clinica
✔ poteri reali agli Ordini professionali
✔ un registro transitorio tracciabile
✔ una banca dati nazionale sui titoli riconosciuti
✔ una legge organica post-2027
Solo così l’ingresso di professionisti formati all’estero diventa opportunità, non rischio.
Conclusione: 2027 deve essere l’anno della riforma, non l’ennesimo rinvio
Se il Governo deciderà di prorogare ancora,
avrà scelto:
di deresponsabilizzare se stesso,
di lasciar esposti i cittadini,
di indebolire gli infermieri italiani,
e di relegare gli Ordini a ruolo notarile.
Non è più sostenibile.
Non è più difendibile.
Non è più giustificabile.
Serve lo STOP alle proroghe automatiche
e l’avvio di una vera regolazione:
formazione integrativa, controlli, poteri ordinistici, responsabilità definite.
Solo così il reclutamento internazionale sarà una leva per la sanità,
e non un fattore di fragilità nascosta.
