La chiamano carenza di personale, ma i numeri raccontano qualcosa di più profondo. In Toscana è in corso una vera e propria emorragia di infermieri dal Servizio sanitario nazionale. Nel solo 2025 circa 800 professionisti hanno lasciato il sistema pubblico, scegliendo il settore privato, la libera professione o un trasferimento all’estero.
A certificare il fenomeno sono i dati della Corte dei conti, presentati recentemente alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato. La Toscana si colloca così al secondo posto in Italia per numero di dimissioni volontarie tra gli infermieri del SSN, dietro soltanto alla Lombardia.
Un sistema che perde professionisti
La questione non riguarda soltanto le uscite. Il problema è che sempre più spesso gli infermieri che lasciano non vengono sostituiti in tempi rapidi. Molte aziende sanitarie faticano a coprire i posti vacanti e i concorsi registrano una partecipazione sempre più ridotta rispetto al passato.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: organici insufficienti, turni sempre più pesanti, ferie difficili da programmare e una pressione assistenziale che continua ad aumentare.
In molti reparti gli infermieri sono chiamati a garantire la stessa qualità assistenziale con risorse umane sempre più limitate. Una situazione che alimenta stress, burnout e insoddisfazione professionale, contribuendo a sua volta a nuove dimissioni.
Perché gli infermieri se ne vanno
Le ragioni dell’abbandono del servizio pubblico sono note da tempo. Gli stipendi italiani restano tra i più bassi d’Europa in rapporto alle responsabilità richieste. A questo si aggiungono carichi di lavoro elevati, aggressioni sempre più frequenti, scarse prospettive di carriera e una percezione diffusa di mancata valorizzazione professionale.
Non sorprende quindi che molti infermieri guardino con interesse alle opportunità offerte dalle strutture private o da altri Paesi europei, dove retribuzioni e condizioni lavorative risultano spesso più favorevoli.
Negli ultimi anni numerosi professionisti hanno scelto destinazioni come Svizzera, Germania, Regno Unito e Paesi del Nord Europa, mentre altri hanno deciso di restare in Italia ma lontano dal servizio pubblico.
Una crisi che rischia di peggiorare
A rendere ancora più preoccupante il quadro c’è il progressivo calo di attrattività della professione infermieristica. Diverse università registrano una diminuzione delle iscrizioni ai corsi di laurea e non tutti i posti disponibili vengono coperti.
Meno studenti oggi significa meno infermieri domani. Una prospettiva che rischia di aggravare ulteriormente le difficoltà già esistenti, soprattutto in un contesto caratterizzato dall’invecchiamento della popolazione e dall’aumento della domanda di assistenza sanitaria.
Le richieste della professione
Da anni gli ordini professionali, le organizzazioni sindacali e le associazioni di categoria chiedono interventi concreti per invertire la tendenza. Tra le priorità indicate figurano l’aumento delle retribuzioni, il miglioramento delle condizioni di lavoro, la valorizzazione delle competenze avanzate e un piano straordinario per il reclutamento e la fidelizzazione del personale.
Secondo molti osservatori, il vero nodo non è più soltanto formare nuovi infermieri, ma convincere quelli già presenti a rimanere nel Servizio sanitario nazionale.
Il rischio per cittadini e servizi
La fuga degli infermieri non rappresenta soltanto un problema occupazionale. Le conseguenze ricadono direttamente sui cittadini e sull’organizzazione dei servizi sanitari. Meno personale significa maggiori difficoltà nel garantire assistenza, aumento dei tempi di attesa e crescente pressione sui professionisti che restano in servizio.
La fotografia scattata dalla Corte dei conti lancia dunque un segnale chiaro: senza investimenti strutturali e una reale valorizzazione della professione infermieristica, il rischio è che l’emorragia continui, mettendo sempre più in difficoltà il sistema sanitario pubblico.
E la Toscana, oggi seconda solo alla Lombardia per numero di dimissioni, rappresenta uno dei simboli più evidenti di una crisi che interessa ormai l’intero Paese.

