Per anni il SSN ha cercato personale all’estero per colmare le carenze. Oggi salari bassi e costo della vita elevato rendono l’Italia sempre meno attrattiva anche per chi arriva da altri Paesi.
Per anni ci hanno raccontato che la soluzione alla carenza di personale sanitario fosse cercare professionisti all’estero. Una strategia presentata come inevitabile, necessaria, urgente.
Ma oggi emerge una realtà ancora più preoccupante: perfino questa strada sta mostrando tutti i suoi limiti.
Perché il problema non è mai stato trovare infermieri italiani o stranieri. Il problema è che il Servizio Sanitario Nazionale è diventato sempre meno attrattivo per chiunque.
Gli infermieri italiani se ne vanno. Molti scelgono la Svizzera, la Germania, i Paesi del Nord Europa o il settore privato. Altri cambiano completamente professione. Non per mancanza di vocazione, ma perché lavorare nella sanità pubblica italiana significa troppo spesso affrontare stipendi insufficienti, turni massacranti, carenze croniche di personale e responsabilità enormi.
Ora anche il reclutamento internazionale incontra ostacoli sempre più evidenti.
Chi arriva da altri Paesi non trova l’Italia degli anni Novanta, dove il differenziale economico poteva rappresentare una grande opportunità. Oggi il costo della vita è aumentato in modo vertiginoso: affitti, bollette, trasporti e beni essenziali erodono rapidamente stipendi che, nel panorama europeo, restano tra i più bassi per le professioni sanitarie.
La domanda che molti professionisti stranieri si pongono è semplice: perché venire a lavorare in Italia quando, con la stessa qualifica, si può guadagnare molto di più altrove?
Se un infermiere filippino, sudamericano, tunisino o indiano scopre che una parte enorme del suo stipendio finirà per pagare un affitto, mentre in altri Paesi europei può ottenere condizioni economiche migliori, la scelta diventa quasi scontata.
Ecco il paradosso.
Abbiamo costruito un sistema che non riesce a trattenere i professionisti italiani e che sta diventando sempre meno competitivo perfino per quelli stranieri.
Non è una questione di nazionalità. È una questione di valore del lavoro.
Quando una professione altamente qualificata viene retribuita poco rispetto alle responsabilità che comporta, il mercato reagisce. Le persone cercano opportunità migliori. Succede agli italiani. Succede agli stranieri. Succede ovunque.
La politica continua a parlare di carenza di personale come se il problema fosse la mancanza di candidati.
Ma la verità è più scomoda.
I professionisti esistono. Quello che manca sono condizioni di lavoro e retribuzioni capaci di renderli disponibili a lavorare nel nostro sistema sanitario.
Per anni si è pensato di poter sostituire chi andava via con nuova forza lavoro proveniente dall’estero. Oggi rischiamo di scoprire che nemmeno questa riserva è inesauribile.
Perché quando gli stipendi non tengono il passo con il costo della vita, quando il lavoro diventa sempre più pesante e meno riconosciuto, il problema non è da dove arrivano i professionisti.
Il problema è che nessuno vuole più restare.
E quando nemmeno chi arriva da lontano considera conveniente lavorare nei nostri ospedali, forse è arrivato il momento di ammettere che la crisi non riguarda il personale.
