La prima indagine paneuropea dell’Organizzazione Mondiale della Sanità – Ufficio regionale per l’Europa sulla salute mentale di medici e infermieri restituisce un quadro preoccupante, che va oltre la dimensione individuale e interroga direttamente la sostenibilità dei sistemi sanitari.
Secondo il rapporto, in Islanda e Norvegia un professionista sanitario su tre presenta sintomi compatibili con il disturbo depressivo maggiore. Uno su dieci riferisce pensieri suicidari passivi, mentre circa un terzo dichiara di aver subito bullismo o minacce sul luogo di lavoro. Ancora più grave, uno su dieci segnala episodi di violenza fisica o molestie sessuali.
Numeri che descrivono una sofferenza diffusa, spesso silenziosa, all’interno di sistemi sanitari già sottoposti a forte pressione organizzativa e carenza di personale.
Condizioni di lavoro e disagio psicologico
Il rapporto dell’OMS evidenzia una relazione diretta tra condizioni di lavoro e salute mentale. Turni prolungati, carichi assistenziali elevati, instabilità contrattuale ed esposizione a comportamenti aggressivi rappresentano fattori di rischio significativi per lo sviluppo di ansia, depressione e burnout.
Il disagio non nasce da una fragilità individuale, ma da contesti organizzativi che normalizzano lo stress cronico e rendono difficile la richiesta di aiuto, anche per timore di stigma o ripercussioni professionali.
La definizione OMS di salute mentale
Per l’OMS, la salute mentale non coincide con la semplice assenza di malattia, ma con uno stato di benessere che consente alle persone di affrontare lo stress, lavorare in modo produttivo, apprendere e contribuire alla comunità.
È il risultato di una complessa interazione tra fattori personali, sociali e lavorativi, e per questo non può essere tutelata limitandosi alla cura dei sintomi. Serve un approccio più ampio, capace di agire sulle cause strutturali del disagio.
Le raccomandazioni dell’OMS
Il rapporto individua alcune priorità chiare per i decisori politici e le organizzazioni sanitarie:
tolleranza zero verso violenza, molestie e bullismo nei luoghi di lavoro sanitari;
revisione dei modelli di turnazione e degli straordinari prolungati;
riduzione dei carichi di lavoro attraverso assunzioni e riorganizzazione dei processi;
accesso a servizi di supporto psicologico riservati e privi di stigma;
politiche integrate che coinvolgano anche ambiti esterni alla sanità, come lavoro e welfare.
La tutela della salute mentale del personale sanitario viene indicata come condizione essenziale per la qualità e la sicurezza delle cure, non come beneficio accessorio.
Una questione sistemica
Nonostante il disagio diffuso, molti professionisti continuano a esprimere un forte senso di responsabilità e soddisfazione per il proprio lavoro. Proprio questa resilienza, però, rischia di essere erosa se non accompagnata da interventi strutturali.
Per l’OMS, la crisi della salute mentale di medici e infermieri non è solo un problema individuale, ma un segnale di fragilità dei sistemi sanitari, destinato ad aggravare carenze di personale, assenteismo e riduzione della qualità assistenziale.
Conclusione
I dati dell’OMS Europa impongono una riflessione chiara: prendersi cura di chi cura non è più rinviabile. La salute mentale dei professionisti sanitari deve diventare una priorità delle politiche sanitarie, organizzative e del lavoro, se si vuole garantire la tenuta del sistema e la sicurezza delle cure nel medio e lungo periodo.
Fonte:
OMS Europa – Mental Health of Nurses and Doctors (MeND Report)
https://storagehub.homnya.net/cmsimage/2026/01/WHO-EURO-2025-12709-52483-81031-eng-1.pdf
