Per decenni la figura dell’infermiere in Italia è stata raccontata e spesso vissuta come una professione ancillare, subordinata, prevalentemente esecutiva. Un ruolo indispensabile per il funzionamento del sistema sanitario, ma raramente riconosciuto nella sua piena autonomia professionale, culturale e decisionale. Oggi, tuttavia, questo racconto non è più sufficiente. L’infermieristica italiana è attraversata da una trasformazione profonda, che affonda le sue radici nella storia normativa, nella formazione universitaria e nei cambiamenti epidemiologici e organizzativi della sanità contemporanea.
Ripercorrere l’evoluzione del ruolo infermieristico non significa soltanto fare memoria di tappe legislative o riforme accademiche, ma interrogarsi su cosa significhi oggi “essere infermiere” e su quale spazio la professione sia realmente in grado di occupare nel Servizio Sanitario Nazionale.
Le origini: un ruolo ausiliario e rigidamente normato
Fino alla seconda metà del Novecento, l’infermiere era inquadrato formalmente come personale ausiliario. Il mansionario del 1974 (D.P.R. 225/1974) rappresentava il perno attorno al quale ruotava l’identità professionale: un elenco dettagliato e vincolante di atti consentiti, che definiva l’agire infermieristico più per esclusione che per competenza.
Il modello organizzativo era fortemente medico-centrico. All’infermiere spettava l’esecuzione puntuale delle prescrizioni, con spazi decisionali minimi e una responsabilità prevalentemente tecnica. In questo contesto, la formazione aveva un’impostazione prevalentemente pratica e ospedaliera, con un ridotto riconoscimento accademico e culturale.
Questa impostazione, per quanto coerente con il contesto storico, ha prodotto nel tempo una sottovalutazione strutturale della professione, sia sul piano retributivo sia su quello del riconoscimento sociale.
La svolta normativa: dall’abolizione del mansionario al profilo professionale
Un primo, decisivo cambio di paradigma arriva negli anni Novanta. Il D.M. 739/1994 introduce il profilo professionale dell’infermiere, superando la logica dell’elenco di mansioni e riconoscendo la responsabilità dell’assistenza infermieristica generale.
L’infermiere non è più definito da ciò che “può o non può fare”, ma dalle competenze, dagli obiettivi assistenziali e dalla responsabilità diretta nei confronti della persona assistita. È un passaggio culturale prima ancora che giuridico, che apre la strada a una concezione più matura e autonoma della professione.
La Legge 42/1999 completa questo percorso, abolendo definitivamente il mansionario e affermando che l’esercizio professionale è regolato da:
– profilo professionale
– ordinamento didattico
– codice deontologico
Si tratta di un riconoscimento formale dell’infermieristica come professione sanitaria intellettuale, fondata su conoscenze scientifiche e responsabilità proprie.
L’università e la costruzione di un sapere disciplinare
Il passaggio della formazione infermieristica all’università rappresenta uno degli snodi più rilevanti dell’evoluzione professionale. L’introduzione del corso di laurea triennale, seguita dalle lauree magistrali e dai master, ha consentito alla professione di dotarsi di un proprio sapere disciplinare strutturato.
Non si tratta solo di acquisire titoli accademici, ma di sviluppare capacità critiche, competenze di ricerca, strumenti di valutazione dell’assistenza e modelli teorici propri. Nasce e si consolida il concetto di infermieristica basata sulle evidenze, che sposta il focus dall’abitudine alla dimostrazione scientifica dell’efficacia degli interventi.
Tuttavia, il riconoscimento accademico non sempre si è tradotto in un equivalente riconoscimento organizzativo e contrattuale, creando una frattura tra formazione avanzata e pratica quotidiana.
Autonomia professionale e responsabilità clinica
Uno degli aspetti più dibattuti riguarda il concetto di autonomia infermieristica. Autonomia non significa sostituzione del medico, ma capacità di valutazione, pianificazione, attuazione e valutazione dell’assistenza infermieristica in modo indipendente e responsabile.
Nella pratica clinica, l’infermiere:
– valuta i bisogni assistenziali
– formula diagnosi infermieristiche
– pianifica interventi
– monitora esiti e sicurezza
Questo comporta una responsabilità giuridica diretta, che negli ultimi anni è diventata sempre più evidente anche sul piano medico-legale. L’infermiere non è più tutelato dalla semplice esecuzione di ordini, ma è chiamato a esercitare giudizio professionale.
Le resistenze culturali e organizzative
Nonostante i progressi normativi e formativi, l’evoluzione del ruolo infermieristico incontra ancora resistenze significative. In molte realtà permangono modelli organizzativi rigidi, gerarchici, poco orientati al lavoro multiprofessionale.
A questo si aggiungono:
– carenze croniche di personale
– carichi di lavoro eccessivi
– ridotta valorizzazione delle competenze avanzate
Il rischio è quello di una professione formalmente evoluta ma sostanzialmente compressa in pratiche operative che ne limitano l’espressione.
Il futuro della professione: tra opportunità e sfide
L’invecchiamento della popolazione, la cronicità, la sanità territoriale e la digitalizzazione pongono l’infermieristica al centro del sistema. Figure come l’infermiere di famiglia e comunità, l’infermiere specialista e l’infermiere ricercatore rappresentano possibili sviluppi coerenti con l’evoluzione in atto.
Affinché questo futuro si realizzi, però, è necessario un investimento reale in termini organizzativi, contrattuali, culturali.
L’evoluzione del ruolo infermieristico non è una concessione, ma una necessità strutturale per la sostenibilità del sistema sanitario.
Conclusioni
L’infermiere italiano non è più e non può più essere una figura esecutiva. È un professionista sanitario con competenze autonome, responsabilità dirette e un ruolo strategico nella presa in carico della persona assistita.
Riconoscere pienamente questa evoluzione significa non solo valorizzare una professione, ma migliorare la qualità delle cure e la tenuta dell’intero sistema sanitario. È una sfida che riguarda le istituzioni, le organizzazioni e la stessa comunità professionale.

