La visione dell’assessore Daniela Faraoni e le implicazioni per i professionisti sanitari
Il futuro della sanità siciliana passa da una riorganizzazione profonda del sistema, capace di spostare l’asse dell’assistenza dall’ospedale al territorio, ridurre le distorsioni organizzative e garantire una risposta più appropriata ai bisogni dei cittadini.
È questo il quadro delineato dall’assessore regionale alla Salute Daniela Faraoni, che ha indicato obiettivi e tempi di una riforma destinata ad avere ricadute significative sull’organizzazione dei servizi e sul lavoro quotidiano degli operatori sanitari.
Case di comunità: da progetto a infrastruttura reale
Uno dei pilastri della riforma è rappresentato dalle case di comunità, previste nell’ambito del PNRR. In Sicilia ne sono programmate 146: una rete territoriale che dovrebbe diventare pienamente operativa entro il 2026.
Non si tratta di semplici ambulatori decentrati, ma di strutture pensate per garantire:
assistenza infermieristica continuativa,
integrazione con i medici di medicina generale,
prestazioni di base diagnostiche e di monitoraggio,
presa in carico delle cronicità e dei bisogni complessi.
Il modello delineato punta a rendere la sanità più prossima al cittadino, riducendo accessi impropri in ospedale e migliorando la continuità assistenziale. Per i professionisti sanitari, questo implica un rafforzamento delle competenze territoriali e una riorganizzazione dei percorsi di cura.
Liste d’attesa: superare la logica emergenziale
Il tema delle liste d’attesa viene affrontato dall’assessorato come un problema strutturale, non risolvibile con interventi tampone. La strategia dichiarata si fonda su:
separazione chiara delle urgenze dalle prestazioni programmabili,
percorsi dedicati per i bisogni clinicamente prioritari,
revisione dell’organizzazione delle agende e dei flussi assistenziali.
In questa prospettiva, la riduzione delle liste non è solo una questione di numeri, ma di appropriatezza, governance e responsabilità organizzativa. Un messaggio rilevante anche per le aziende sanitarie, chiamate a migliorare la programmazione e l’utilizzo delle risorse disponibili.
Prestazioni a pagamento e distorsioni del sistema
Un passaggio particolarmente delicato riguarda il rapporto tra attività pubblica e attività a pagamento. L’assessorato ha riconosciuto l’esistenza di distorsioni che, negli anni, hanno contribuito ad alimentare diseguaglianze di accesso.
La linea indicata è quella di una regolazione più stringente, che eviti sovrapposizioni e garantisca che il sistema pubblico resti il perno dell’assistenza, senza scorciatoie che penalizzino i cittadini in attesa di prestazioni.
Questo punto ha un forte impatto etico, organizzativo e professionale, e chiama in causa la responsabilità collettiva di dirigenti, professionisti e governance aziendale.
Pronto soccorso e territorio: una relazione da riequilibrare
Un altro obiettivo centrale è l’alleggerimento dei pronto soccorso, oggi sovraccarichi anche da bisogni che non sono propriamente emergenziali.
Il rafforzamento del territorio, attraverso case di comunità e servizi intermedi, dovrebbe consentire:
una migliore gestione del primo contatto,
una risposta più rapida ai bisogni non urgenti,
una maggiore sicurezza clinica nelle aree di emergenza.
Per infermieri e medici dell’emergenza, questo significa lavorare in contesti meno congestionati e più coerenti con la mission assistenziale del pronto soccorso.
PNRR, digitalizzazione e nuovi modelli organizzativi
La riforma regionale si inserisce nel più ampio quadro del PNRR, che non riguarda solo nuove strutture, ma anche:
digitalizzazione dei processi,
integrazione dei dati clinici,
utilizzo sistematico del Fascicolo Sanitario Elettronico.
Questo comporta un cambiamento culturale e operativo per i professionisti sanitari, chiamati a lavorare in sistemi sempre più interconnessi, orientati alla continuità delle cure e alla presa in carico multidisciplinare.
Le ricadute per i professionisti sanitari
Dal punto di vista di chi opera quotidianamente nel sistema sanitario, la visione delineata apre alcune direttrici chiare:
centralità delle competenze territoriali e della gestione della cronicità;
rafforzamento del ruolo infermieristico nella continuità assistenziale;
maggiore integrazione multiprofessionale;
superamento della frammentazione tra ospedale e territorio.
La linea tracciata dall’assessore Faraoni propone una sanità meno ospedale-centrica, più orientata alla comunità e più attenta all’appropriatezza organizzativa.
La sfida vera non sarà solo realizzare le strutture, ma rendere coerenti modelli, professioni e governance, evitando che le riforme restino sulla carta.
Per i professionisti sanitari, e in particolare per gli infermieri, si apre una fase di profondo cambiamento che richiede visione, competenze e capacità di incidere nei processi decisionali.
