Gli infermieri, anche quelli laureati, svolgono marginalmente e affrettatamente le proprie mansioni, ma l’attività principale che occupano riguarda essenzialmente quella che non compete all’infermiere come recita la famosa sentenza della Cassazione del 1985,ma all’ausiliario , tanto da svolgerla in maniera prevalente e pedissequa, sottraendo prezioso tempo alle attività cliniche-infermieristiche, e che riguardato precipuamente mansioni igienico-domestico-alberghiere e precisamente: rispondere ai campanelli di richiesta domestica e alberghiera; soddisfare richieste che attengono alle necessità quotidiane dei pazienti; alzare e abbassare le tapparelle; aprire e chiudere le finestre; alzare e abbassare lo schienale del letto; aprire una bottiglia; riempire un bicchiere d’acqua; porgere il telefonino, gli occhiali, la dentiera, una bottiglietta, ecc.; accendere e spegnere la televisione; prendere le lenzuola; chiudere la porta; chiamare un parente al telefono; prendere dall’armadio vestiti, scarpe, calzini; vestire e movimentare il paziente alzandolo di peso nel letto; sollevare il paziente dal letto/carrozzina/comoda e viceversa il più delle volte da solo per accompagnarlo al bagno; usare le padelle e i pappagalli, svuotarli e pulirli; pulire le bacinelle ed ogni presidio usato dal medico e dal paziente; imboccare i pazienti non autosufficienti; riassettare il letto e cambiare la biancheria; smaltire le sacche di urina; sostituire i pannoloni, effettuare le cure igieniche, vestire il paziente; barellamento dei pazienti a mezzo di carrozzina, barella e letto per il trasportarli verso altri servizi; preparare, lavare ed asciugare il materiale da sterilizzare; pulire, controllare e rifornire i carrelli e gli armadi di servizio; smaltire il materiale sporco usato per l’assistenza; spostare tra le stanze materassi, letti interi e comodini.

Gli infermieri sono impegnati, senza sosta, a garantire ai pazienti l’assistenza diretta svolgendo tutte le mansioni ausiliarie e per questo non praticano in maniera soddisfacente e intellettuale la propria professione e quindi non possono mai seguire le visite mediche, aggiornarsi sull’evoluzione terapeutica e patologica dei malati, svolgere ricerca infermieristica per migliorare l’assistenza e la compliance dei pazienti (non conoscono le malattie dei propri pazienti), non si aggiornano sul fronte dei processi di nursing, non propongono miglioramenti e sperimentano innovazioni assistenziali di natura tecnico-infermieristica, non applicano i metodi assistenziali personalizzati secondo le patologie in essere, non svolgono attività informativa igienica e profilattica per esempio relativamente alle malattie autoimmuni che si acuiscono in presenza di determinati regimi alimentari o di stress, non forniscono ai pazienti le informazioni relative alle attività assistenziali che svolgono (es. finalità di un farmaco, effetti collaterali, gestione autonoma del farmaco, scopo dell’autotrasfusione, contenuto delle attività diagnostiche, ecc.).

Tutte queste carenze professionali, oramai perse per mancata pratica ed esperienza e, soprattutto, per radicamento da persistenza delle attività ausiliarie su quelle propriamente infermieristiche, sono imputabili al disinteresse dell’amministrazione datoriale che assegna il personale ausiliario nel reparto, costringendo, di fatto, gli infermieri a sopperire a tali carenze ed a svolgere perlopiù attività operaia e manovalanza, sottoponendoli alle vessazioni dei familiari dei malati che, giustamente, pretendono costante assistenza igienica, domestica e alberghiera.

E l’IP.AS.VI.? L’IP.AS.VI. sta a guardare, tanto le loro poltrone sono protette da ogni ingerenza.

Il prezioso tempo che gli infermieri avrebbero potuto investire nelle mansioni infermieristiche è stato disperso con gravi pregiudizi alla salute e alla personalità morale ed esistenziale fin dall’inizio del rapporto di lavoro, perché sono costretti a privilegiare le mansioni ausiliarie anziché le proprie, quest’ultime residuandole rispetto alle prime, perché devono soddisfare i bisogni non procrastinabili richiesti dai pazienti e che attengono, appunto, le già precisate attività igienico-domestico-alberghiere.

Spesso la loro presenza è pretesa dai parenti dei pazienti anche dietro minacce, ogni volta che tardano a rispondere al campanello o quando rappresentano al parente gli impedimenti urgenti che non gli permettono di accudire prontamente il malato.

Nei servizi ove lavorano gli infermieri, non è mai stato assegnato il personale ausiliario per svolgere le mansioni assistenziali dirette ed anzi, la struttura sanitaria non solo conosce queste carenze, ma addirittura ne è direttamente responsabile perché in più occasione chiede espressamente sacrifici esclusivamente al personale infermieristico.

Il paradosso è che i sacrifici dell’infermiere vengono richiesti, spesso, dai medici quando, questi, sono i primi che sollevano un vespaio al solo odore di demansionamento..

A.D.I.

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Alfio Alfredo Stiro nasce in Sicilia a Catania il 22/01/1970, consegue la laurea in infermieristica presso la facoltà di Medicina e Chirurgia di Catania e successivamente il Master in Management delle Professioni Sanitarie. Master in osteopatia posturale presso l'universita di Pisa dipartimento di endocrinologia e metabolismo,ortopedia e traumatologia,medicina del lavoro. E scuola di osteopatia belga, Belso.ha frequentato numerosi corsi sull'emergenza, in servizio presso l’U.O. di Pronto soccorso e Ps pediatrico. Azienda Cannizzaro per l'emergenza di catania.

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