Il racconto di una giovane studentessa d’infermieristica.

La giornata internazionale dell’infermiere è celebrata in tutto il mondo il 12 maggio di ogni anno, in occasione dell’anniversario della nascita di Florence Nightingale, al fine di valorizzare il contributo degli infermieri nella società.

Nello stesso giorno infermieri e studenti di infermieristica hanno assalito le piazze delle varie città d’Italia per rappresentare il ruolo dell’infermiere nella realtà di tutti i giorni nei confronti del singolo cittadino, poiché questa professione mira in alto e guarda sempre al futuro.

“La sanità non funziona senza infermieri” è lo slogan scelto dalla FNOPI (Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche) per pubblicizzare la campagna di comunicazione in occasione del 12 Maggio, “e NOI siamo fieri di esserlo” aggiunge la dottoressa Barbara Mangiacavalli, presidente di tale federazione.

Io studentessa di infermieristica dell’università di Tor Vergata – sede di Tivoli, ho vissuto questa giornata con un’emozione tale da sentirmi onorata e super fiera della vita che conduco ogni giorno.

La mia esperienza di tirocinio presso l’ospedale di Tivoli ha rafforzato la mia personalità facendomi capire l’importanza della vita e della cura di sè e dell’altro prima del guarire da qualsiasi malattia; d’altronde prendersi cura di una persona è l’essenza per un infermiere. Durante il percorso di studi è necessario saper mettere tutto sé stesso ed essere sicuro di ogni procedura che si andrà ad effettuare. La mia non è una facoltà, ma uno stile di vita; non è un lavoro, ma un privilegio; non è uno studio superficiale per poi essere ammessi ad un esame ed essere valutati con un voto, un numero che non fa di te la persona più preparata, perché davanti ad una vita che sta per finire non si è il 30 o il 18 convalidato o il 110 e lode che mi riserverà un futuro migliore. Davanti ad una vita che sta per spegnersi siamo tutti uguali, diventiamo tutti tanto piccoli da non sapere da che parte ri-cominciare. E saranno proprio le prime perdite dei pazienti a farti demoralizzare, a convincerti di dover mollare, che non sei fatto per affrontare una certa realtà, ma rifarei questa scelta ogni giorno per tutti i giorni perché io non sono chi mi è capitato di essere, io sono ciò che ho scelto di essere con la consapevolezza di tutto ciò che potrà capitarmi ogni singolo secondo, per tutte le situazioni che potrebbero presentarsi in qualsiasi momento, perché la tempestività di una manovra o di una procedura è fondamentale per salvare una vita.

A fine di ogni turno sono stanca, ma sempre pronta.

Concludo il mio pensiero con una citazione di K. Allard:

“Sono un’infermiera.

Non lo sono diventata perché non sono riuscita a studiare da medico, ma perché ho scelto così.

Lavoro per tenere alta la dignità dei pazienti, prendendo decisioni delicate e vivendo situazioni da cardiopalma. Condivido la gioia del prendermi cura di un bambino appena nato. I miei pazienti sono spesso intere famiglie che sostengo e consiglio per il meglio. Diventare infermieri non era il mio piano B, era la mia prima scelta.”

Maria Servino

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