Signor Presidente
Onorevoli Senatrici
Onorevoli Senatori
Il tema che tratto con il mio intervento riguarda, per la seconda volta, il servizio di emergenza sanitaria – 118 nella regione Emilia Romagna
Una sanzione pesante che si aggiunge a quelle già irrogate da altri Ordini dei medici delle provincie dell’emiliaRomagna e, sempre dall’ordine dei medici di Bologna, al Direttore del Dipartimento di emergenza urgenza dell’Azienda USL di Bologna.

Non ha dunque fine questa saga che diventa facile rubricare come oscurantista e fuori dal tempo:
• che persegue logiche ed obiettivi ormai evidentemente ben lontani da quelli dichiarati,
• che destabilizza un sistema assolutamente rilevante per i cittadini di Bologna e dell’intera Emilia Romagna come quello dell’emergenza e urgenza sanitaria,
• che mortifica le competenze di medici ed infermieri ed il loro diuturno impegno professionale,
• che si pone fuori da ogni consesso scientifico, professionale ed organizzativo.
La sospensione del Direttore sanitario conseguirebbe al non aver bloccato una aleatoria “istigazione all’abuso della professione medica” che si concretizzerebbe nel fatto che alcune ben definite e puntuali azioni assistenziali cosiddette “salvavita” possano essere effettuate da infermieri in questo caso operativi da anni sulle ambulanze del 118 dell’Emilia Romagna con risultati ottimi e oggettivamente verificabili.
Azioni specifiche e puntuali che sono parte integrante della loro pregevole e apprezzata funzione assistenziale, che derivano da competenze certificate, che sono inserite in protocolli e procedure correlate a diffuse buone pratiche e a linee guida embricate ad evidenze scientifiche e già in uso a livello internazionale oltre che in altre Regioni del nostro Paese.
Azioni specifiche e puntuali formalmente validate dal Direttore medico dell’unità operativa in cui quei medici e quegli infermieri prestano servizio.
E colpisce ancora di più che quest’ultima sanzione avvenga dopo che una legge da poco approvata da questo parlamento sul tema della tutela del paziente e della responsabilità professionale sanitaria indica espressamente come elemento fondante del comportamento professionale degli esercenti le professioni sanitarie l’aver operato richiamandosi a linee guida, protocolli e buone pratiche professionali riconosciute come tali dalla comunità scientifica di riferimento.
Il fatto, oltretutto, è particolarmente grave anche perchè un Ente ausiliario dello Stato, quale è un Ordine o Collegio professionale, non ha manifestato le proprie eventuali osservazioni e dubbi in una logica di leale collaborazione tra Istituzioni – in questo caso Ordine e Regione – ma continua a procedere in maniera arbitraria con procedure sanzionatorie che si richiamano ad autodefinite competenze riservate e a ipotetici “shifting” diagnostici e prestazionali.
L’arma utilizzata dall’Ordine dei medici della provincia di Bologna, che viene utilizzata con logiche brute per imporre la propria unilaterale e autoreferenziale visione delle modalità di rispondere ai bisogni dei cittadini e alle aspettative decontestualizzate di una parte non prevalente dei professionisti sanitari, evidenzia un’uso assolutamente improprio della deontologia professionale oltretutto assai distante dai dettati dello stesso Codice di deontologia medica.
“Un’arma impropria ed esagerata” – come da più parte è stato detto – che macchia l’immagine di tutti gli Ordini e Collegi che, in quanto Enti ausiliari dello Stato, non sono ad esso sovraordinati.
Il pensiero critico, la dialettica anche accesa degli Ordini e Collegi con le istituzioni e con il relativo ministero vigilante, non può produrre una dicotomia così ruvida tra tali Istituzioni dello Stato.
Intervengano dunque per porre fine a queste situazioni paradossali il Ministero della salute e l’Organo direttivo della Federazione nazionale degli ordini dei medici: il loro silenzio assordante colpisce tutti coloro che credono ancora nella leale collaborazione tra i diversi poteri che operano nello Stato.
Non è solo auspicabile ma doveroso che si agisca e che non si debba attendere che succeda dell’altro ancora prima che chi ne ha la potestà prenda posizione su tali vicende. Vicende che alterano profondamente le relazioni anche tra le diverse famiglie professionali sanitarie, cosa di cui il nostro sistema salute e i cittadini non hanno assolutamente bisogno.

 

Sen. Annalisa Silvestro

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Alfio Alfredo Stiro nasce in Sicilia a Catania il 22/01/1970, consegue la laurea in infermieristica presso la facoltà di Medicina e Chirurgia di Catania e successivamente il Master in Management delle Professioni Sanitarie. Master in osteopatia posturale presso l'universita di Pisa dipartimento di endocrinologia e metabolismo,ortopedia e traumatologia,medicina del lavoro. E scuola di osteopatia belga, Belso.ha frequentato numerosi corsi sull'emergenza, in servizio presso l’U.O. di Pronto soccorso e Ps pediatrico. Azienda Cannizzaro per l'emergenza di catania.

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