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Fausta Bonino grida la sua innocenza e racconta: “Sto lentamente tornando alla normalità, ma non riesco ancora ad uscire di casa”

Piombino, l’infermiera scarcerata: “Non farò mai più questo lavoro. E’ stato un incubo”


“Non farò più l’infermiera”. Grida ancora la sua innocenza e non vuole più fare il suo lavoro Fausta Bonino, accusata di aver provocato la morte di 13 pazienti all’ospedale di Piombino attraverso iniezioni con dosi letali di anticoagulante.

L’affetto degli amici – L’infermiera, 56 anni, è rimasta in carcere per tre settimane e ne è uscita grazie al tribunale del Riesame. “Sto lentamente tornando alla normalità”, racconta, ma non esce ancora di casa. In tanti però vanno a trovarla, amici e colleghi portandole fiori. “L’abbraccio più grande è stato con le colleghe”. Nessun cenno invece dalla caposala e dalla direzione del reparto.

Le morti sospette – Per quelle morti sospette in corsia, provocate da dosi massicce di eparina, l’infermiera, che resta ancora indagata, non ritiene siano da imputare ad un killer “ma a protocolli andati in tilt”. “Nessuna delle mie colleghe”, dice, “sarebbe capace di fare qualcosa ai malati”.

La paura del giudizio della gente – Vorrebbe uscire di casa l’infermiera e riprendersi in mano la sua libertà. Una passeggiata all’aria aperta è il suo desiderio più grande. Ma ha paura adesso, dopo tutto quello che è stato detto di lei. Fare alcuni passi in città è ancora una cosa troppo dura da affrontare. Piombino, lʼinfermiera scarcerata: “Non farò mai più questo lavoro. Eʼ stato un incubo”
Fausta Bonino grida la sua innocenza e racconta: “Sto lentamente tornando alla normalità, ma non riesco ancora ad uscire di casa”
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Piombino, l’infermiera scarcerata: “Non farò mai più questo lavoro. E’ stato un incubo”
“Non farò più l’infermiera”. Grida ancora la sua innocenza e non vuole più fare il suo lavoro Fausta Bonino, accusata di aver provocato la morte di 13 pazienti all’ospedale di Piombino attraverso iniezioni con dosi letali di anticoagulante.

L’affetto degli amici – L’infermiera, 56 anni, è rimasta in carcere per tre settimane e ne è uscita grazie al tribunale del Riesame. “Sto lentamente tornando alla normalità”, racconta, ma non esce ancora di casa. In tanti però vanno a trovarla, amici e colleghi portandole fiori. “L’abbraccio più grande è stato con le colleghe”. Nessun cenno invece dalla caposala e dalla direzione del reparto.

Le morti sospette – Per quelle morti sospette in corsia, provocate da dosi massicce di eparina, l’infermiera, che resta ancora indagata, non ritiene siano da imputare ad un killer “ma a protocolli andati in tilt”. “Nessuna delle mie colleghe”, dice, “sarebbe capace di fare qualcosa ai malati”.

La paura del giudizio della gente – Vorrebbe uscire di casa l’infermiera e riprendersi in mano la sua libertà. Una passeggiata all’aria aperta è il suo desiderio più grande. Ma ha paura adesso, dopo tutto quello che è stato detto di lei. Fare alcuni passi in città è ancora una cosa troppo dura da affrontare.
Tgcom24.

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Alfio Alfredo Stiro nasce in Sicilia a Catania il 22/01/1970, consegue la laurea in infermieristica presso la facoltà di Medicina e Chirurgia di Catania e successivamente il Master in Management delle Professioni Sanitarie. Master in osteopatia posturale presso l'universita di Pisa dipartimento di endocrinologia e metabolismo,ortopedia e traumatologia,medicina del lavoro. E scuola di osteopatia belga, Belso.ha frequentato numerosi corsi sull'emergenza, in servizio presso l’U.O. di Pronto soccorso e Ps pediatrico. Azienda Cannizzaro per l'emergenza di catania.

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