.ordine medici Il “Comma 566” va modificato. Almeno nell’incipit, che riserverebbe alla Professione medica soltanto “atti complessi e specialistici di prevenzione, diagnosi, cura e terapia”. Lo ribadisce il Comitato centrale della Federazione degli ordini dei medici e odontoiatri sottolineando che lo sviluppo delle competenze delle professioni sanitarie non può prescindere dalla leadership funzionale del medico nei processi di diagnosi e cura.

02 LUG – Lo chiede il Comitato Centrale della Fnomceo, alla vigilia della Tavola Rotonda che domani, 3 luglio, riunirà Giuristi, Docenti universitari, rappresentanti della Politica e delle Istituzioni per discutere di “Ruoli e competenze professionali”. E dopodomani, poi, la riunione del Consiglio nazionale della Federazione con all’ordine del giorno proprio il comma 566 e anche l’ipotesi di una legge sull’atto medico.

La Fnomceo ribadisce il suo giudizio critico rispetto all’attuale formulazione del comma 566 della Legge di Stabilità 2015 che, “con un vero e proprio strappo”, di merito e di metodo, è intervenuto in un dibattito, quello sulla ridefinizione delle competenze delle diverse professioni sanitarie, che stava procedendo “in un clima di costruttivo confronto”.

Di seguito, la nota del Comitato Centrale:
“Il Comitato Centrale della Fnomceo, in considerazione del dibattito e delle diverse prese di posizione in merito al comma 566 della Legge di stabilità 2015, intende riaffermare il suo giudizio critico rispetto all’incipit del comma laddove si intendono riservare alla professione medica soltanto attività complesse e specialistiche.

Il comma 566 ha rappresentato e rappresenta un vero e proprio “strappo”, che ha destabilizzato gravemente un clima di costruttivo confronto, rispettoso delle diverse professionalità, culture, sensibilità, competenze ed iter formativi.

Si assiste quotidianamente ad un palese tentativo di svalorizzazione delle attività professionali all’interno delle organizzazioni sanitarie, per trasformarle in mera esecuzione di atti e di prestazioni visti solo in funzione di un costo minore, senza alcuna attenzione a qualità e sicurezza.

I medici e tutti i professionisti sanitari hanno cessato di essere una risorsa su cui investire per farli diventare un costo su cui sforbiciare. I confini delle loro competenze sono stati assunti come elemento di rigidità da superare, laddove ostacola un sistematico trasferimento (task shifting) di atti e procedure da fattori produttivi (professionisti) con costi più alti a fattori produttivi (professionisti) con costi più bassi.

La salute dei cittadini è cosa troppo seria per essere ridotta semplicisticamente a mera prestazione sanitaria, con unica attenzione al costo. E la Professione Medica è l’unica abilitata con legge dello Stato alla cura delle persone.

Non siamo stati e non siamo contrari allo sviluppo di competenze delle Professioni sanitarie, con riconoscimenti di carriera ed economici a questi coerenti, ad un cambiamento dell’organizzazione e gestione dei servizi sanitari. Ma abbiamo sempre sostenuto e ribadiamo, come ripetutamente riconosciuto dalla Magistratura, che il fiorire di modellistiche, alcune delle quali ancora oggi senza convincenti prove di efficacia, non può superare il ruolo di leadership funzionale del medico nei processi e nelle attività di diagnosi e cura, in ragione delle competenze tecnico professionali acquisite nel corso di lunghi e complessi iter formativi di base e specialistici e delle connesse responsabilità.

Una leadership funzionale chiamata a garantire l’unitarietà, l’armonia, la qualità, la sicurezza e l’efficacia degli esiti dell’intero processo clinico – assistenziale non nega le molteplici autonomie e competenze tecnico-professionali che intervengono ma le dispone in una matrice di responsabilità che si riconosca nella centralità della tutela della salute della persona sana e malata.

Il comma 566 ha di fatto finito per contrastare l’incontro tra legittimi interessi in campo e promuovere la co-evoluzione delle Professioni e le innovazioni organizzative e gestionali determinanti della sostenibilità del nostro SSN e va modificato.
fonte Quotidianosanita.it

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Alfio Alfredo Stiro nasce in Sicilia a Catania il 22/01/1970, consegue la laurea in infermieristica presso la facoltà di Medicina e Chirurgia di Catania e successivamente il Master in Management delle Professioni Sanitarie. Master in osteopatia posturale presso l'universita di Pisa dipartimento di endocrinologia e metabolismo,ortopedia e traumatologia,medicina del lavoro. E scuola di osteopatia belga, Belso.ha frequentato numerosi corsi sull'emergenza, in servizio presso l’U.O. di Pronto soccorso e Ps pediatrico. Azienda Cannizzaro per l'emergenza di catania.

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