Coordinamento siciliano ipasvi:. E’ stato anche denunciato l’attuale utilizzo di personale non qualificato, con contratto di operaio, che sostituisce invece il personale di supporto. L’assessore Borsellino ha confermato la volontà di rivalutare, in rialzo, i coefficienti del personale infermieristico e di supporto e ha condiviso la richiesta in merito all’adeguata considerazione del professionista infermiere, definendola figura nodale della Sanità.


fonendo blu-“.. il professionista non ha necessità di mansionari né di definire un atto suo proprio, ossia di crearsi un’area di attività che non potrebbe aver mai confini precisi ed esser esaustiva, ma solo limitativa e, forse, limitante quella degli altri professionisti; i quali nell’area sanitaria, spesso hanno conoscenze comuni se pur acquisite a diverso livello scientifico e, soprattutto, per diverse finalità;
– è per questo che nei paesi cosiddetti civili lo Stato non ha mai approvato una legge contenente una definizione di atto medico, né di conseguenza di atto (tecnico) sanitario;
– un orientamento dottrinale e giurisprudenziale recente e rispettoso del diritto penale ritiene atti tipicamente riservati alla professione medica quelli il cui espletamento da parte di soggetti non abilitati potrebbe comportare al paziente serie implicazioni (come gli interventi chirurgici e la prescrizione di farmaci che richiedono ricetta medica);
– il nuovo codice deontologico indica come atti di esclusiva competenza del medico solo la diagnosi e la prescrizione della cura;
– se già volessimo dare una caratterizzazione giuridica (in funzione della dottrina e della giurisprudenza) all’attività consentita al solo medico e non ad altre professioni ci si dovrebbe rifare all’atto diagnostico/prescrittivo non già terapeutico o riabilitativo, men che meno di carattere preventivo;
– solo la preparazione del medico, come previsto dalla legge, consente nella pratica clinica di giungere ad una diagnosi; non già a una diagnosi di scopo, utilitaristica per singole attività assistenziali, ma alla Diagnosi che condiziona necessariamente qualsiasi atto terapeutico.

Invocare la definizione legislativa di un atto da riferirsi al Professionista principale e fulcro del sistema sanitario evidenzia una preoccupante “debolezza”: non vi è nessun’altra professione sanitaria, ancorché fragile, che invochi per sé la definizione di un atto che la delimiti. Tale “debolezza” insita in una parte della professione medica deve preoccupare non solo chi medico è e non desidera essere “confinato” in un atto, ma tutti gli attori del sistema sanitario e verrebbe da dire tutti i cittadini italiani…” Oggi si puo parlare di atti sanitari condivisi e atti sanitari riservati…”


sia per ragioni storico-culturali che per motivi professionali, rimanda,
con un forte richiamo, alla professione medica.
Da sempre è il medico che prescrive e da sempre la prescrizione è stata considerata atto medico.
Questo perché probabilmente sino al 1999, data di entrata in vigore della legge 42, gli atti sanitari diversi dagli atti medici erano davvero pochi. All’epoca risultava difficile parlare di autonomia dell’atto infermieristico quando tutta l’attività dell’infermiere (all’epoca ancora definito “professionale”) era fortemente subordinata all’atto medico.
A esempio, il Dizionario delle professioni infermieristiche della Utet, che tuttavia risale ormai a dieci anni, or sono alla voce prescrizione afferma che si tratta della «trascrizione su fogli di ricettario personale o sul ricettario del Ssn degli esami ematochimici o strumentali
a cui si deve sottoporre il paziente, dei farmaci che il paziente deve assumere, dei presìdi terapeutici o di cicli di terapie fisiche».

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“In Sicilia siamo ad un passo da un vero allarme sociale. La Regione sta mettendo ulteriormente in ginocchio gli ospedali, che già sono in affanno a causa di una seria carenza di personale infermieristico costretto, a sua volta, a svolgere turni di lavoro logoranti. I risultati sono l’aumento del rischio clinico nelle corsie degli ospedali e il demansionamento per carenza di operatori socio sanitari”. La denuncia arriva da Filippo Impellizzeri, presidente del Collegio Ipasvi di Trapani e vice coordinatore regionale Ipasvi, a proposito degli standard fissati dall’Assessorato regionale per la salute che, secondo il rappresentante della categoria infermieristica, sono frutto di un gioco “al ribasso”, che di fatto istituzionalizza la carenza di professionisti sanitari tra le corsie ospedaliere. “Non si tratta solo di rischio clinico per i pazienti – prosegue Impellizzeri – a cui non è possibile fornire l’adeguata assistenza, ma anche di una situazione ormai non più sopportabile per gli infermieri che, in assenza di personale di supporto, si trovano a dover svolgere anche altre mansioni”. “L’età media degli infermieri – sottolinea il sindacalista – è passata dai 42 anni circa del 2001 ai 47 del 2013; l’occupazione per i laureati nel 2007 era al 94% e nel 2012 è scesa al 63%, con conseguente fuga di cervelli presso altre nazioni”. Secondo il presidente dell’Ipasvi di Trapani gli standard dovrebbero prevedere, in media, un infermiere ogni 4 o 5 posti letto. “Le soluzioni ci sono e per questo, come coordinamento regionale dei collegi Ipasvi – ha ribadito Impellizzeri – vogliamo farci ascoltare dalla Regione. Invece di tagliare il personale infermieristico, danneggiando l’utenza e non garantendo il servizio, si potrebbe monitorare e rivedere, a titolo di esempio, quello amministrativo in esubero. Invece di non assumere e non consentire, a chi è parecchio avanti negli anni, di andare in pensione, si potrebbero stipulare, in attesa di concorsi e mobilità, contratti con infermieri liberi professionisti, garantendo quindi il ricambio e il superamento del periodo estivo”.

fonte

Giornale di Sicilia


 

bandiera ipasviUna collega ,Marina Rizzotto,Dopo una laurea triennale, due master universitari, studi in corso per una laurea di secondo livello, e corsi e aggiornamenti di ogni tipo; nel vedere un annuncio di questo genere mi sento fortemente offesa. Tirocinio formativo garanzia giovani? Ma di cosa stiamo parlando? Gli infermieri sono professionisti, tirocinio ne abbiamo già fatto abbastanza. Non vendiamo patate, ci occupiamo di salute, ci prendiamo cura degli altri. Ci assumiamo delle grosse responsabilità, e questo è quello che ci viene offerto in modo del tutto legale.


 

In piazza Ottavio Ziino a Palermo, davanti alla sede dell’Assessorato regionale alla Salute. Si svolgerà mercoledì 3 giugno

la manifestazione riguarda la protesta degli infermieri e degli Oss della Regione Siciliana in merito all’adozione per la rideterminazione delle dotazioni organiche che, se attuate così come sono presentate in bozza , denunciano il collegio Ipasvi di Catania, creerebbero gravi situazioni di sottodimensionamento dell’organico.

Pertanto si invitano a partecipare tutti i professionisti della salute:Infermieri, Medici, Ostetriche,Fisioterapisti,tecnici sanitari,Cittadini, Associazioni,istituzioni.

la problematica comune a tutti gli operatori sanitari. Per gli infermieri , questa situazione potrebbe certamente portare ad un aumento del fenomeno del demansionamento, triste piaga della professione infermieristica,con rischi clinici per i pazienti.

Si denunciano:
La grave condizione professionale e lavorativa degli infermieri nell’ambito dell’erogazione dell’assistenza sanitaria che non consente d’individuare precocemente variazione cliniche,di monitorarle,di ipotizzare problemi potenziali e di attivare strategie.
La mancata proroga e stabilizzazione del personale di assistenza e di supporto.

La sottostima dei parametri per la determinazione delle dotazioni organiche.

La gravissima carenza di organico che,nel periodo estivo non garantira’ la continuita assistenziale,incremento rischio clinico.
La mancanza di adeguati controlli nelle strutture private accreditate atte a verificare la consistenza e l’adeguatezza degli organici.
Il mancato inserimento dell’infermiere pediatrico nella pianificazione gestionale.
La mancata attribuzione dell’organizzazione e della gestione dell’assistenza al dirigente infermieristico.
Il collegio IPASVI di Catania mette a disposizione un pullman per tutti coloro che vogliono partecipare alla manifestazione di giorno 3 Giugno 2015 a Palermo, con partenza dalla sede del collegio di Catania alle ore 6,30. Chi vuole aderire deve confermare via email a presidente@ipasvict.it


 

esercizio abusivoLa Corte di Cassazione, con sentenza n. 5080 del 13,3,2015, «ha ritenuto che il possesso da parte del lavoratore della laurea in medicina non fosse sufficiente per l’esercizio di attività riabilitativa per la quale occorre apposito diploma universitario, sebbene (sic!) il lavoratore in questione fosse abilitato a svolgere funzioni ausiliarie». In conclusione, ribadisce la Cassazione, «la laurea in medicina consente l’espletamento di attività ausiliarie ma non anche di attività, quale la terapia riabilitativa, che non hanno tale carattere e il cui svolgimento postula uno specifico diploma». Il Consiglio di Stato altresì ha consentito ai laureati in psicologia di concorrere al posto di dirigente di unità complessa di salute mentale, affermando che i compiti direzionali gestionali non abbiano implicazioni cliniche tali da presupporre la laurea in medicina. Ma cosa si intende per gestione di attività sanitarie? Allora, per la mera gestione di un qualsiasi processo produttivo, meglio un infermiere esperto oppure, perché no?, il cosiddetto ingegnere clinico.

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inf manette

11 GIU – Nuovo capitolo della protesta messa in atto dagli infermieri siciliani contro le linee regionali per la rideterminazione degli organici infermieristici. Ieri, 10 giugno, il coordinamento regionale Ipasvi è stato audito in VI Commissione Affari Sociali e Sanitari. “La delegazione Ipasvi – riferisce una nota del coordinamento – ha avuto modo di confrontarsi con i parlamentari presenti e di avere delle risposte dall’assessore Borsellino invitata all’audizione.

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cannizzaNotte da incubo nell’area d’emergenza dell’ospedale Catanese Cannizzaro, dov’ è intervenuta la polizia ed i vigilanti in servizio che non sono bastati a proteggere medici e infermieri.
Il ventisettenne era giunto al Pronto Soccorso dell’Azienda Cannizzaro di Catania per un controllo.
La violenza nei pronto soccorsi ormai è un fenomeno in recrudescenza ,e la paura è tanta fra il personale. L’uomo senza nessun motivo si è scagliato, a calci e pugni, contro un’ infermiera,anche Il medico e l’ ausiliario intervenuti hanno riportato lesioni traumatiche ed ecchimosi in tutto il corpo, con una prognosi di dieci giorni. L’infermiera qualche minuto prima aveva fornito al paziente una coperta per riscaldarlo.
L’aggressore ha scatenato la paura tra tutti gli operatori e le persone presenti al Pronto soccorso del Cannizzaro. Nessuno, malato o accompagnatore, è rimasto però coinvolto , il personale ha gestito la situazione al meglio. La paura è stata tanta.
Il lavoro di medici ed infermieri diventa difficilissimo, poichè in caso di necessità devono allertare le forze dell’ordine ed attendere il loro arrivo.
La situazione è divenuta intollerabile a causa di minacce e violenze nei confronti del personale, oggi sono ancora più frequenti e assumono toni inquietanti che non consentono il regolare svolgimento dell’ attività professionale, già gravata da una carenza di operatori, che costringe ad elevati carichi di lavoro.
Da molto denunciamo le condizioni in cui siamo costretti a lavorare,a causa delle postazioni poco sicure che permettono spesso all’utenza di entrare in diretto contatto con medici e infermieri.
Un Grazie al nuovo direttore generale Dott Angelo Pellicanò e al Direttore Sanitario Dott Giuffrida per aver programmato il nuovo servizio di sorveglianza ,prima inesistente, ma ,purtroppo, una sola guardia giurata non basta. Sarebbe necessario ripristinare la postazione delle forze dell’ordine, ai fini preventivi ed intervenire non appena episodi simili si verifichino. Al momento, il rischio di aggressione è elevatissimo, siamo ormai in piena emergenza.
Dott. Alfio Stiro infermiere
U O Pronto Soccorso generale e Pediatrico
Az Cannizzaro per l’emergenza.


 

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