demansionamento

Bottega_3_CH Si riapra la contrattazione nel comparto sanità. Nursind: “partire subito con una piattaforma costruita dal basso che recepisca la necessità di uno sviluppo di carriera e riconosca il disagio della categoria.”

La sentenza della Corte Costituzionale sull’illegittimità del blocco contrattuale del pubblico impiego – pur in attesa delle motivazioni della sentenza – ci inducono a muoverci subito.

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infermiere
Così il Collegio Ipasvi di Roma commenta l’ultima delibera della Regione. In un primo momento era stato sancito che gli infermieri potessero essere impiegati con funzioni di OSS nelle strutture di cura accreditate della Regione. Salvo poi corregere il tiro “maldestramente” con una nuova delibera che ha “eliminato completamente gli infermieri dal deliberato”.

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href=”https://www.nursenews.eu/wp-content/uploads/2015/06/contrattisti.jpg”>contrattisti< di Alfonsa Buttice: Dopo due giorni di proteste i contrattisti del comparto sanità sono stati ricevuti ieri pomeriggio dal direttore generale dell’Asp di Agrigento, Salvatore Ficarra, a cui hanno chiesto la proroga dei contratti fino al 31 dicembre e delucidazioni in merito alla stabilizzazione tanto attesa. Sono infermieri professionali, tecnici di laboratorio biomedico ed ostetriche con contratto a tempo determinato in scadenza il 30 giugno 2015. Hanno maturato 36 mesi lavorativi e, non avendo l’Asp di Agrigento autorizzazione per la stabilizzazione, come prevede il DPCM/precari, ancora non recepito dalla Regione Siciliana. In base alla legge vigente attualmente, la n.78 del 2014, che impedisce alle aziende la proroga dei contratti a questo tipo di personale, per assicurare alti i livelli essenziali di assistenza, l’azienda ha provveduto a conferire incarichi a 80 infermieri professionali, di cui già 18 assegnatari, 14 tecnici di laboratorio biomedico e 5 ostetriche. In attesa che questo personale prenda servizio il direttore ha prorogato di 30 giorni i contratti al personale in scadenza da fine giugno a fine luglio.La situazione, che ha del contraddittorio su stabilizzazione e proroghe, scaturisce dall’attesa che venga approvata la pianta organica dell’azienda sanitaria agrigentina, sul tavolo già da qualche mese dell’assessorato alla salute per essere valutata ed approvata, come anche le piante di tutta la sanità siciliana. Solo allora potranno essere banditi i concorsi, che prevedono la mobilità e la stabilizzazione dei precari con la riserva del 50% dei posti. Intanto le figure del comparto sanità rimangono speranzosi che l’assessore prenda al più presto delle decisioni e chieda l’applicazione delle deroghe al Ministero della Salute. Adesso la palla passa in mano all’Assessorato alla salute che dovrebbe far partire i concorsi entro l’anno. Solo così si potrà eliminare tutto il precariato grazie alla stabilizzazione non solo si creeranno posti di lavoro ma finalmente potranno essere garantiti i servizi sanitari in tutti gli ospedali della Sicilia fonte Agrigentotv.it


foto-see-e-treat- consulenze, ferite, abrasioni, contusioni, ustioni di primo grado, patologie dermatologiche o oculistiche minori, traumi contusivi lievi, rinocongiuntiviti e altre problematiche cliniche di lieve (codici bianchi e verdi ), anche al pronto soccorso del presidio ospedaliero SS Cosma e Damiano di Pescia, ora le trattano gli infermieri. La nuova modalità organizzativa si chiama “see&treat”, letteralmente “guarda e tratta”. Dallo scorso aprile ad oggi 250 pazienti che si sono recati al pronto soccorso di Pescia sono stati trattati solo dagli infermieri . “Rappresentano circa il 4% sul totale degli accessi ma, trattandosi di una fase sperimentale, è già un buon risultato –precisa il direttore della struttura il dottor Fabio Daviddi che oltre a commentare positivamente i dati ritiene soddisfacente l’avvio del servizio, che ha permesso a molte persone una più rapida presa in carico ed un miglioramento complessivo del loro percorso diagnostico.

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inf pediatrico
(di Riccardo Lombardo, dottore infermiere pediatrico) L’Infermieristica Pediatrica è una delle discipline assistenziali con una lunga storia che la qualifica come la più antica tra le discipline dell’Infermieristica, nonostante questo, ha risentito negli anni passati e risente oggi di un’attenzione tutto sommato marginale che la sanità italiana ha riservato ai cittadini in età evolutiva e ai professionisti in questa materia. Coontrariamente a quanto si potrebbe pensare il bambino è anatomicamente e fisiologicamente diverso dall’adulto, sono diversi i segni, le manifestazioni cliniche, le risposte all’ambiente fisico e di vita, alla malattia e alle cure. Di conseguenza, anche le tecniche di osservazione, monitoraggio e valutazione utili per realizzare il nursing pediatrico e neonatologico, sono peculiari. L’ordinamento italiano alla luce dello sviluppo storico delle discipline assistenziali, ha recepito l’esistenza di d ue diverse professioni fin dal 1940 con la L.1098, che prevedeva la figura della Vigilatrice d’Infanzia accanto a quella di Infermiere Professionale.

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cood ipasviNuovo grido di allarme arriva dai professionisti del comparto sanità della Sicilia per denunciare “la gravissima situazione” degli organici. Ma dalla Regione solo risposte “parziali ed insoddisfacenti, essendosi unicamente limitate ad evitare la legalizzazione delle carenze di organico generalizzate”.

24 GIU – Continua la protesta del personale del comparto sanitario della Sicilia per denunciare la grave carenza di organico e i contenuti delle nuove “Linee di indirizzo regionali per la rideterminazione delle dotazioni organiche” del personale infermieristico e degli operatori di supporto (Oss)”. Ieri le problematiche sono state discusse in un incontro svolto a Siracusa, nel corso del quale gli ordini professionali e le OO. SS. del comparto hanno evidenziato “la gravissima situazione assistenziale nella quale versa strutturalmente, e, con l’addentrarsi del periodo estivo, verserà in maniera irrimediabilmente drastica il personale sanitario non medico, in organico, rispetto alla dovuta evasione di domanda di assistenza adeguata; urge segnalare come questa ulteriore segnalazione giunge al culmine dei tentativi di sollecitazione, alle Autorità competenti preposte ad intervenire in modi istituzionali, segnalando la forte carenza in termini di dotazioni organiche in tutti i nosocomi della Sicilia”.

Nello specifico, spiega una nota del Coordinamento Regionale Ipasvi diffusa a termine dell’incontro, “è stato approfondito, quanto già posto, con forza, alle istituzioni sanitarie competenti, ovverosia, il tema del concretissimo rischio di lacune assistenziali – già di per sé strutturali – connesse al sopraggiunto periodo estivo, esprimendo la necessità che gli stakeholders coinvolti convergessero al fine di individuare una risposta strutturale all’emergenza”.

La leva sulla quale i professionisti sanitari insistono consiste nella “necessità di dare piena e concreta attuazione all’art. 32 della Costituzione; alle intenzioni del legislatore comunitario (risoluzione del 19/05/2015: ‘Un’assistenza sanitaria più sicura in Europa”); al pronunciamento della XII commissione, Igiene e Sanità, del Senato della Repubblica del 17/06/2015 sulla sostenibilità del SSN con la Relazione conclusiva: “la sostenibilità del sistema sanitario passa anche attraverso la riqualificazione della dotazione della principale risorsa grazie alla quale il sistema può funzionare: il personale’; alla Mozione 1-00767 del 17/06/2015 approvata all’unanimità, alla Camera dei Deputati, inerente la mobilità dei dipendenti pubblici che da un decennio è ostacolata del blocco del turnover dapprima delle regioni in piano di rientro e dopo poco anche di quelle terre virtuose con sanità efficienti a causa dai tagli lineari decisi dal Governo centrale che hanno minato la garanzia di assicurare i livelli essenziali delle prestazioni in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale e costretto il personale sanitario a sopportare turni di servizio disumani”.

Per il Coordinamento Ipasvi, finora le risposte istituzionali, con riguardo al tema della determinazione delle dotazioni organiche, “sono state parziali ed insoddisfacenti, essendosi unicamente limitate ad evitare la legalizzazione delle carenze di organico generalizzate che fra l’altro permangono anche nel documento conclusivo evaso dall’assessorato, e trasmesso all’ARS, dove altresì si continua a disconoscere la dirigenza delle professioni sanitarie non mediche dell’area del comparto”.

Un quadro complessivo che “impedisce di fatto al personale sanitario del comparto: infermieri, ostetriche, tecnici di radiologia e di laboratorio, fisioterapisti ecc. di esplicare la propria professionalità, con conseguenze – e questo è ciò che più conta – potenzialmente letali per i cittadini-pazienti, dal momento che le carenze assistenziali assurgono a posizioni di primo conto con riguardo al rischio clinico”.

“L’obiettivo mirato da tutti i professionisti sanitari del Comparto Sanità – conclude la nota del Coordinamento regionale Ipasvi – persegue un unico intento quello di rendere concreti i diritti dei pazienti attraverso l’autotutela degli operatori; per tale motivo sono state individuate ulteriori strategie di sensibilizzazione e definite le politiche di intervento idonee ad affrontare la situazione, di grave e pericoloso incremento del rischio clinico e di difficile erogazione dei LEA, in modo particolare, in questo periodo di fruizione delle ferie estive e complessivamente in merito alla riorganizzazione strutturale, organizzativa gestionale, delle professionalità dell’area del comparto completamente ignorata dalle linee guida assessoriali”.

fonte

Quotidianosanita.it


bandiera ipasvi d’accordo con le Mozioni presentate dai Parlamentari Giulia Grillo (M5S), Anna Miotto (Pd), Raffaele Calbrò (Ap), Rocco Palese (Fi), Pierpaolo Vargiu (Sc), Marco Rondini (Ln) e Gian Luigi Gigli (Pi-Cd) e approvate in prima lettura dalla Camera, alcune riguardanti nello specifico lo Sblocco del Turnover anche nelle Regioni in Piano di Rientro.

Un rilevante problema invece sorge in merito alle mancate possibilità assunzionali a “Tempo Indeterminato” che si verrebbero a creare per i numerosi idonei e vincitori ancora collocati nelle Graduatorie in corso di validità (ai sensi della Legge 125/2013), a seguito dello sblocco della mobilità interregionale.

Molti Professionisti Sanitari (soprattutto Infermieri), dopo aver superato un Concorso Pubblico, sono rimasti a prestare il loro Servizio nella Regione in cui sono state espletate tali Procedure concorsuali. A causa del Blocco del Turnover, però, attraverso l’utilizzo da parte delle Aziende regionali, delle citate Graduatorie in vigore, tali Professionisti hanno potuto ricoprire soltanto incarichi a “Tempo Determinato”, per lunghi periodi, fornendo comunque, nonostante le varie problematicità, un’assistenza appropriata ai cittadini, nell’ambito di un Sistema Sanitario gravato da una prolungata carenza di Organico.

Pertanto riteniamo, come “Comitato Vincitori e Idonei Concorsi Sanità Regione Lazio”, che si debba tener conto delle esigenze dei suddetti Professionisti, con la convinzione che, dopo anni di sacrifici si abbia dunque finalmente il diritto al riconoscimento di un Posto di Lavoro stabile!

Comitato Vincitori e Idonei Concorsi Sanità Regione Lazio

fonte Quotidianosanita.it


nursing up foto
Contro le vessazioni della dignità e professionalità degli infermieri abbiamo vinto noi. La Regione Lazio, di fronte al ricorso presentato dal Nursing Up, fa marcia indietro. Da oggi gli infermieri non sono più compresi tra coloro i quali potranno essere chiamati a svolgere le funzioni degli OSS nelle case di cura accreditate della Regione

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dem1immediata la reazione della CGIL che informa Mauro di Fresco: la risposta.

” Dopo aver sostenuto che non spetta all’infermiere svolgere mansioni igienico-domestico-alberghiere, il Dott. Montanile Azienda Sanitaria Locale Brindisi , afferma che”: “Tutta la giurisprudenza in materia ha accolto da tempo il principio qui espresso, per cui anche l’igiene del paziente ed altre operazioni simili, pur essendo meramente manuali succedono immediatamente alle prestazioni principali legate all’assistenza infermieristica”.

” Non risulta vero che tutta la giurisprudenza abbia accolto la tesi espressa dal Dott. Montanile, tanto è vero che il Dott. Montanile non cita neppure una singola sentenza, mentre riferisce compiutamente specifiche sentenze quando dimostra tesi opposte. Infatti la copiosa giurisprudenza, tra l’altro univoca e costante, sostiene perfettamente l’opposto

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caldarelli«Ho i segni sulla spalla e sul torace. Sono afflitto da problema cardiaco, peso 110 chili. Ho accusato un malore e temuto di avere un ictus, poi mi hanno accompagnato in ambulanza dal reparto di prima pneumologia al pronto soccorso». Vincenzo Minervino, 42 anni, dal 2003 infermiere al Cardarelli, racconta l’ultimo episodio di violenza in corsia, che si aggiunge ai 30 registrati nel 2005.

Che cosa è accaduto?
«Per spiegare, è importante chiarire questo: in reparto era ricoverata una donna in gravissime condizioni, uscita a inizio giugno dalla terapia intensiva. Poi le sue condizioni sono peggiorate ed è morta. Ma noi abbiamo fatto tutto quello che era umanamente possibile».

Quando è morta la paziente?
«Alle 19.20 di venerdì. Accanto a lei, c’era anche un’assistente qualificata messa dai familiari che li ha avvisati. D’improvviso uno scalmanato è entrato, urlando e chiamandoci assassini e si è diretto verso il medico di guardia».

Urla, e poi?
«Ero in medicheria, e sono intervenuto per difendere il medico».

Come?
«Mi sono interposto tra il medico e l’aggressore e sono stato strattonato con violenza: ho avvisato le guardie giurate che sono intervenute e hanno fermato l’aggressore che lo stesso medico di guardia a quel punto cercava di tranquillizzare. Ho preteso anche l’intervento delle forze dell’ordine».

Gli altri due suoi colleghi come sono stati feriti?
«Stavano preparando la salma per il trasporto all’obitorio. Una è stata aggredita da un altro parente della paziente: mani al collo e graffi. E il collega che ha diviso le due donne ha avuto un malore».

Che dice il referto?
«Oltre alle contusioni, ero in stato di agitazione. Sette giorni refertati a me, sei alla collega, quattro all’altro infermiere»

È la prima volta che viene aggredito?
«Assolutamente no. Queste aggressioni si ripetono spesso e volentieri, ma spesso sono soltanto verbali: è successo due volte solo nell’ultimo mese. Finora non avevo denunciato, ma questa volta lo ho fatto. Vado a lavorare, non a un incontro di boxe. Sono stanco di lavorare difendendomi, ho bisogno di serenità per assistere gli ammalati e purtroppo questa tranquillità non c’è. Siamo tutti sempre sul chi va là. E questo accade perché assistiamo pazienti in sovrannumero: ieri avevamo trenta pazienti per ventuno posti letto».

E il personale?
«Tre infermieri di turno più il medico di guardia, che però nel pomeriggio si occupa di seguire i pazienti dell’intero padiglione».

Quindi le aggressioni sono provocate anche dai disagi?
«Il classico litigio avviene quando arrivano pazienti in barella dal pronto soccorso. Si aspettano di trovare il posto letto che invece non possono avere. Naturalmente, se la prendono con noi. Non c’è privacy e in più non rispettano determinate regole.
Ma la maggior parte dei litigi avviene con i parenti».

Ad esempio?
«I familiari pretendono di assistere a tutte le fasi della medicazione e addirittura dirigere il processo di cura. Ma io devo fare quel che dice il medico. Per questo, avvengono feroci discussioni».

Altri casi?
«In tutto l’ospedale il numero di operatori socio-sanitari è insufficiente. Ciò significa che dobbiamo provvedere noi infermieri a distribuire la cena o a cambiare i pannoloni. Tempo rubato all’attività infermieristica, ma quando un familiare chiede un intervento, non capisce che non posso toccare le feci, mentre sto distribuendo le medicine».

fonte
Il Mattino .it


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Lettera alla redazione