Il nuovo art. 58 del CCNL Comparto Sanità introduce una disposizione molto chiara in materia di mobilità volontaria del personale.
Il contratto stabilisce infatti che Aziende ed Enti del Servizio Sanitario Nazionale debbano pubblicare, con cadenza almeno annuale ed entro il 31 marzo, un bando di mobilità volontaria, indicando:
i profili professionali ricercati;
le procedure di selezione;
i criteri di valutazione;
un termine di almeno 30 giorni per la presentazione delle domande.
Non si tratta di una facoltà dell’Azienda, ma di una previsione contenuta nel Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, finalizzata a garantire trasparenza, parità di trattamento e programmazione delle procedure di mobilità.
Una domanda che riguarda tutte le Aziende
A questo punto sorge una domanda semplice quanto doverosa:
quante Aziende sanitarie hanno realmente dato attuazione all’art. 58?
La riflessione parte dall’ASP di Agrigento, ma riguarda tutte le Aziende e gli Enti del Servizio Sanitario Regionale siciliano.
I bandi annuali previsti dal contratto sono stati pubblicati?
Se sì, quando e con quali modalità?
Se invece non sono stati pubblicati, quali sono le motivazioni?
Un diritto atteso da migliaia di lavoratori
Dietro una procedura di mobilità non ci sono soltanto numeri o atti amministrativi.
Ci sono persone.
Ci sono infermieri, OSS, tecnici sanitari, fisioterapisti, ostetriche e tanti altri professionisti che da anni attendono la possibilità di avvicinarsi alla propria famiglia, ricongiungersi ai figli, assistere genitori anziani o familiari con particolari necessità, oppure semplicemente partecipare a procedure trasparenti e programmate.
Lo stesso art. 58, inoltre, riconosce priorità alle domande motivate da gravi esigenze di salute, dal ricongiungimento del coniuge o dei figli e dall’assistenza ai familiari, confermando la rilevanza sociale di questo istituto.
Chi doveva vigilare ha vigilato?
Se il contratto impone la pubblicazione annuale dei bandi, è inevitabile interrogarsi anche sul sistema dei controlli.
Chi era chiamato a verificare il rispetto della norma contrattuale?
Sono state effettuate verifiche?
Sono state richieste spiegazioni alle Aziende che eventualmente non hanno pubblicato i bandi previsti?
Si tratta di interrogativi legittimi che meritano risposte chiare nell’interesse dei lavoratori e della trasparenza amministrativa.
Serve piena trasparenza
Negli ultimi anni alcune vicende riguardanti la sanità siciliana hanno avuto ampia eco sulla stampa regionale e hanno inevitabilmente alimentato il dibattito pubblico sulla gestione delle Aziende sanitarie.
Proprio per questo diventa ancora più importante garantire il pieno rispetto delle regole previste dal contratto collettivo, evitando qualsiasi dubbio o opacità nella gestione delle procedure di mobilità.
L’applicazione uniforme dell’art. 58 rappresenta uno strumento concreto per assicurare imparzialità, trasparenza e pari opportunità a tutti i dipendenti del Servizio Sanitario.
I lavoratori hanno diritto a conoscere
Sarebbe auspicabile che ogni Azienda sanitaria rendesse facilmente consultabili tutte le informazioni relative alla mobilità volontaria.
In particolare, i lavoratori hanno il diritto di sapere:
quali Aziende hanno pubblicato il bando annuale previsto dall’art. 58 del CCNL;
quali Aziende non lo hanno ancora fatto e per quali motivi;
quali iniziative siano state adottate per assicurare il rispetto della disciplina contrattuale.
Il rispetto del contratto non è facoltativo
La mobilità volontaria non costituisce una concessione discrezionale dell’Amministrazione.
È un istituto disciplinato dal CCNL, fondato su regole precise e finalizzato a garantire trasparenza, pari opportunità e tutela dei diritti dei lavoratori.
Il rispetto delle disposizioni contrattuali dovrebbe rappresentare la normale amministrazione, non un’eccezione.
Per questo motivo sarebbe auspicabile che tutte le Aziende del Servizio Sanitario Regionale siciliano rendessero conto dello stato di attuazione dell’art. 58, consentendo ai lavoratori di conoscere con chiarezza quali procedure siano state attivate e quali, invece, restino ancora da avviare.
La trasparenza è il primo passo per garantire fiducia nelle istituzioni e il pieno rispetto dei diritti di chi ogni giorno lavora nella sanità pubblica.
