Se leggiamo la proposta senza spirito critico sembra quasi di aver trovato la soluzione definitiva all’arresto cardiaco improvviso.
Cinque milioni di euro, defibrillatori nelle piazze, nelle scuole, nei condomini, incentivi economici e persino sconti sul bollo auto.
Il messaggio è semplice, efficace e perfetto per un post sui social:
“Più defibrillatori uguale più vite salvate.”
Peccato che la medicina e l’epidemiologia funzionino in modo leggermente più complicato.
Il problema è reale, la soluzione molto meno
Partiamo da una premessa.
L’arresto cardiaco extraospedaliero rappresenta una delle principali emergenze tempo-dipendenti.
Su questo non esistono discussioni.
La defibrillazione precoce aumenta in maniera significativa le probabilità di sopravvivenza e i programmi di Public Access Defibrillation hanno dimostrato di salvare vite. Alcuni studi mostrano sopravvivenze superiori al 50% quando il DAE viene utilizzato rapidamente da soccorritori presenti sul posto.
Fin qui siamo tutti d’accordo.
Il problema nasce quando si passa dal concetto di “defibrillazione precoce” al concetto di “compriamo più defibrillatori possibile”.
Le due cose non sono la stessa cosa.
Il DAE non salva vite. Le persone salvano vite.
Può sembrare una provocazione ma è esattamente ciò che emerge dalla letteratura scientifica.
Un defibrillatore chiuso dentro una teca non salva nessuno.
Un defibrillatore dimenticato in un atrio condominiale non salva nessuno.
Un defibrillatore con batterie scariche non salva nessuno.
Un defibrillatore che nessuno sa utilizzare non salva nessuno.
A salvare vite è una catena composta da:
– riconoscimento dell’arresto cardiaco;
– chiamata immediata al 118;
– compressioni toraciche precoci;
– disponibilità del DAE;
– utilizzo rapido del DAE.
Quando uno di questi anelli manca, il risultato peggiora drasticamente.
La domanda che nessuno fa
La proposta prevede incentivi per acquistare DAE nei condomini.
Bene.
Ma qualcuno ha calcolato quanti arresti cardiaci verranno realmente trattati grazie a questi dispositivi?
Perché in sanità la domanda non è:
“Possiamo comprare il dispositivo?”
La domanda è:
“Quante vite salveremo con quel dispositivo?”
Se in un condominio il DAE non verrà mai utilizzato nei prossimi vent’anni, stiamo parlando di cardioprotezione oppure di arredamento sanitario?
È una domanda scomoda, ma necessaria.
L’esempio della Lombardia che smonta la propaganda
La Lombardia rappresenta probabilmente il modello più avanzato d’Italia.
Ha oltre ventimila DAE censiti, centinaia di migliaia di cittadini formati e una rete integrata con il sistema di emergenza.
Eppure il numero di utilizzi effettivi dei DAE pubblici rimane relativamente basso rispetto al numero complessivo di dispositivi presenti.
Questo non significa che i DAE non servano.
Significa che anche nelle regioni più organizzate la maggior parte dei defibrillatori non verrà mai utilizzata.
Ed è assolutamente normale.
La differenza è che in Lombardia non si è investito soltanto nei dispositivi.
Si è investito in registri, geolocalizzazione, manutenzione, formazione e integrazione con il sistema di emergenza.
In altre parole: si è costruita una rete. Non un catalogo di acquisti.
Il vero dato che dovrebbe interessare la politica
Le evidenze scientifiche mostrano che la sopravvivenza aumenta quando il DAE è realmente accessibile e vicino all’evento.
Non semplicemente quando esiste.
Uno studio ha dimostrato che la probabilità di defibrillazione da parte dei presenti triplica e la sopravvivenza quasi raddoppia quando il dispositivo è effettivamente accessibile al momento dell’arresto cardiaco.
Tradotto:
non conta quanti DAE possiedi.
Conta quanti DAE riesci a far arrivare entro pochi minuti alla persona che ne ha bisogno.
Sono due concetti completamente diversi.
Bonus bollo e arresto cardiaco: due mondi che si incontrano
La parte più curiosa della proposta è probabilmente il collegamento tra defibrillatore condominiale e sconto sul bollo auto.
Una scelta che sembra più uscita da una riunione di marketing politico che da un tavolo di programmazione sanitaria.
Perché l’obiettivo dovrebbe essere aumentare la sopravvivenza, non aumentare il gradimento della misura.
L’arresto cardiaco non sa nemmeno cosa sia il bollo auto.
Sa soltanto riconoscere:
– compressioni precoci;
– defibrillazione precoce;
– organizzazione efficiente dei soccorsi.
Tutto il resto appartiene alla comunicazione politica.
Dove investirei quei 5 milioni
Se l’obiettivo fosse realmente massimizzare il numero di vite salvate, una parte significativa delle risorse potrebbe essere destinata a:
– formazione BLSD nelle scuole;
– formazione della popolazione;
– programmi first responder;
– geolocalizzazione regionale dei DAE;
– integrazione con il 118;
– sistemi di allerta tramite smartphone;
– monitoraggio continuo degli esiti.
Le esperienze internazionali mostrano che i sistemi che integrano cittadini, tecnologia e soccorso sanitario ottengono risultati superiori rispetto alla semplice distribuzione di dispositivi.
La differenza tra una misura efficace e una misura popolare
Una misura popolare fa sentire il cittadino più sicuro.
Una misura efficace rende il cittadino realmente più sicuro.
Non sempre le due cose coincidono.
Mettere un defibrillatore sotto casa può generare tranquillità.
Sapere che il 118 può localizzarlo, che qualcuno nelle vicinanze è stato formato al BLSD e che esiste una rete di first responder aumenta invece le probabilità di sopravvivenza.
E tra percezione e sopravvivenza, in sanità, dovrebbe vincere sempre la seconda.
Conclusioni
La proposta di una Sicilia cardioprotetta parte da un problema reale e da intenzioni condivisibili.
Ma rischia di confondere la diffusione dei dispositivi con la costruzione di una vera rete di cardioprotezione.
I defibrillatori servono.
Servono eccome.
La scienza lo dimostra.
Quello che la scienza non dimostra è che distribuire DAE nei condomini e abbinarli a un bonus bollo rappresenti la strategia più efficace per salvare vite.
Perché una Regione non diventa cardioprotetta quando compra più defibrillatori.
Diventa cardioprotetta quando riesce a fare arrivare il primo shock nel posto giusto, alla persona giusta, nel momento giusto.
E questo richiede molto più di una delibera, una conferenza stampa e una foto accanto a una teca con un cuore disegnato sopra.
