Negli ultimi mesi il tema degli stipendi nel pubblico impiego è tornato al centro del dibattito politico e sindacale. Tabelle, confronti e statistiche vengono utilizzati per descrivere la situazione retributiva dei dipendenti pubblici italiani, spesso inserendo nello stesso contenitore realtà profondamente diverse tra loro.
È proprio qui che emerge una questione che il mondo sanitario non può più ignorare: ha ancora senso continuare a considerare le professioni sanitarie come una semplice componente del pubblico impiego, oppure è arrivato il momento di riconoscerne la specificità attraverso un’area contrattuale separata?
Professioni diverse, responsabilità diverse
Infermieri, ostetriche, tecnici sanitari, fisioterapisti e gli altri professionisti della salute svolgono attività che presentano caratteristiche uniche nel panorama della Pubblica Amministrazione.
L’assistenza sanitaria non si interrompe mai. Ospedali, pronto soccorso, terapie intensive, servizi territoriali e strutture assistenziali garantiscono attività ventiquattro ore su ventiquattro, sette giorni su sette, compresi festivi e notturni.
A questo si aggiungono responsabilità cliniche dirette, gestione del rischio, presa in carico di pazienti complessi, carenza cronica di personale e un crescente fenomeno di aggressioni ai danni degli operatori sanitari.
Mettere queste professioni sullo stesso piano di altre categorie del pubblico impiego rischia di produrre confronti fuorvianti e di nascondere le reali criticità del settore.
Un problema che riguarda il futuro del Servizio Sanitario Nazionale
La questione non è soltanto economica.
Negli ultimi anni la sanità pubblica sta registrando crescenti difficoltà nell’attrarre e trattenere professionisti. Sempre più infermieri scelgono il settore privato, la libera professione o opportunità lavorative all’estero. Parallelamente diminuisce l’attrattività dei percorsi universitari sanitari e aumentano le difficoltà di reclutamento.
Quando le retribuzioni non riflettono il livello di responsabilità richiesto, il rischio è quello di indebolire ulteriormente il Servizio Sanitario Nazionale, aggravando una crisi che già oggi si manifesta con carenze di organico diffuse in molte regioni italiane.
Perché tornare a parlare di area separata
L’ipotesi di un’area contrattuale separata per le professioni sanitarie non rappresenta una richiesta di privilegio, ma una possibile risposta alla necessità di valorizzare competenze, responsabilità e peculiarità organizzative che distinguono il settore sanitario dal resto della Pubblica Amministrazione.
Una contrattazione dedicata potrebbe consentire di affrontare in modo più efficace temi come:
- valorizzazione economica delle competenze professionali;
- riconoscimento delle responsabilità clinico-assistenziali;
- indennità legate alla continuità assistenziale;
- sviluppo di carriera professionale;
- attrazione e fidelizzazione del personale sanitario.
Si tratterebbe di un cambio di prospettiva importante, capace di riconoscere che la sanità non è semplicemente un comparto della PA, ma un sistema complesso che richiede strumenti contrattuali adeguati alla sua specificità.
Una riflessione non più rinviabile
Continuare a inserire gli stipendi delle professioni sanitarie nel generico confronto sul pubblico impiego rischia di alimentare un equivoco che dura da troppo tempo.
La sanità pubblica rappresenta uno dei pilastri fondamentali del welfare italiano e si regge sul lavoro quotidiano di professionisti che operano in condizioni sempre più difficili.
Per questo motivo il dibattito sull’area separata delle professioni sanitarie merita di tornare nell’agenda politica e sindacale. Non per creare divisioni, ma per costruire un sistema di riconoscimento professionale ed economico più coerente con il valore che questi lavoratori producono ogni giorno per i cittadini e per il Servizio Sanitario Nazionale.
La redazione di NurseNews ha sempre sostenuto una soluzione più concreta e realizzabile, capace di conciliare le esigenze di valorizzazione delle professioni sanitarie con la sostenibilità dell’attuale sistema contrattuale: l’istituzione di un’Area autonoma delle Professioni Sanitarie all’interno del comparto Sanità.
Una proposta che consentirebbe di preservare l’unità del Servizio Sanitario Nazionale, riconoscendo al contempo la specificità e l’autonomia delle professioni sanitarie attraverso una disciplina contrattuale dedicata, percorsi di carriera distinti, adeguati strumenti di valorizzazione economica e una rappresentanza specifica ai tavoli negoziali. Una soluzione equilibrata, giuridicamente più percorribile e in grado di offrire risposte concrete alle legittime aspettative di crescita delle professioni sanitarie.
Alfio Stiro
