Per anni il sistema sanitario italiano è stato costruito attorno a un paradigma prevalentemente medico-centrico. I Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), pur garantendo il diritto universale alle cure, hanno sempre identificato prevalentemente prestazioni mediche, diagnostiche e terapeutiche, lasciando spesso sullo sfondo il contributo autonomo delle professioni infermieristiche.
Oggi, però, qualcosa potrebbe cambiare.
Nel Disegno di Legge di riforma delle professioni sanitarie, sostenuto dalla maggioranza di governo, stanno emergendo proposte ed emendamenti che, se confermati nel testo definitivo, potrebbero rappresentare uno dei cambiamenti più significativi degli ultimi vent’anni per la professione infermieristica.
Dalla professione di supporto alla professione essenziale
La vera novità non riguarda soltanto l’organizzazione del lavoro o le modalità di reclutamento.
La questione centrale è culturale.
Per la prima volta si discute concretamente di riconoscere le prestazioni infermieristiche come elemento costitutivo dei LEA.
Non si tratterebbe semplicemente di riconoscere l’esistenza degli infermieri nel percorso di cura, ma di identificare l’assistenza infermieristica come prestazione essenziale garantita dal Servizio sanitario nazionale.
Un cambiamento che molti professionisti chiedono da anni e che anche il dibattito professionale aveva indicato come strategico per il futuro della sanità italiana.
Perché l’inserimento delle prestazioni infermieristiche nei LEA sarebbe una svolta storica
Oggi i LEA garantiscono al cittadino il diritto a ricevere determinate prestazioni.
Domani potrebbero garantire anche specifici interventi infermieristici.
Questo significa passare da una logica in cui l’infermiere è visto principalmente come esecutore di un percorso clinico ad una visione in cui l’assistenza infermieristica diventa un diritto esigibile del cittadino.
Le conseguenze sarebbero enormi:
- maggiore riconoscimento dell’autonomia professionale;
- possibilità di definire standard assistenziali nazionali;
- misurazione degli esiti infermieristici;
- rafforzamento del ruolo dell’infermiere di famiglia e comunità;
- maggiore tutela per i cittadini nelle situazioni di fragilità e cronicità.
In sostanza, il sistema non guarderebbe più soltanto alla prestazione medica ma all’intero percorso assistenziale.
Intramoenia infermieristica: un cambio di paradigma
Tra le proposte più innovative vi è l’estensione delle attività libero-professionali agli infermieri attraverso modelli organizzati e regolamentati.
Se questa impostazione dovesse essere confermata, l’infermiere potrebbe svolgere prestazioni professionali in un quadro normativo più definito e riconosciuto rispetto a quello attuale.
Non sarebbe soltanto una misura economica.
Sarebbe soprattutto il riconoscimento che determinate prestazioni infermieristiche possiedono un valore professionale autonomo e possono essere richieste direttamente dai cittadini.
Una trasformazione che avvicinerebbe l’Italia a modelli già diffusi in diversi Paesi europei.
Reclutamento diretto: risposta alla carenza di personale
La cronica mancanza di infermieri rappresenta una delle principali emergenze del Servizio sanitario nazionale.
Secondo numerose analisi, il deficit di professionisti continua a compromettere la qualità dell’assistenza e la sostenibilità del sistema.
Le ipotesi di reclutamento diretto e di semplificazione delle procedure di assunzione puntano proprio a ridurre i tempi burocratici che spesso lasciano scoperti reparti, servizi territoriali e strutture sanitarie.
L’obiettivo dichiarato è rendere il sistema più attrattivo e competitivo rispetto al settore privato e all’estero.
Dalle Case della Comunità alla sanità del futuro
L’inserimento delle prestazioni infermieristiche nei LEA assume un valore ancora più importante alla luce della trasformazione territoriale prevista dal PNRR.
Le Case della Comunità e l’assistenza territoriale richiedono professionisti capaci di gestire cronicità, prevenzione, educazione sanitaria e presa in carico continuativa dei cittadini.
In questo contesto, il modello tradizionale centrato esclusivamente sul medico mostra tutti i suoi limiti.
La nuova organizzazione sanitaria necessita invece di una piena integrazione tra competenze mediche e infermieristiche.
La vera rivoluzione è culturale
La questione non è stabilire se l’infermiere sostituirà il medico.
La vera rivoluzione consiste nel riconoscere che la salute del cittadino dipende da più professioni e che ciascuna di esse contribuisce in modo autonomo e misurabile agli esiti di salute.
Se il Parlamento confermerà gli emendamenti più innovativi, il DDL Professioni Sanitarie potrebbe segnare il passaggio definitivo da un sistema medico-centrico a un sistema realmente multiprofessionale.
Per la prima volta nella storia del Servizio sanitario nazionale, i LEA potrebbero non essere più soltanto il catalogo delle prestazioni mediche garantite ai cittadini, ma diventare anche il riconoscimento formale del valore dell’assistenza infermieristica come diritto fondamentale della persona.
E sarebbe una svolta che va ben oltre la professione: riguarderebbe il futuro stesso della sanità italiana.

