Turni di notte, festivi, reperibilità, aggressioni, carenza cronica di personale, responsabilità sempre maggiori.
Eppure, per lo Stato italiano, tutto questo non basta ancora.
Mentre migliaia di infermieri arrivano a fine carriera con problemi muscolo-scheletrici, disturbi del sonno, stress cronico e burnout, il riconoscimento della professione come lavoro usurante continua a restare una promessa rinviata.
Ora qualcosa sembra muoversi.
La proposta di inserire infermieri e professionisti sanitari tra le categorie beneficiarie delle tutele previste per i lavori usuranti è entrata nel confronto politico legato al Decreto Lavoro.
Attenzione però: non significa che il risultato sia stato raggiunto.
Significa che, per la prima volta dopo anni di richieste, il problema è arrivato sul tavolo delle decisioni.
Ma davvero serve una legge per riconoscere l’evidenza?
Chi lavora in corsia conosce già la risposta.
Serve davvero una commissione parlamentare per capire che fare notti per 30 anni logora il fisico?
Serve uno studio per dimostrare che assistere malati critici, affrontare emergenze, decessi e aggressioni produce conseguenze sulla salute?
Serve una norma per certificare ciò che milioni di cittadini hanno visto durante la pandemia?
Gli infermieri hanno garantito assistenza quando il sistema rischiava di collassare.
Sono stati definiti eroi.
Oggi chiedono soltanto che venga riconosciuto il peso reale del loro lavoro.
Una categoria che paga due volte
Gli infermieri pagano due volte.
La prima durante la vita lavorativa.
La seconda quando arriva il momento della pensione.
Perché chi ha lavorato per decenni tra notti, stress e responsabilità continua a essere trattato come chi svolge attività prive di tali condizioni.
E mentre il personale diminuisce e l’età media aumenta, si continua a chiedere agli operatori sanitari di resistere sempre più a lungo.
La domanda è semplice:
Quanto può reggere un sistema sanitario che pretende di far lavorare fino a quasi 70 anni professionisti che svolgono attività fisicamente e psicologicamente logoranti?
Non è una battaglia corporativa
Non riguarda soltanto gli infermieri.
Riguarda la qualità dell’assistenza.
Un professionista stremato, esausto e costretto a restare in servizio oltre i propri limiti non è un problema individuale.
È un problema per tutto il Servizio Sanitario Nazionale.
Riconoscere l’usura professionale significa proteggere chi cura e, di conseguenza, proteggere i cittadini.
E tu cosa ne pensi?
Dopo anni di turni, notti e sacrifici, ritieni che gli infermieri debbano essere riconosciuti tra le categorie che svolgono lavori usuranti?
Scrivilo nei commenti.
La vera forza di questa battaglia non sarà una firma in Parlamento.
Sarà la voce di chi ogni giorno entra in reparto e continua a garantire assistenza nonostante tutto.
