Ogni giorno migliaia di infermieri assistono pazienti negli ospedali, nelle RSA, negli ambulatori e nelle case.
Misurano parametri vitali.
Gestiscono cateteri vescicali e cateteri venosi periferici.
Somministrano farmaci.
Eseguono medicazioni semplici e complesse.
Monitorano condizioni cliniche.
Compilano valutazioni assistenziali in cartella.
Intercettano peggioramenti clinici prima che diventino emergenze.
Lo fanno davvero.
Lo fanno continuamente.
Lo fanno sia nella sanità territoriale che in quella intraospedaliera.
Eppure molte di queste attività non esistono in modo chiaro nei sistemi di codifica delle prestazioni sanitarie.
Il problema non è burocratico.
È politico, organizzativo e assistenziale.
Perché quando una prestazione infermieristica non viene codificata correttamente nei LEA o nei flussi regionali e aziendali, il bisogno reale del paziente rischia di sparire dai dati.
Il grande equivoco dell’assistenza infermieristica
Facciamo un esempio concreto.
Aumentano gli accessi domiciliari per:
– sostituzione del catetere vescicale
– gestione terapeutica
– monitoraggio clinico
– medicazioni avanzate
Oppure aumentano in ospedale:
– le medicazioni complesse
– il monitoraggio di pazienti fragili
– la gestione di accessi venosi
– la somministrazione di terapie multiple
– le rivalutazioni assistenziali continue
Gli infermieri vedono il fenomeno.
I pazienti lo vivono.
I servizi lo subiscono ogni giorno.
Ma se queste attività non vengono registrate con codifiche specifiche e con un linguaggio standardizzato, il dato arriva distorto ai sistemi decisionali.
Risultato?
Le direzioni sanitarie, le aziende e le Regioni potrebbero non vedere realmente:
– quanto lavoro infermieristico viene svolto
– quanto aumenta il bisogno assistenziale
– quante ore assistenziali servono
– quali setting sono più sotto pressione
– quanto pesa la gestione della cronicità e della fragilità
– quanto tempo richiedono realmente le attività infermieristiche
In pratica, il bisogno esiste.
Ma nei dati quasi scompare.
Se i dati sono incompleti, saranno sbagliate anche le risposte
La sanità moderna si governa attraverso i dati.
I dati decidono:
– finanziamenti
– modelli organizzativi
– fabbisogni di personale
– distribuzione delle risorse
– standard assistenziali
– programmazione sanitaria
E allora c’è una domanda che dovremmo porci tutti:
Come può il sistema programmare bene i servizi se una parte enorme dell’assistenza infermieristica non viene rappresentata correttamente?
Perché il rischio è enorme:
non sottostimare solo il lavoro degli infermieri, ma sottostimare direttamente i bisogni dei cittadini.
Il problema riguarda tutto il sistema sanitario
Spesso si pensa che il tema riguardi solo l’assistenza territoriale.
Non è così.
Il problema è identico anche dentro gli ospedali.
Perché molte attività infermieristiche:
– non vengono misurate
– non vengono pesate correttamente
– non generano dati adeguati
– non entrano realmente nella programmazione sanitaria
E questo produce un effetto pericoloso:
il sistema continua a ragionare soprattutto sulle prestazioni mediche e sulle procedure, mentre una parte enorme del lavoro assistenziale resta invisibile.
Ma senza assistenza infermieristica:
– non esiste continuità di cura
– non esiste presa in carico
– non esiste sicurezza clinica
– non esiste gestione efficace della fragilità
Il vero nodo: serve un linguaggio infermieristico standardizzato
Da anni si parla di:
– territorio
– ospedale di comunità
– case di comunità
– intensità di cura
– continuità assistenziale
– integrazione ospedale-territorio
Ma senza un linguaggio infermieristico standardizzato e senza prestazioni chiaramente codificate, una parte fondamentale dell’assistenza continua a restare invisibile.
Pensiamo a quante attività infermieristiche vengono svolte ogni giorno:
– educazione sanitaria
– monitoraggio clinico
– prevenzione delle complicanze
– osservazione infermieristica
– gestione terapeutica
– rivalutazione assistenziale
– documentazione clinico-assistenziale
– supporto al caregiver
– valutazione del rischio
Tutte attività essenziali.
Tutte attività che consumano tempo, competenze e responsabilità professionale.
Eppure spesso descritte male o non descritte affatto nei flussi.
E ciò che non si misura:
– non viene finanziato
– non viene programmato
– non viene valorizzato
– non viene potenziato
Il paradosso della sanità italiana
L’Italia chiede sempre di più agli infermieri.
Più territorio.
Più presa in carico.
Più gestione della cronicità.
Più deospedalizzazione.
Più complessità assistenziale.
Ma contemporaneamente continua a utilizzare sistemi che spesso descrivono male il lavoro infermieristico reale.
È un paradosso enorme.
Perché se il sistema non riesce a leggere correttamente l’assistenza infermieristica, rischia inevitabilmente di governare male sia l’ospedale che il territorio.
La domanda vera non è “cosa fanno gli infermieri”
La domanda vera è:
Il sistema sanitario è ancora in grado di misurare correttamente il bisogno assistenziale reale della popolazione?
Perché nel momento in cui i dati non rappresentano il lavoro assistenziale, non stanno più rappresentando nemmeno i cittadini.
Ed è forse questo il punto più grave.
