SE TOLGO LE NOTTI A UN INFERMIERE, QUANTO VALE DAVVERO LA SUA PROFESSIONE?
Facciamoci una domanda semplice.
Se un infermiere smette di fare le notti:
perde la laurea?
perde le competenze cliniche?
perde le responsabilità assistenziali?
perde il peso delle decisioni che prende ogni giorno?
No.
Eppure una parte importante del suo stipendio scompare.
Questo significa che il sistema continua a retribuire soprattutto il disagio, non il valore professionale.
Un infermiere non vale di più perché lavora di notte.
Vale perché:
gestisce situazioni cliniche complesse;
garantisce la sicurezza dei pazienti;
utilizza tecnologie avanzate;
prende decisioni che incidono sulla vita delle persone;
è il pilastro che tiene in piedi ospedali e territorio 24 ore su 24.
Le indennità devono compensare il disagio.
Lo stipendio tabellare deve riconoscere il valore della professione.
Sono due cose completamente diverse.
Oggi, invece, sembra che il messaggio sia questo:
“Più soffri, più guadagni.”
Ma una professione non può essere valorizzata sulla base del sacrificio.
Deve essere valorizzata sulla base delle competenze, delle responsabilità e dell’impatto che produce sulla salute dei cittadini.
Finché il valore professionale resterà nascosto dietro indennità e turni, continueremo a parlare di emergenza infermieristica, fuga dal SSN e carenza di personale.
Secondo voi è normale che una professione sanitaria laureata venga riconosciuta economicamente più per il disagio che per il proprio valore professionale?
“L’infermiere non deve essere pagato per quanto soffre. Deve essere pagato per quanto vale.”
